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Annamaria Cancellieri si è attivata per scarcerare Giulia Ligresti? "Ho fatto il mio dovere, riferirò in Aula"

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di Claudia Gagliardi

"Comunque guarda, qualsiasi cosa io possa fare conta su di me, non lo so cosa possa fare però guarda son veramente dispiaciuta": sono queste le dichiarazioni che hanno scatenato una bufera politica intorno alla ministra della Giustizia Annamaria Cancellieri. Secondo un scoop del quotidiano Repubblica, la Ministra si è rivolta con queste parole a Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, in una telefonata del luglio scorso e si sarebbe operata in seguito per far sì che fossero concessi gli arresti domiciliari a Giulia Maria Ligresti, finita in carcere insieme al padre e a due fratelli nell’inchiesta della Procura di Torino per il crac Fonsai.

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Secondo quanto rivelato da Repubblica, il 17 luglio scorso la compagna di Salvatore Ligresti, parlando al telefono con il cognato Antonino, dichiara che la sola persona che aiutare Giulia Maria è il ministro Cancellieri: la donna è già in carcere da un mese e sin dai primi giorni di detenzione comincia a rifiutare il cibo fino a ricadere nell'anoressia, i suoi avvocati si sono visti respingere la richiesta di scontare la pena ai domiciliati e la famiglia Ligresti si attiva per cercare di ottenere comunque una deroga al carcere. Lo fa con una telefonata che finirà tra le intercettazioni della polizia tributaria di Torino.

Annamaria Cancellieri viene contattata direttamente da Antonino Ligresti e poi dalla compagna di Salvatore Ligresti, Gabriella Fragni: "Se tu vieni a Roma, proprio qualsiasi cosa adesso serva, non fate complimenti guarda non è giusto, non è giusto", dice la Cancellieri al telefono con l'amica Fragni. E subito dopo si attiva per sensibilizzare chi di dovere sulla vicenda della detenuta, come ha confermato la stessa ministra al procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi, titolare dell'inchiesta sul falso in bilancio: "Effettivamente ho ricevuto una telefonata da Antonino Ligresti che conosco da molti anni. Ligresti mi ha rappresentato la preoccupazione per lo stato di salute della nipote Giulia Maria, la quale soffre di anoressia e rifiuta il cibo. In relazione a tale argomento ho sensibilizzato i due vice capi di dipartimento del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano, perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati". Il 28 agosto, undici giorni dopo la telefonata di Antonio Ligresti, si sono aperte le porte del carcere per fare uscire la figlia dell’ingegnere di Paternò, che ha ottenuto i domiciliari.

"Si è trattato di un intervento umanitario assolutamente doveroso in considerazione del rischio connesso con la detenzione", si è difesa la Cancellieri di fronte al procuratore aggiunto Vittorio Nessi, confermando di essere "una buona amica della Fragni da parecchi anni" e di aver ritenuto nei giorni dello scandalo che ha portato in carcere la famiglia Ligresti "di farle una telefonata di solidarietà sotto l’aspetto umano". C'è da dire che i magistrati di Torino smentiscono che vi sia un nesso tra l'interessamento della Cancellieri al caso e la concessione dei domiciliari a Giulia Maria Ligresti, ma il fatto che la ministra si sia attivata in soccorso di una detenuta illustre come la Ligresti ha scatenato una serie di reazioni critiche, considerando anche il conflitto d'interessi che vede coinvolte le parti. Repubblica ricorda infatti che, oltre ad essere amica dei Ligresti da trent'anni, il figlio della ministra Piergiorgio Peluso è stato legato alla famiglia dell'ingegnere di Paternò in quanto dirigente della compagnia assicurativa Fondiaria Sai, prima di passare a Telecom lo scorso anno con una ricca buonuscita (3,6 milioni di euro).

