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Argentina, proteste contro le imposte sull'esportazione

A Buenos Aires migliaia di dimostranti sono scesi in piazza armati di pentole e coperchi per protestare contro il carovita. La folla ha manifestato soprattutto contro il presidente Cristina Fernandez accusata di aver autorizzato l'aumento delle tasse sui prodotti zootecnici destinati all'esportazione.

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I lavoratori del settore sono in sciopero da due settimane, da 14 giorni ci sono più di 200 blocchi stradali dei piccoli produttori. Le tasse sulle esportazioni di soia, semi di girasole, grano e carne, infatti, sono gradualmente cresciute negli ultimi mesi. Ma il presidente argentino non si è lasciato intimidire e ha affermato: "Il governo è deciso a non cedere di fronte a qualsiasi tentativo di estorsione, dato che gli scioperanti hanno un'alta redditività grazie a politiche per il settore di cui però devono beneficiare tutti i cittadini. Senza tasse sull'esportazione gli argentini potrebbero vedere la carne, il pollo o il latte solo per televisione". Il governo ha inoltre fatto sapere di essere pronto a intervenire con la forza per liberare le strade.

Ma i manifestanti - i cosiddetti 'cacerolazos' - non hanno accettato le parole della Fernandez contro la quale hanno urlato slogan sotto le finestre della Casa Rosada in Plaza de Mayo. La protesta, oltre alla capitale argentina, ha interessato anche altre città del Paese tra cui Santa Fè, Cordoba ed Entre Rios. Nel frattempo sugli scaffali dei supermercati sono cominciati a mancare carne, latte e i suoi derivati. Con l'aumento deciso dalla Fernandez - 55 anni, in carica dal dicembre 2007 e moglie dell'ex-presidente Nestor Kirchner - le imposte potrebbero raggiungere il 45 per cento e andrebbero a colpire soprattutto gli esportatori di soia, di cui l'Argentina è il terzo produttore mondiale e che rende al Paese circa 12 miliardi di dollari l'anno.

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