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Alfano, elezione diretta Presidente della Repubblica: "Con Pd intesa possibile"

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E' un Angelino Alfano ottimista e palesemente soddisfatto quello che a margine della parata per il 2 giugno ha parlato con i giornalisti. E il motivo è presto detto: dopo lunga opposizione, infatti, ieri Enrico Letta, parlando al Festival dell'Economia di Trento, ha di fatto aperto uno spiraglio all'elezione diretta del Presidente della Repubblica (vecchio pallino di Silvio Berlusconi), affermando: "Non è più possibile assegnare questa elezione a mille persone".

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Certo, il premier ha poi anche subito precisato che "non è un sì al sistema francese. Il governo non si schiera sulle riforme costituzionali", ma comunque il segnale è arrivato forte e chiaro al Pdl. Così, oggi, il titolare del Viminale ha potuto dichiarare, con non poco compiacimento: "Noi lo diciamo da tempo, abbiamo fatto da sempre una grande battaglia per l'elezione diretta del Capo dello Stato: siamo assolutamente d'accordo". Alfano non ha dubbi che "sarà un'ottima scelta per aumentare l'affetto dei cittadini nei confronti delle istituzioni" e ribadisce: "Adesso penso che potremo farcela perché anche da parte del Pd si stanno aprendo significativi spiragli", archiviando la delusione per averci provato lo scorso anno, riuscendo a centrare l'obiettivo al Senato ma non alla Camera.

Tuttavia, come (quasi) sempre in questi casi, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare e, nel caso specifico, il Pd, che anche stavolta non risponde compatto alla proposta di Letta. Se Matteo Renzi, Romano Prodi, Walter Veltroni e Guglielmo Epifani sono d'accordo ad appoggiare l'ipotesi di un presidenzialismo alla francese, Rosy Bindi e l'ala più a sinistra del partito assolutamente no.

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E critiche arrivano anche dal Movimento 5 Stelle, con Beppe Grillo che nel quotidiano post sul suo blog (intitolato L'Italia è come un cammello) accusa il governo di saper fare "solo proclami" e di baloccarsi "con il presidenzialismo" e con "la legge elettorale che verrà sotto gli occhi vigili di Napolitano, la presa per il culo del falso taglio al finanziamento dei partiti (Letta perché non restituisci subito i 46 milioni di euro del tuo partito come ha fatto il M5S?), la legge per eliminare il M5S dal Parlamento, la nuova Costituzione e altre amenità". L'ennesimo attacco senza filtri alle ultime dichiarazioni del premier sulla necessità di rilanciare l'occupazione, in primis tagliando il costo del lavoro.

Argomento ripreso oggi pure da Alfano, che al proposito ha dichiarato: "Dobbiamo dare lavoro ai giovani, e abbiamo la ricetta che può immediatamente offrire la possibilità che questo lavoro si crei: zero tasse per gli imprenditori che assumono giovani disoccupati", aggiungendo anche che per far ripartire il Paese la ricetta comprende anche "politiche fiscali di detassazione" e "di non appesantimento fiscale", oltre che le semplificazioni: "Chi ha degli euro in tasca e li vuole investire, deve poterlo fare immediatamente senza incorrere nei lacci e nei lacciuoli della burocrazia", ha concluso il ministro dell'Interno.

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