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Antonio Ingroia annuncia: "Sarò candidato premier con la lista Rivoluzione civile"

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Dopo Mario Monti, anche Antonio Ingroia scioglie la riserva e annuncia la sua candidatura a premier alle prossime elezioni politiche: l'ex procuratore aggiunto di Palermo lascerà l'attuale incarico Onu in Guatemala e si presenterà alle urne con la lista "Rivoluzione civile", che porta nel nome gli obiettivi del neonato Movimento Arancione fondato insieme al sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Ingroia attacca Pietro Grasso: "Scelto procuratore antimafia da Berlusconi contro Caselli". Guarda il video

La scelta di Ingroia di chiedere l'aspettativa dalla magistratura per creare un nuovo polo politico "antiberlusocniano ed antimontiano" gli era valse critiche più o meno bipartisan sull'opportunità della candidatura di un pm che ha indagato sulla classe politica (è stato tra i titolari dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia). Il Pd, invece è sembrato quasi correre ai ripari controbilanciando la probabile dicesa in campo di Ingroia candidando a nelle sue liste un altro magistrato antimafia come Pietro Grasso.

Pietro Grasso commosso in conferenza stampa: "Lascio la magistratura". Guarda il video

La candidatura di Ingroia, primo firmatario del manifesto arancio Io ci sto, era parsa chiara sin dalla presentazione del manifesto elettorale. La conferma ufficiale è arrivata con la conferenza stampa al Teatro Capranichetta in piazza Montecitorio a Roma, dove Ingroia è arrivato accompagnato da De Magistris e dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando: "Da magistrato non avrei mai creduto di dovermi ritrovare qui per continuare la mia battaglia per la giustizia e la legalità in un ruolo diverso - spiega il magistrato in aspettativa - quando giurai la mia fedeltà alla Costituzione pensavo di doverla servire solo nelle aule di giustizia. Ma non siamo in un paese normale e in una situazione normale, siamo in una emergenza democratica. E allora, come ho detto, io ci sto. E' venuto il momento della responsabilità politica. Alla società civile e alla buona politica dico grazie perchè hanno fatto un passo avanti".

Antonio Ingroia con il Movimento arancione: "Disponibile a candidarmi"

Dunque al voto del 24 e 25 febbraio si profila una corsa a cinque tra Mario Monti, Silvio Berlusconi, Pier Luigi Bersani, Antonio Ingroia e quello che sarà scelto come candidato premier (o meglio "portavoce") del Movimento 5 Stelle. Il Movimento Arancione di Ingroia e De Magistris è ancora in fase di gestazione, ma il simbolo e il nome della lista che si presenterà alle urne ci sono: un tondo arancione che sfuma verso il basso per lasciare il posto alla scritta "Rivoluzione civile. Ingroia". Il magistrato, che aveva chiesto alle formazioni politiche che lo appoggiano (PdCi, PRC, Verdi, Idv) di fare un "passo indietro" in nome del nuovo progetto, ha ringraziato "i partiti che non hanno presentato il loro simbolo". Nella lista, ha annunciato, saranno candidati Franco La Torre, figlio di Pio, Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace, Gabriella Stramaccioni coordinatrice di Libera ed altri nomi che saranno resi noti in seguito: "candidiamo la storia migliore del nostro paese contro le mafie e la corruzione" ha detto Ingroia, annunciando l'idea di fondare un nuovo organismo ad hoc per il recupero dei patrimoni mafiosi.

Proprio sulla questione dei nomi in lista Ingroia ha sottolineato la differenza tra il suo movimento e il Pd di Bersani, che avrebbe dimenticato la tradizione gloriosa di personaggi simbolo della moralità e della legalità come Enrico Berlinguer e Pio La Torre: "Chi ha alle spalle storie così importanti dovrebbe ricordarsi il valore della moralità". Sulla scelta di candidare Pietro Grasso, Ingroia ha ricordato quanto l'ex procuratore nazionale antimafia sia sempre stao abbastanza organico al potere politico: Ingroia sottolinea come Grasso divenne Procuratore nazionale antimafia "scelto da Berlusconi in virtù di una legge con cui venne escluso Giancarlo Caselli, colpevole di aver fatto processi sui rapporti tra mafia e politica". E proprio al segretario Bersani ha riservato più di una stoccata: "Si sente un padreterno - ha detto Ingroia - L'ho chiamato, non mi ha risposto. Falcone e Borsellino mi rispondevano".

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