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Anna Maria Cancellieri non si dimette per il caso Ligresti: "Lo rifarei, ho il diritto di essere umana"

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di Claudia Gagliardi

"Ho il diritto di essere umana": così Anna Maria Cancellieri ha risposto ai cronisti che l'hanno intervistata sul caso Ligresti in conferenza stampa a margine del congresso nazionale dei Radicali a Roma. Sono giorni difficili per la ministra della Giustizia, dopo lo scoop di Repubblica che ha svelato le telefonate intercorse tra la Cancellieri e la famiglia Ligresti e il successivo interessamento per la condizione detentiva di Giulia Maria, figlia dell'ingengere Salvatore Ligresti, finita in carcere con il padre e la sorella nell'ambito dell'inchiesta di Torino sul crac Fonsai. La ministra non si dimette e difende il proprio operato spiegando di aver agito nel riseptto della legge e delle sue prerogative di Guardasigilli.

Anna Maria Cancellieri si è attivata per scarcerare Giulia Ligresti? "Ho fatto il mio dovere, riferirò in Aula"

Mentre da più parti si sollevano richieste di chiarimento, con il Movimennto 5 Stelle che ha già presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti, Anna Maria Cancellieri ha annunciato che riferirà in Parlamento sul caso Ligresti martedì, prima al Senato e poi alla Camera. In quella sede entrerà nei dettagli, ricostruendo i vari passaggi della vicenda finita al centro del dibattito politico di questi giorni, spiegando perchè ritiene di aver agito nel rispetto della legge e del suo ruolo politico di ministro della Giustizia.

Anna Maria Cancellieri non è per nulla pentita di quell'ingerenza sul caso di Giulia Ligresti sollecitata dalla stessa famiglia della detenuta, con cui ha rapporti di amicizia da oltre trent'anni e con cui il figlio ha collaborato come strapagato direttore generale di Fonsai. L'ombra di un conflitto di interessi non la sfiora nemmeno. Quella di aver adottato un "comportamento censurabile" (come l'ha definito il presidente dell'Oua, Nicola Marino). Così come non la sfiora il sospetto di avere delle responsabilità politiche pesanti, che vanno al di là delle semplici implicazioni giudiziarie. Ai giornalisti che le hanno chiesto se si fosse pentita della telefonata con la compagna di Salvatore Ligresti, la riposta della Cancellieri è stata secca: "Lo rifarei, certo che lo rifarei (...) Se Giulia Ligresti si fosse uccisa, e io ero al corrente delle sue condizioni, non sarei stata responsabile della sua morte, della morte di una madre con dei bambini?".

Come nella lettera aperta ai capigruppo di Camera e Senato, la ministra ha parlato di "un intervento umanitario" nei confronti della Ligresti, che in carcere rifiutava il cibo ed era ricaduta nell'anoressia (è stata poi scarcerata per motivi di salute dai magistrati di Torino): "Io ho la responsabilità delle carceri e sono intervenuta con il Dap dicendo attenzione che Giulia Ligresti potrebbe compiere gesti inconsulti. State attenti". Ma c'è di più. Quello che è stato fatto per una detenuta eccellente come Giulia Ligresti, figlia dell'ingegnere di Paternò finita in carcere con l'accusa di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato, non è un gesto isolato. La Cancellieri ha spiegato all’agenzia di stampa TmNews di essere "intervenuta in almeno 110 casi, segnalando al Dipartimento di amministrazione penitenziaria casi analoghi a quello di Giulia Ligresti, cioè casi di detenuti per i quali c’erano questioni particolarmente delicate di salute o motivi umanitari".

All'incontro con i Radicali la ministra non è entrata nei dettagli della vicenda Ligresti, che saranno analizzati nel suo intervento alle Camere. Ma ha assicurato di avere "la coscienza assolutamente limpida e tranquilla". Dunque nessuna intenzione di rassegnare dimissioni dal governo. La Cancellieri prova a difendere la sua reputazione, ma sa che la partita da giocare è difficile. E ammette: "Se dovessi essere un peso, se il Paese non avesse più bisogno di me, allora me ne andrei". Prima però rivendica quel valore di umanità che, secondo la sua ricostruzione dei fatti, sarebbe l'unica ragione ad averla spinta ad interessarsi della scarcerazione di Giulia Ligresti: "Un ministro della Repubblica ha il dovere di osservare le leggi dello Stato senza cedimenti e tentennamenti, ma credo che abbia anche il diritto di essere un essere umano".

Intanto la polemica monta velocemente. Mentre le associazioni dei detenuti parlano di "favoritismo inaccettabile" da parte della Cancellieri e citano casi in cui il Ministero della Giustizia avrebbe rifiutato sollecitazioni simili per altri carcerati, dal governo arriva un attestato di fiducia per la ministra: "Siamo sicuri che le argomentazioni che il ministro Cancellieri svilupperà convinceranno le Camere e fugheranno ogni dubbio - si legge in una nota trasmessa da Palazzo Chigi - Non possiamo ammettere che ci siano zone d’ombra". Mentre il Pd parla di "ombre da diradare" e il Pdl si schiera a difesa della ministra, forse temendo un rimpasto di governo sfavorevole al centrodestra in caso di dimissioni, il Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione di sfiducia. Sul lungo silenzio di Enrico Letta e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a fronte di una vicenda così delicata, è intervenuto il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo con un post sul suo blog: "La Idem a causa dell’Ici non pagata ha dato le dimissioni in dieci giorni. La Cancellieri forse non le darà mai. Il motivo è semplice. La Cancellieri fa parte di quel mondo composto da politici, banchieri, istituzioni, finanzieri, inestricabile come una foresta pietrificata. Nessun monito da parte di Napolitano per questo scandalo per l’ingerenza di un ministro su una detenzione, avvenuta grazie a rapporti di lunga data con Ligresti. Non un fiato da Capitan Findus Letta. Hanno paura di essere travolti e credono che il silenzio li salverà, ma sono già condannati". In difesa della ministra è arrivata la dichiarazione di Stefania Cucchi, sorella di Stefano, il geometra romano morto dopo un fermo di polizia: ricordando la "partecipazione emotiva" con cui è stata ricevuta dalla Cancellieri in diverse occasioni, Ilaria Cucchi si è detta stanca di "regole asettiche, ciniche, che portano la nostra giustizia a trattare i normali cittadini nei modi che sappiamo. Non so e non conosco la vicenda giudiziaria di Giulia Ligresti, quel che so è che se fosse stato ministro lei, ed avesse saputo delle condizioni di mio fratello oggi, forse, non esisterebbe il caso Cucchi. Stefano, forse, sarebbe con noi".

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