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Algeria, strage di ostaggi in blitz contro Al Qaeda: caos su operazione e numero vittime

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Si è concluso in tragedia il sequestro avvenuto ieri da parte di militanti di Al Qaeda di 41 occidentali in un campo per l'estrazione di gas nel deserto algerino. Secondo le ricostruzioni dell'agenzia mauritana Ani e della tv qatariota Al Jazira, infatti, 34 ostaggi e 15 rapitori sarebbero stati uccisi. Tuttavia, sul numero esatto di vittime, superstiti e dipendenti dello stabilimento gestito dall'algerina Sonatrach, insieme alla britannica Bp e alla norvegese Statoil, non c'è certezza e ancora adesso, a ore di distanza dal blitz dell'esercito di Algeri che ha dato il via alla carneficina, non si possiedono informazioni univoche.

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Per la Reuters, che fa riferimento a fonti delle sicurezza locale, 25 ostaggi stranieri e 180 lavoratori algerini sarebbero infatti riusciti a fuggire in mattinata, poco prima che i militari dessero il via all'attacco, mentre per l'agenzia locale Aps i dipendenti fuggiti sarebbero 600, messi in salvo dall'esercito con gli elicotteri. Sempre Aps, poi, ha dichiarato che altri quattro stranieri (un britannico, un irlandese, un francese e un keniano) sarebbero stati liberati dai militari durante il blitz, mentre per Api due americani, tre belgi, un giapponese e un britannico sarebbero ancora tenuti in ostaggio dai miliziani di Al Qaeda nel sito di In Amenas, a pochi chilometri dal confine con la Libia. Secondo notizie dell'ultim'ora diffuse da Ani, questi sette ostaggi sarebbero stati liberati e sarebbero gli unici stranieri sopravvissuti.

Le varie agenzie di stampa locali e internazionali e le tv, invece, concordano nell'affermare che durante l'attacco condotto dall'esercito di Algeri sarebbe morto il capo dei terroristi, Abu Al- Baraa e dalla corrispondente della Cnn al Pentagono, Barbara Starr, è arrivata la conferma che un drone - probabilmente partito dalla base italiana di Sigonella - ha sorvolato l'impianto per raccogliere informazioni di intelligence sul sito.

E se sul blitz regna il caos, non meglio vanno le cose per quanto riguarda i motivi dietro il sequestro del campo di In Amenas. Inizialmente infatti si era parlato di rivendicazioni politiche dei terroristi, che chiedevano la liberazione di diversi prigionieri islamici detenuti in Algeria e in altri Paesi, ma poi ha preso piede l'ipotesi che si trattasse di una ritorsione contro l'impegno francese in Mali e la concessione da parte del governo algerino dello spazio aereo ai caccia di Parigi. Oggi invece sul web la teoria che tiene banco è che dietro a tutto potrebbe esserci addirittura la Francia, che con un'azione di intelligence dalle conseguenze devastanti ha in pratica 'costretto' l'Algeria a prendere posizione al suo fianco nella guerra contro il vicino Mali e i terroristi di AlQaeda che vi fanno base. Secondo gli internauti, infatti, è impensabile che un sito dove lavorano più di 8 mila persone fosse sprovvisto di controlli di sicurezza al punto da permettere a un commando di terroristi di impadronirsene senza difficoltà, così come non è credibile che un gruppo di uomini armato pesantemente abbia percorso centinaia di chilometri in territorio aperto senza essere notato.

In attesa di nuove e più dettagliate informazioni (se mai ci saranno), quello che è certo invece è che il premier britannico David Cameron è seccato per essere stato avvisato dal suo omologo algerino, Abdelmalek Sellal, a operazioni avviate - "avrebbe preferito essere avvertito del blitz in anticipo", poiché la "situazione era molto grave", ha fatto sapere Downing Street - e con il governo USA ha chiesto "chiarimenti" ad Algeri per quanto accaduto a In Amenas.

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