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Alessio De Giorgi, candidato gay della Lista Monti, rinuncia: "Sono stato denigrato"

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La sua candidatura nella lista unica che sostiene Monti al Senato aveva fatto molto discutere: da giorni Alessio de Giorgi era finito al centro del gossip politico, tanto da doversi più volte giustificare in pubblico delle proprie abitudini private. Finchè la pressione si è rivelata troppo forte e il candidato gay ha annunciato la sua rinuncia a presentarsi alle elezioni.

Direttore e socio di Gay.it, fondatore del Mamamia di Torre del Lago, Alessio de Giorgi era sceso in campo per Mario Monti dopo aver collaborato alla campagna elettorale di Matteo Renzi duranre le primarie del centrosinistra. Subito dopo il suo annuncio, il sito Dagospia aveva diffuso una sua foto in compagnia di una drag queen ("Sono foto personali, riguardano la mia sfera privata", aveva detto De Giorgi). Il quotidiano Libero, poi, aveva rivelato come la sua attività di imprenditore comprendesse la proprietà di siti per adulti che gestivano "escort gay e incontri hot", con un sito in cui "i ragazzi si offrono a pagamento". Informazione rilanciata anche da Giuseppe Cruciani nel programma radiofonico La Zanzara, durante il quale il conduttore ha elencato alcuni siti per adulti di cui l'ormai ex candidato montiano risulta amministratore.

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Alessio De Giorgi si è sentito nel mirino di un attacco volto a screditare la sua immagine. Così, dalle pagine del suo sito Gay.it, ha annunciato la scelta di ritirarsi dalla competizione elettorale rinunciando alla candidatura al Senato nella lista unitaria 'Con Monti per l'Italia' in Toscana. "Una decisione sofferta - scrive De Giorgi - presa non senza molte difficoltà di coscienza, vista la denigratoria campagna mediatica portata avanti in questi giorni ai miei danni soprattutto da Libero e da altri giornali ed emittenti". Una scelta di opportunità politica conseguente al clamore mediatico che ha assunto la sua vicenda personale.

Il sospetto di De Giorgi è che giornali vicini ad altri partiti abbiano attivato una macchina del fango per gettare dicredito non solo su di lui, ma sull'intera coalizione che sostiene Mario Monti, tentando di "mettere in evidenza presunte contraddizioni, in base ad un non meglio specificato senso comune, sia all'interno della lista Scelta Civica sia all'interno della coalizione, attuata forse per coprire mediaticamente ben altre contraddizioni in liste vicine ai giornali che hanno portato avanti questa campagna". Con queste parole De Giorgi ha messo fine alla sue esperienza di candidato nella coalizione centrista, ma ha confermato il proprio impegno nella campagna elettorale per le liste che sostengono Mario Monti.

Per quanto riguarda le accuse a suo carico, De Giorgi si è difeso in una lettera inviata a Dagospia, in cui spiega che i suoi siti sono sì "vetrine di affiliazione con siti pornografici statunitensi" e che uno di questi rappresenta una community di "utenti che si autodefiniscono escort", ma sottolinea allo stesso tempo che Gay.it non ha mai percepito vantaggi economici nè ospitato annunci a pagamento. Pertanto, spiega De Giorgi, non è possibile "prefigurare il reato di sfruttamento della prostituzione (...) Tutti e tre i siti sono stati oscurati poco fa per evitare che vengano utilizzati in questa campagna sessuofobica incentrata sulla figura del sottoscritto".

In serata è arrivata anche la reazione di Monti al ritiro annunciato da De Giorgi: "E' una scelta che rispetto molto - ha detto il premier intervistato da Ilaria D'Amico su Sky - Non gli abbiamo chiesto noi di ritirarsi". A De Giorgi è arrivata anche la solidarietà di Anna Paola Concia, Sergio Lo Giudice, Ivan Scalfarotto e Alessandro Zan, candidati esponenti della comunità Lgbt per la coalizione di centro-sinistra: "L’obbiettivo della campagna violenta messa in moto contro Alessio De Giorgi, candidato omosessuale nelle liste montiane ed esponente della comunità LGBT, è quello di impedire che anche fra le forze conservatrici e moderate ci possa essere qualcuno che porti avanti le battaglie di civiltà; ciò che si vuole ottenere è che il tema dell’avanzamento dei diritti civili possa diventare patrimonio di tutte le forze politiche, come del resto accade in tutti i paesi europei". Il quotidiano Libero, invece, tra i primi ad aver attaccato De Giorgi, ha commentato il suo ritiro come "una vittoria".

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