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"Anti-precari", il governo si divide

Una norma inserita nel testo della manovra già approvato dalla Camera cancella la possibilità per il precario, una volta fatto ricorso al giudice e constatata la irregolarità del rapporto di lavoro, che il suo contratto a tempo determinato possa essere trasformato in contratto a tempo indeterminato. In cambio avrà solo una indennità di entità variabile, compresa tra le 2,5 e le 6 mensilità. Misura analoga a quella prevista per le imprese con meno di 15 dipendenti. L'emendamento del governo che cancella l'obbligo, in caso di irregolarità, di trasformare il contratto dei lavoratori precari in un rapporto a tempo indeterminato, inserito poi nel maxiemendamento, passa ora all'esame del Senato.

L'emendamento "anti-precari" ha creato il subbuglio all'interno della compagine governativa: il Pdl ha difeso la norma, con Italo Bocchino, Osvaldo Napoli e Daniele Capezzone, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha fatto sapere di essere "distinto e distante" dalla contestata norma. Il ministro Renato Brunetta gli dà ragione, mentre i ministri Gianfranco Rotondi e Roberto Calderoli disconoscono la paternità dell'esecutivo: "la colpa è del Parlamento" ha detto Calderoli.

"L'arcano" sull'origine della norma è stato svelato da Gianfranco Conte (Pdl), presidente della commissione Finanze della Camera, e presentatore con la Lega dell'emendamento durante l'esame in Commissione alla Camera. Il loro intento era quello di aiutare le Poste, alle prese con il contenzioso di numerosi precari con cui sono stati siglati contratti irregolari.

La richiesta al governo di cancellare al Senato la norma arriva unanime da tutte le opposizioni, parlamentari ed extraparlamentari: da Enrico Letta a Pierferdinando Casini, da Pierluigi Bersani a Silvana Mura di Idv, da Oliviero Diliberto a Roberto Fiore del Fronte nazionale. Anche il sindacato fa sentire la sua voce e invita il governo "a non nascondere dietro un dito le proprie contraddizioni". La norma sui precari "è inconstituzionale". È un provvedimento che "abbassa le tutele dei lavoratori e ora, giustamente, tutto il paese si è indignato", dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Il ragionamento comune, esplicitato da Enrico Letta, ministro ombra del Welfare, è semplice: "Dal momento che il governo nega la paternità del grave emendamento, c'è una sola via d'uscita, semplice e lineare: il Senato elimini l'emendamento".

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