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Approvato alla Camera il lodo Alfano

Via libera ieri, alla Camera, al "lodo Alfano", provvedimentop che crea uno scudo politico per le alte cariche dello Stato. La maggioranza ha approvato senza defezioni il disegno di legge governativo. Pd e Idv hanno votato contro, l'Udc si e' astenuto. In totale 309 i sì, 236 i no, 30 gli astenuti.

Un solo articolo, otto commi: sotto il profilo tecnico si tratta di una semplice sospensione, che va ad aggiungersi a quanto gia' previsto dal codice di procedura penale. Coinvolge il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle due Camere e il Premier in carica. Politicamente la situazione è, come noto, più complessa. Il Lodo Alfano blocca di netto il processo Mills, dove il premier e' imputato per corruzione in atti giudiziari.
Ecco, in pillole, cosa stabilisce il lodo Alfano:

COSA E' LO SCUDO - E' la sospensione ex lege di ogni processo, anche se in corso o per fatti precedenti, relativo a reati comuni. Non opera in automatico in quanto l'interessato vi puo' rinunciare per scelta personale.

CHI PROTEGGE - Il capo dello Stato, il premier e i presidenti delle Camere.

QUANTO DURA - Vale per la durata della carica e non è reiterabile. Unica eccezione, se nel corso della legislatura il premier sfiduciato viene riconfermato. Si perde, comunque, se si passa da una carica all'altra.

CHE FINE FA IL PROCESSO - Scattata la sospensione, si ferma la prescrizione. Il giudice puo' ad ogni buon conto acquisire le prove non rinviabili. Cessata la carica, il processo riparte. Lo "scudo" non impedisce tuttavia l'azione in sede civile.

Nonostante la compattezza della maggioranza, ieri è stata una giornata intensa alla Camera, con in campo i big di tutti i partiti. Nelle dichiarazioni di voto è toccato ai segretari di partito. Antonio Di Pietro ancora una volta affonda contro Silvio Berlusconi. Scontato il suo voto contrario perchè il lodo Alfano perché "è immorale prima ancora che incostituzionale che quattro cittadini possano commettere reati durante il loro mandato".

Il leader dell'Idv ha anche messo in guardia il premier: "Attenzione, non come presidente del consiglio ma come imputato, ho l'impressione - ha detto Di Pietro - che qualche suo domestico parlamentare per troppa fregola di difenderla ha sbagliato ancora una volta a scrivere la norma". E già, perche' a giudizio dell'ex pm a Milano i giudici, e "non lo dico perchè lo so, ma perche' è nella logica", ricorreranno subito alla Consulta.

Walter Veltroni, ha chiuso gli interventi del suo partito e ha motivato il suo "no" ribadendo quanto detto nel corso della giornata dai suoi colleghi di partito: trattasi di "legge ad personam", come dimostra la coincidenza tra "la fretta per risolvere i problemi del presidente del Consiglio e dall'altra la compressione della possibilità di discutere su una materia come la manovra finanziaria". Per di più, osserva Veltroni, per "la necessita' di fare velocemente, la maggioranza non ha scelto la via della legge costituzionale aprendo così un problema che credo verrà vagliato in altre sedi".

Replica immediata di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl che, proprio rivolto a Veltroni afferma: "Non siete fortunati in materia di alleanze", dice rinfacciandogli l'alleanza con Di Pietro, la forza "piu' forcaiola, piu' giustizialista e anche più volgare del sistema politico italiano".

Cicchitto prova anche a girare il coltello nella ferira: "Esprimiamo la nostra solidarietà al presidente della Repubblica e al pontefice per gli insulti di cui sono stati oggetto in una manifestazione organizzata da una forza politica che sta in Parlamento, onorevole Veltroni, per l'alleanza elettorale con il suo partito".

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