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Antonio Ingroia, no del Csm all'incarico in Sicilia: autorizzazione negata all'ex pm

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Antonio Ingroia non potrà presiedere a Riscossione Sicilia Spa, la società che riscuote le tasse per conto della Regione: la Terza commissione del Consiglio Superiore della magistratura ha rigettato all'unanimità la richiesta di aspettativa e ricollocazione in ruolo presentata dall'ex procuratore aggiunto di Parlermo e ha negato l'autorizzazione a ricoprire l'incarico che gli era stato offerto dal presidente Rosario Crocetta.

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Dopo la batosta elettorale con Rivoluzione Civile, che non ha superato lo sbarramento al 4% per entrare alla Camera, per il magistrato era stato disposto il reintegro nel ruolo di giudice al Tribunale di Aosta, prima che arrivasse la proposta del presidente della Regione Sicilia. Ingroia aveva accettato con soddisfazione l'incarico alla società che si occupa di riscuotere le imposte e di cui Crocetta aveva denunciato una gestione piena di irregolarità. Per questo Ingroia aveva chiesto l'aspettativa e il collocamento fuori ruolo, negate dal Csm.

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Alla base della scelta del plenum, oltre ad una serie di precedenti analoghi in cui a magistrati era stata negata l'autorizzazione per incarichi nella pubblica amministrazione, c'è la motivazione per cui "non sussiste l'interesse dell'amministrazione della giustizia". Nessuna replica da parte di Ingroia: "Non conosco le motivazioni del Consiglio superiore della magistratura e non commento" ha detto a Sky Tg24.

La decisione del Csm ha scatenato una serie di commenti sulla parabola discendente di Ingroia, sconfitto nelle urne e costretto dal Csm a rifiutare un incarico di cui era sembrato entusiasta: "Sono più utile in Sicilia che ad Aosta" aveva dichiarato Ingroia, inaugurando anche il percorso di formazione del suo nuovo partito, Azione Civile. Oggi la nuova batosta che gli avversari politici non hanno mancato di sottolineare: "Rivoluzionario sconfitto, gabelliere mancato, aostano per forza? Dura la vita di Ingroia. Un tempo superstar, oggi ramingo bocciato" scrive su Twitter il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri. Sulla stessa linea il commento dell'ex vicepresidente della Camera Lupi: "Non c'è due senza tre: dopo la Corte Costituzionale e gli elettori anche il CSM dice no a Ingroia che ing(r)oia il rospo".

Soddisfatto anche il Codacons che aveva presentato una diffida al Csm proprio sull'eventualità che la magistratura autorizzasse la nomina di Ingroia a capo di Riscossione Sicilia, "sottolineando la palese incompatibilità tra l'attività di magistrato dallo stesso svolta in Sicilia e il delicato incarico offerto". L'associazione commenta così la scelta del Csm: "Sarebbe stato davvero grave se il Csm avesse permesso ad un magistrato, bocciato alle elezioni politiche, di ricoprire un così delicato ruolo in Sicilia, nonostante le informazioni da egli acquisite nel corso della sua attività di Pm proprio nella regione dove avrebbe poi dovuto far pagare le tasse".

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