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A chi andrà il voto gay?

La campagna elettorale più breve della storia politica italiana dovrà tener conto di una fascia di votanti oggi parecchio significativa: stiamo parlando della comunità gay ("LGBT" per essere precisi). Gli elettori in questione si attestano su una cifra vicina ai tre milioni, un ghiotto bottino quindi per chi si appresta a racimolare voti.

L'elettorato gay è di certo fortemente deluso dal "non fatto" della legislatura da poco mandata in pensione. Prima il miraggio dei Dico, il cui disegno di legge era stato varato dal Consiglio dei Ministri circa un anno fa, naufragato in malo modo; poi i Cus (contratti di unione solidale), il cui testo fu messo da parte a luglio a causa dei 1.350 emendamenti presentati da Forza Italia.

Delusi da destra e da sinistra quindi. Come recuperare la fiducia del popolo Gay? L'on. Franco Grillini circa un anno fa aveva fatto la sua ipotesi: "Dei tre milioni di gay, lesbiche e transessuali tre su dieci dovrebbero votare il centrodestra - aveva detto a "La Stampa" - gli altri sette si divideranno tra centrosinistra e radicali". Purtroppo non sono dati ben spendibili, vista la sostanziale differenza tra la situazione politica attuale e quella dello scorso anno e l'odierna confusione su "cosa sia" centrosinistra e centrodestra.

A darci una mano ci pensa l'Arcigay: "Arcigay è la più grande, diffusa, socialmente e politicamente influente associazione nazionale gay italiana", dice il presidente Aurelio Mancuso. "Sarà interessante leggere i programmi di tutti i partiti ed alleanze che concorreranno alle elezioni politiche in modo da permetterci di assumere una posizione chiara rispetto alle loro posizioni". Si attendono i programmi quindi. Chissà se nei 10/15 punti fondamentali del programma del PD, declamati da Veltroni a Porta a Porta, almeno uno riguarderà i diritti della comunità gay?

Intanto dalle pagine de "l'Unità" parte una letterà aperta: "Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche?".
"La presenza di gay e lesbiche all'interno del partito di Walter Veltroni "ci ha consentito di raggiungere risultati importanti e significativi. Nel Manifesto dei Valori dopo una lunga ed accesa discussione, la famiglia è stata declinata al plurale: si afferma, infatti, che "le famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste delle politiche sociali". Nello stesso documento si auspica che siano "riconosciuti e disciplinati per legge i diritti e doveri delle persone conviventi in unioni di fatto" e che si elimini "ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale". Nello Statuto nazionale - proseguono i rappresntanti del PD - si afferma che il Pd "si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica di tutti i cittadini ed in particolare di coloro che per motivi legati al genere, all’origine etnica, alla propria religione o alle proprie convinzioni personali, alle disabilità, all’età o all’orientamento sessuale incontrano i maggiori ostacoli nell’accesso alla vita politica".


"Walter Veltroni - concludono i rappresentanti - in questi giorni ha proposto lo slogan della campagna elettorale, ispirandosi a Barack Obama "We can" cioè "Si può fare". È uno slogan che punta a trasmettere fiducia e speranza ad una società che vuole cambiare, rompere col passato e guardare con maggiore fiducia al futuro. A condizione però che sappia parlare a tutta la società, senza dimenticare nessuno".

Bene i Radicali che pare abbiano anticipato tutti: si stanno infatti mobilitando per costituire un'associazione interna, come lo fu il "F.U.O.R.I.!" nel '72. Si chiamerà Certi Diritti e vedrà la luce il primo marzo nelle sale del Parlamento Europeo.

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