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Appelli elettorali 2013: Berlusconi, Bersani, Grillo e Monti

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La conclusione della campagna elettorale per il voto di domenica e lunedì 24 e 25 febbraio 2013 è stata affidata agli ultimi comizi dei principali leader di partito e candidati premier, che hanno lanciato un appello estremo al voto alla conquista degli ultimi indecisi e di chi pensa di astenersi dalla partecipazione al voto. Le ultime ore prima della vigilia ci hanno regalato Bersani a fianco di Nanni Moretti, un Berlusconi costretto a ripergare sul videomessaggio per problemi di salute, Monti a Firenze e Grillo al Roma in una piazza San Giovanni strapiena.

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Il superfavorito Bersani, sempre in testa nei sondaggi fino alle ultime rilevazioni diffuse, guarda già oltre il voto con la sicurezza che le urne sanciranno la vittoria della coalizione Pd-Sel e l'avvento di una legislatura di centrosinistra. E' tornato sullo stesso palco da cui ha aperto la campagna elettorale, quello del teatro Ambra Jovinelli di Roma, di fronte a militanti e volontari di partito, tutti entusiasti nel mostrare al petto una spilla che inneggia allo slogan di questa campagan elettorale: "Smacchieremo il giaguaro": "Non è che il giorno dopo è sparito il contagio, smacchiare è una cosa piuttosto lunga, non si smacchia in un colpo solo - ha detto Bersani riferendosi al berlusconismo - Il nostro compito domani l'altro non è finito, vinciamo e ci vuole un governo di combattimento e di cambiamento e un partito che si faccia carico della riforma del sistema di questo paese". Bersani ha lanciato un appello a chi è tentato di votare Grillo: "C'è gente in buona fede che comincia ad avere qualche problema: a loro dico, capisco lo scontento ma così domani ci ritroviamo dopo la Grecia". Mentre ai delusi del berlusconismo assicura: "Noi non siamo gente che racconta favole". Oltre al candidato premier Bersani, è salito sul palco anche Nanni Moretti: una sorpresa gradita al popolo del centrosinistra da parte dell'attore e regista che dieci anni fa aveva aspramente criticato la classe dirigente di centrosinistra, ritenuta litigiosa ed inconludente. Oggi è tempo di guardare avanti: "C'e un tempo per criticare gli amici, e lo faccio da 40 anni, e un tempo per criticare gli avevrsari, destra e sinistra non sono uguali - ha spiegato Nanni moretti, che ha esordito con una nota ironica - Nonostante lo spot elettorale 'smacchiamo il giaguaro' voterò Pd". Poi l'attacco al Caimano Berlusconi: "Spero che lunedì festeggeremo la liberazione di 60milioni di persone ostaggi degli interessi di uno".

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Silvio Berlusconi ha chiuso in sordina la sua campagna elettorale tutta votata alla rimonta: una congiuntivite gli ha impedito di presenziare all'evento conclusivo di Napoli sul palco della Mostra d'Oltremare, dove l'onere di lanciare l'ultimo appello al voto è toccato al segretario Angelino Alfano. Berlusconi non ha rinunciato però ad intervenire in diretta con un videomessaggio, attraverso un collegamento satellitare da una delle sue residenze, per un'ora di intervento i cui contenuti ricalcano i punti cardine della sua campagna elettorale: la sinistra comunista, la promessa di restituire l'Imu, la pericolosità di Grillo e la delusione del governo Monti. "Il partito di Bersani e di Vendola, il Pd, lo conoscete, sono ancora legati all'ideologia comunista che è sempre l'ideologia più disumana e criminale della storia dell'uomo - ha attaccato Berlusconi - C'è una pastetta tra la sinistra e la sinistra estrema proposta da Grillo, fatta di esponenti dei no tav, centri sociali e black bloc. Chi ha la testa sulle spalle non può votare per il Movimento 5 Stelle. I voti dei moderati devono stare con i moderati". Poi il Cavaliere ha provato a convincere gli indecisi: "I voti dei moderati dati a Monti, Fini e Casini o saranno dispersi o andranno addirittura a Bersani e Vendola". Quindi l'appello ai militanti affinchè portino ai seggi più gente possibile, convincendo amici ed "ex fidanzate" a non votare Grillo: "Chiunque abbia la testa sulle spalle non potrà dargli il voto" ha detto Berlusconi, citando la testimonianza del suo amico attore Massimo Boldi, secondo il quale il leader 5 Stelle "è un uomo cattivo".

Mario Monti sceglie Firenze, in quanto culla del Rinascimento italiano, per le ultime battute della campagna elettorale: "Queste elezioni sono una svolta storica, possiamo scegliere la strada della rinascita" ha detto il premier uscente al teatro della Pergola. Poi si è lanciato in un'analisi autobiografica dell'esperienza di governo dell'ultimo anno: "Oggi l'Italia è fuori dalla tempesta ma deve essere rimessa in movimento. Non siamo finiti come la Grecia, e ora destra e sinistra, dopo essere scappati e aver chiamato un marziano da fuori, cercano di convincere gli italiani che i sacrifici sono stati inutili e vogliono ricacciare il Paese nella seconda Repubblica". Monti ha puntato ancora una volta sulla propria credibilità e sulla volontà di mantenere l'Italia tra i grandi paesi d'Europa: "La Commissione europea stamattina ha reso noto che per l'Italia è prevista l'uscita dalla recessione a partire dalla metà del 2013. Il tunnel c'era, era lungo, lo sapevamo, ci si sforzava di vedere una luce anche per dare speranza, ma ora sono autorevoli istituzioni terze a intravederla - ha annunciato fiero il professore - Oggi che abbiamo le carte in regola, posso andare a Bruxelles chiedendo, se necessario, un po' di disavanzo pubblico. Non è una promessa elettorale ma un impegno che posso prendere dopo il lavoro fatto". Monti ha attaccato destra e sinistra sottolineando l'immoderatezza di Berlusconi e la difficoltà del centrosinistra di liberarsi delle proprie gabbie ideologiche, mentre di Grillo contesta le istanze antieuropeiste che rischiano di invalidare i sacrifici sostenuti dagli italiani nell'ultimo anno.

Il magistrato Antonio Ingroia, candidato premier della lista Rivoluzione Civile, ha chiuso la campagna elettorale con ben cinque comizi in altrettante regioni diverse. Da Roma a L'Aquila, passando per Campobasso, fino in Sardegna, dove a Cagliari ha incontrato Salvatore Usala, presidente del Comitato 16 novembre dei malati di Sla. Poi l'evento di chiusura in serata al Teatro Palapartenope di Napoli, sul palco insiema al sindaco Luigi De Magistris e a tutti candidati della lista in Campania.

Ma il protagonista dell'ultima serata elettorale è certamnete Beppe Grillo, salito sul palco di fronte ad una piazza San Giovanni stracolma: quello che una volta era presidio del centrosinistra, storico palco del 1° maggio, è diventato teatro del trionfo annunciato del Movimento 5 Stelle. Il comizio finale dello Tsunami torur è un evento stratosferico: la piazza si è riempita dalle prime ore del pomeriggio e non sono mancati momenti di tensione a causa del divieto alla stampa italiana (poi revocato solo dopo l'intervento delle forze dell'ordine) di accedere al palco. Grillo apre il comizio finale prima delle 21, la folla lo accoglie entusiasta: "Siamo in una nuova fase, invece di un movimento siamo diventati una comunità. I politici non hanno capito cosa gli sta arrivando addosso - ha esordito il comico - È finita, è finita in una tristezza incredibile. Questi sono tutti dei falliti, ma da domani inizia qualcosa di nuovo".

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