La prima reazione politica alla vicendaè quella dei senatori di Sel Loredana De Petris e Peppe De Cristofaro, che hanno chiesto al Guardasigilli di chiarire al più presto l'accaduto in Parlamento: "L’intervento della Cancellieri a favore della scarcerazione di Giulia Ligresti per anoressia presenta aspetti molto discutibili e inquietanti che devono essere chiariti sul piano politico e non solo su quello giudiziario" si legge in una nota che definisce "grave" l’intervento "richiesto da una telefonata privata" per intervenire a favore di "una classica detenuta eccellente". Oltre alla richiesta di riferire in Aula da parte di Sel e Lega, è arrivata la dura reazione del Movimento 5 Stelle che chiedono le dimissioni della ministra: "I membri della commissione Giustizia del M5S chiedono alla Cancellieri di smentire la notizia. Diversamente, nel caso in cui, quindi, abbia effettivamente fatto pressione sul Dap per la scarcerazione di un detenuto eccellente, il ministro deve assumersi le proprie responsabilità e rassegnare immediatamente le dimissioni da Guardasigilli". Solidarietà alla ministra è arrivata dal vicepremier Angelino Alfano.

"Sono pronta a riferire in Parlamento, ove richiesta, per poter dare ogni chiarimento che si rendesse necessario" ha fatto sapere la ministra in una lettera ai capigruppo di Camera e Senato sulla vicenda carceraria di Giulia Ligresti. Il Guardasigilli si giustifica ritenendo di non aver abusato della sua posizione di potere per ottenere la liberazione della Ligresti, ma di essersi semplicemente interessata della vicenda umana come ha fatto in altri casi: "Tutti voi conoscete l'attenzione e l'impegno che fin dal primo giorno del mio mandato ministeriale ho riservato alle condizioni in cui versano i detenuti; condizioni che, troppo spesso, hanno portato, specialmente le persone più vulnerabili, a compiere scelte estreme". Nel caso di Giulia Ligresti, saputo "delle condizioni psicofisiche della ragazza", la Cancellieri spiega ai capigruppo di aver agito secondo le proprie prerogative: "Era mio dovere trasferire questa notizia agli organi competenti dell'Amministrazione Penitenziaria per invitarli a porre in essere gli interventi tesi ad impedire eventuali gesti autolesivi (...) Intervenire è compito del Ministro della Giustizia. Non farlo sarebbe colpevole e si configurerebbe come una grave omissione". La Cancellieri esclude che vi sia stata "alcuna interferenza con le decisioni degli Organi giudiziari" e sottolinea che nella sua comunicazione al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria non vi è stato "alcun riferimento a possibili iniziative finalizzate alla eventuale scarcerazione della Ligresti".

Intanto in rete è montata la protesta contro la ministra e sono moltissime le richiesta di dimissioni, ricordando che altri ministri come Josefa Idem si sono dimessi per un Imu non pagata e una palestra irregolare. Cose di poco conto se paragonate ai fatti contestati alla Ministra della Giustizia. intanto fioccano le analogie con vicende apparentemente simili come la presunta concussione di Silvio Berlusconi ai danni della questura di Milano per il rilascio dell'allora minorenne Karima el Marhoug (sancita da una condanna in primo grado a sette anni di carcere per concussione aggravata, oltre che per prostituzione minorile). Durante la puntata di Servizio pubblico di giovedì 31 ottobre, Marco Travaglio spiega che il comportamento della Cancellieri è assimilabile a quello di Berlusconi ai tempi della telefonata che ha generato il caso Ruby: "Il problema non è che le sue pressioni siano andate in porto ma solo quello che ha fatto: le richieste della Cancellieri non hanno trovato permeabilità nei vertici della polizia penitenziaria, ma il comportamento della Cancellieri è molto simile a quello di Berlusconi che chiama la Questura di Milano per chiedere di liberare Ruby, perchè quella richiesta poteva arrivare fino alla magistratura, che comunque, conoscendo la magistratura di Torino, non si sarebbe fatta intimidire dalle pressioni di un ministro (...) E' il vecchio malvezzo della politica di una giustizia ad personam per i potenti".

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