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Assegno sociale, allarme per i più indigenti

Norme restrittive sull'assegno sociale. Indispensabile ora dimostrare la residenza continuativa in Italia per almeno 10 anni e, sempre negli ultimi 10 anni, di aver lavorato e versato contributi. Secondo la legge al momento in vigore, invece, l'assegno può essere richiesto dai cittadini italiani (oltre che dai cittadini Ue o extracomunitari con permesso di soggiorno) oltre i 65 anni a prescindere dal versamento dei contributi.

I nuovi criteri per ottenere l'assegno sociale, che arriva fino a 400 euro, sono stati stabiliti durante una seduta a Montecitorio. L'emendamento partirà da gennaio 2009. Opposizione e sindacati sono subito insorti. Luigi Bobba, deputato del Partito democratico, ha così commentato la notizia: "Con un colpo di mano notturno e senza alcuna possibilità di discussione, la maggioranza ha cancellato di fatto e in un solo colpo 800 mila assegni sociali. Gli emendamenti all'articolo 20 del decreto legge sulla manovra economica, votati dalla maggioranza, azzerano nella pratica la platea di quanti, casalinghe, lavoratori in nero, disoccupati, religiosi missionari, emigrati che rientrano in Italia, avendo superato i 65 anni d'età e non percependo alcun reddito, avevano fino ad oggi beneficiato di un minimo sostegno assistenziale, come tra l'altro sancito dall'articolo 38 della Costituzione".

La Cisl si è detta contraria alla norma in quanto la necessità di dimostrare un periodo continuativo di lavoro di 10 anni per poter godere dell'assegno sociale "di fatto determinerebbe la conseguenza paradossale che proprio le fasce più deboli della popolazione potrebbero non beneficiare di questa provvidenza". Secondo il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, in questo modo si va soprattutto a snaturare la prestazione "che si trasformerebbe da assistenziale in previdenziale, modificando l'obiettivo stesso dell'assegno". La Cisl ha, dunque, chiesto un intervento da parte del Parlamento per modificare la misura.

Anche le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (Acli) si sono interpellate al Parlamento ritenendo "maldestra e ingiusta" la modifica apportata.

Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio del Senato, si è affrettato a spiegare che le nuove norme decise per poter ottenere l'assegno sociale non riguardano i cittadini italiani, ma solo gli immigrati. "La norma - ha detto Azzollini - pone come condizione accanto al soggiorno da almeno 10 anni, la produzione di reddito legale da altrettanto tempo. La norma, quindi, non riguarda i cittadini italiani, che hanno cittadinanza, residenza e domicilio, ma non certo soggiorno nel nostro Paese".

La manovra è nata in seguito alla richiesta avanzata dalla Lega di escludere dall'assegno sociale gli immigrati.

In seguito alle critiche suscitate dall'emendamento la maggioranza ha fatto sapere di voler modificare quanto deciso dalla Camera. "La norma sugli assegni sociali contenuta nel decreto legge collegato alla manovra sarà modificata", ad affermarlo il ministro dei Rapporti con il Parlamento Elio Vito. Ancora incerti però modalità e tempi.

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