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Adele Gambaro espulsa dal Movimento 5 Stelle: la rete ratifica il provvedimento

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Si è compiuto il destino politico di Adele Gambaro. La senatrice grillina ritenuta colpevole di aver "rilasciato dichiarazioni lesive per il M5S senza nessun coordinamento con i gruppi parlamentari" e per questo di avere danneggiato "l'immagine del M5S con valutazioni del tutto personali e non corrispondenti al vero" è stata espulsa dal Movimento 5 Stelle.

Movimento 5 Stelle, espulsione Adele Gambaro: "Non mi scuso con Beppe Grillo e non mi dimetto"

Dopo che i gruppi pentastellati alla Camera e al Senato, ai sensi del Codice di Comportamento interno, lo scorso lunedì hanno deliberato a maggioranza di proporre l'allontamento di Gambaro, oggi la rete - invocata come giudice super partes inappellabile - ha deciso di rendere fattiva la decisione dei rappresentanti dei 5 Stelle in Parlamento.

Le operazioni di voto sono andate avanti dalle 11 alle 17, con 19.790 partecipanti su 48.292 aventi diritto (ovvero "iscritti al portale al 31 dicembre 2012 con documento digitalizzato") che per il 65,8% (13.029 voti) si sono detti a favore dell'espulsione e per il restante 34,2% (6.761 voti) hanno sostenuto la senatrice, esprimendo il proprio dissenso nei confronti della mozione avanzata (ed esponendosi, secondo un arguto tweet di Luca Bottura @bravimabasta, a inevitabili ritorsioni: "Attenzione! Dopo espulsione Gambaro col 65,8 % dei voti tra 5' partono le votazioni per espellere 34,2 % dei votanti. Fate girare!"). Un debole coro di voci contrarie, non sufficiente a impedire l'allontamento di Gambaro, alla quale è stato anche 'rinfacciato' di non aver mantenuto fede alla promessa fatta alle parlamentarie, quando aveva detto che "nel caso di disaccordo con la linea del M5S, avrebbe dato le sue dimissioni dal Parlamento". "Cosa non avvenuta", è la laconica chiusa.

Tutto sommato attesa, l'espulsione della senatrice che ha osato criticare l'aggressività di Beppe Grillo ha però potenzialmente in sè i prodromi per innescare una reazione a catena che potrebbe essere deflagrante per il Movimento: è di queste ore, infatti, la polemica contro un'altra deputata, Paola Pinna, che in una serie di interviste a Piazza Pulita e al quotidiano torinese La Stampa ha parlato di una contrapposizione tra "talebani" e "dissidenti", denunciando un clima da "psicopolizia". Dichiarazioni che l'hanno immediatamente posta nel centro del mirino dei colleghi, con Roberta Lombardi che l'ha attaccata duramente, accusandola di essere un'assenteista ("Pinna chi?" è stata la risposta a chi le chiedeva della deputata in occasione del sit-in pro Beppe Grillo), e Andrea Colletti che ha successivamente chiesto di avviare anche per lei la procedura di espulsione.

E contro Pinna si è levata la voce pure del piemontese Ivan Della Valle, che in un post sulla sua pagina Facebook sostiene che la collega "sta cogliendo questo momento di 'polemiche' contro Beppe Grillo per evitare la restituzione delle parti eccedenti". "Proporrò all'assemblea di richiedere la completa rendicontazione delle spese all'On. Pinna prima di procedere con la richiesta alla rete di espulsione", conclude il deputato, che nell'enfasi non si è probabilmente accorto di avere utilizzato l'appellativo 'onorevole' anziché 'cittadina'.

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