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Amnesty, in Italia rischio xenofobia

E' allarme razzismo e xenofobia in Italia. A denunciarlo è Amnesty International e l'Anti-Defamation League. Una grave accusa lanciata al nostro Paese che coivolge entrambe gli schieramenti politici. Secondo quanto affermato da Daniela Carboni, direttrice dell'ufficio campagne e ricerca di Amnesty, l'Italia fa un errore di prospettiva facendo vedere un episodio di cronaca in cui è coinvolto un rom, come l'omicidio di Giovanna Reggiani, "non come l'ennesima violenza contro una donna, ma come il sintomo inequivocabile di una tendenza alla violenza e all'illegalità di gruppi di persone e di minoranze, in base alla nazionalità, all'appartenenza etnica, al luogo in cui dimorano".

Durante la presentazione del rapporto sui diritti umani i ricercatori di Amnesty si sono ampiamente soffermati sul nostro Paese dove, si lamenta, sembra essere ormai dominante la tendenza ad ignorare il principio di responsabilità individuale, attribuendo le colpe a gruppi etnici. L'attacco riguarda tanto Walter Veltroni quanto Gianfranco Fini. Il primo perché ha affermato che "prima dell'ingresso della Romania nell'Ue, Roma era la metropoli più sicura del mondo". Il secondo, invece, perché a proposito dei rom si chiede "come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto".

Secondo Amnesty dietro la parola sicurezza si cela la scusa per avviare una vera e propria caccia alle streghe contro il diverso. L'Organizzazione internazionale per i diritti umani, però, è fiduciosa e così conclude la sua relazione: "Crediamo che politici e istituzioni italiane debbano avere il coraggio dei bambini di Lampedusa, che ai coetanei - i migranti che arrivano sulle loro spiagge - hanno dedicato giochi e disegni sui diritti umani".

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