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Anche Bondi pensa alle dimissioni

E non c'è due senza tre. Dopo la Carfagna e la Prestigiacomo, adesso il discorso dimissioni tocca al ministro dei Beni culturali.

Sandro Bondi - ad alto rischio sfiducia - le dimissioni non le ha ancora minacciate, ma l'intenzione di lasciare pare ci sarebbe.

La causa-pretesto? L'ultimo smacco subito col mancato reintegro del Fondo per lo spettacolo. Una vicenda che gli ha arrecato grande amarezza.

Concreta dunque pare la volontà di farsi da parte, anche per rafforzare il governo. Sulla bilancia pesano anche le 'campagne stampa denigratorie e immeritate' degli ultimi mesi, i crolli a Pompei, le assunzioni sospette dei casi umani familiari e il discusso premio all'attrice Michelle Bonev, amica del premier, alla Mostra del cinema di Venezia. Infine, lo stralcio del Fondo unico per lo spettacolo dal decreto Milleproroghe approvato nei giorni scorsi. Tante promesse di reintegro per riportare il Fus a 398 milioni di euro e infine l'ennesimo stop dall'Economia: il budget resta a quota 258 milioni.

La scelta, dicono i ben informati, sarebbe dettata anche da ragioni di opportunità politica. La sfiducia individuale ha infatti alte probabilità di essere approvata alla Camera. E Berlusconi teme, a cavallo del pronunciamento della Consulta dell'11 sul legittimo impedimento, di subire una plateale e terribile sconfitta a Montecitorio.

In secondo luogo, trattasi anche della poltrona di un ministro comunque indebolito nell'immagine. Una scelta che tornerebbe utile in vista del minirimpasto annunciato per gennaio per allargare la maggioranza. Somme su somme che potrebbero indurre il Cavaliere ad abbassare la testa e ad accettare stavolta il forfait.

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