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Anna Maria Cancellieri convince le Camere: "Mai chiesta scarcerazione di Ligresti". Dimissioni archiviate

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di Claudia Gagliardi

La maggioranza si ricompatta intorno ad Anna Maria Cancellieri: la ministra della Giustizia ha riferito in Parlamento sul caso Ligresti con una ricostruzione dei fatti in cui ha spiegato le sue ragioni respingendo le accuse di opacità rivolte al suo comportamento. Parole cui è seguito l'applauso, tanto alla Camera quanto al Senato, da parte di Pd, Pdl e Scelta Civica: una reazione che sembra definitivamente disinnescare l'ennesima mina sulla strada del governo.

Anna Maria Cancellieri pronta alle dimissioni: "Mai intervenuta sui giudici, falso e ignorante chi mi accusa" A differenza di quanto è stato riportato sui media – ha spiegato la Guardasigilli – non ho mai sollecitato nei confronti degli organi competenti la scarcerazione della signora Giulia Ligresti né indotto altri a simile comportamento". Dunque la Cancellieri ribadisce di aver solo sensibilizzato il Dap sulla situazione della Ligresti, senza peraltro ottenere alcun risultato. I domiciliari alla donna sono stati concessi alcune settimane dopo per motivi di salute dai magistrati di Torino.

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La Cancellieri ribadisce di aver soltanto segnalato un caso, uno degli oltre 100 su cui è intervenuta, cita a sua difesa il Procuratore Capo di Torino Caselli, ribadisce la sua sensibilità al problema delle carceri e l'interessamento per i detenuti in salute precaria. E' cosciente, Anna Maria Cancellieri, che non tutti hanno la possibilità di alzare il telefono e contattarla per segnalare casi difficili, ma assicura che "le segnalazioni arrivano in tutti i modi". La ministra respinge le accuse di favoritismo, ma non tralascia l'amicizia con Antonino Ligresti (anche lui già condannato per corruzione) e la sua famiglia: la telefonata alla compagna dell'ingegnere di Paternò finito in carcere per corruzione nel crac Fonsai, quella in cui si dice "a disposizione per qualsiasi cosa", è stata una manifestazione di solidarietà ad amici di vecchia data. Una conversazione in cui la Cancellieri ha agito d'impulso, per affetto, scusandosi oggi per aver fatto prevalere i sentimenti rispetto all'opportunità politica di un simile comportamento.

Anna Maria Cancellieri aveva anticipato che non avrebbe fatto riferimenti alla vicenda di suo figlio, ex top manager di Fonsai, ritenendo che non esistesse alcun conflitto d'interessi. Cosa che ha ribadito anche in Aula: "Quando mio figlio è stato assunto da Fonsai, io avevo appena cessato il mio incarico da commissario del comune di Bologna ed ero una tranquilla signora in pensione. Sono e voglio essere considerata una persona libera, che non ha contratto debiti di riconoscenza a cui non potrebbe sottrarsi".

La Cancellieri ha ribadito di voler andare avanti con i provvedimenti sulla giusizia, ma allo stesso tempo chiede al Parlamento di rinnovarle la fiducia: "Non esiterò a fare un passo indietro qualora venga meno o sia inclinata la fiducia istituzionale nei miei confronti. La fiducia del Parlamento è fondamentale per la vita di un ministro, non voglio essere d’intralcio". All'intervento seguono gli applausi della maggioranza, che giudica evidentemente sufficienti le spiegazioni della Cancellieri. Reazione che archivia l'ipotesi dimissioni, che pure sono chieste dalle opposizioni, Movimento 5 Stelle in testa, insieme alla Lega Nord.

In Aula, tra i banchi del governo, erano presenti il presidente del Consiglio Enrico Letta e i ministri Dario Franceschini, Graziano Delrio, Giampiero D’Alia, Mario Mauro, Emma Bonino. I capigruppo Pdl di Camera e Senato hanno confermato la fiducia alla Cancellieri chiedendole di procedere con la riforma della giustizia e in particolare dell'istituto giuridico della carcerazione preventiva, paragonando il caso Ligresti al caso Ruby e assolvendo entrambi i comportamenti. Meno netta la posizione del Pd, che comunque accetta il chiarimento della Cancellieri: "Sono certo – ha spiegato il capogruppo di Palazzo Madama Luigi Zanda – che il ministro Cancellieri continuerà a lottare per risolvere il problema delle carceri italiane. Convengo con il ministro Cancellieri per il rammarico per la telefonata, i cui contenuti sono francamente inopportuni, e per non aver usato quel distacco istituzionale che sarebbe stata opportuno". Gli unici a chiedere un passo indietro del ministro sono stati i senatori del Movimento Cinque Stelle e della Lega Nord. La mozione di sfiducia individuale è stata comunque presentata dai grillini, che hanno chiesto di votare la fiducia alla ministra venerdì prossimo, come ha confermato il senatore Alberto Airola: "Può un ministro della Giustizia mettersi a disposizione di un’intera famiglia per cui ha lavorato anche suo figlio? Per noi non può e ciò rivela che c’è un tessuto di potere in Italia che è un intreccio che andrebbe definitivamente bonificato. Secondo noi la signora ministra dovrebbe cominciare a dare il buon esempio e dimettersi". Ma anche se la mozione arrivasse in Aula per la discussione, è ormai chiaro che la maggioranza Pdl-Pd-SceltaCivica non voterà la sfiducia ad Anna Maria Cancellieri.

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