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Ali Zeidan, premier della Libia rapito da uomini armati: "E' stato arrestato"

  • Al Arabiya-Getty Images

Il primo ministro della Libia, Ali Zeidan, è stato rapito da un commando di uomini armati all'alba di oggi. A lanciare la notizia in anteprima sono state le emittenti satellitari arabe Sky News Arabia e Al Arabiya e la conferma è poi arrivata dal sito di un gruppo di ex ribelli, la Camera dei rivoluzionari di Libia, che hanno definito l'operazione un "arresto".

"Il suo arresto giunge dopo una dichiarazione di John Kerry sulla cattura di Abu Anas Al Libi, dopo aver detto che il governo libico era al corrente dell’operazione", ha spiegato un portavoce dell'organizzazione, avvallando l'ipotesi della rappresaglia, che aveva iniziato subito a circolare dopo la notizia del fermo del premier da parte di alcuni uomini in borghese nell'albergo dove vive, il Corinthia, in centro città a Tripoli.

La dinamica del prelievo di Zeidan, infatti, è stata descritta da diversi testimoni come un arresto vero e proprio e non come un rapimento e le immagini inviate dagli ex ribelli ad Al Arabiya e trasmesse dalla tv satellitare lo confermano: il premier infatti viene condotto fuori dall'albergo da due persone in borghese che lo tengono sottobraccio, non si vedono armi e l'uomo ha un'espressione accigliata, ma non sembra terrorizzato, piuttosto rassegnato, come se forse si aspettasse quanto gli è effettivamente accaduto. In realtà, però, un inviato della Cnn che ha incontrato Zeidan ieri sera, poche ore prima dell'arresto-rapimento, ha dichiarato: "Stava bene e non sembrava preoccupato".

Tuttavia, che la situazione potesse evolvere in un gesto come quello portato a termine la Camera dei rivoluzionari di Libia sembra essere confermato dalle parole con le quali la "cellula per le operazioni Rivoluzionarie di Libia" ha spiegato l'arresto di Zeidan, effettuato in conformità agli articoli del codice penale libico riguardanti "crimini e delitti pregiudizievoli per la sicurezza dello Stato", e dalla replica pubblicata sulla propria pagina Facebook dal Consiglio dei ministri, che ha scritto di "non essere al corrente di una revoca dell'immunità o di alcun ordine di arresto".

Sempre il Cdm ha quindi diffuso una nota in cui afferma che "il governo e il Congresso generale nazionale (il Parlamento, ndr) affronteranno questa situazione" e contestualmente "invita i cittadini alla calma".

E intanto sale l'allerta anche in Italia, dove è stata convocata un riunione tra il ministro della Difesa, Mario Mauro, e i vertici militari per "monitorare la situazione libica in raccordo con la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero degli Affari esteri".

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