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Assemblea Pd, Epifani: "Primarie l'8 dicembre. Il governo non aumenti l'Iva"

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Si è conclusa senza una decisione certa sulle regole e la data del Congresso la prima giornata dell'Assemblea Nazionale del Pd, ma un'intesa di massima potrebbe arrivare sulla proposta avanzata dal segretario Guglielmo Epifani: "Propongo di fissare la data per lo svolgimento finale del Congresso l'8 dicembre" ha dichiarato in conclusione del suo intervento, aggiungendo che la scelta definitiva spetterà alla presidenza. Si tratta di un compromesso che potrebbe mettere d'accordo i renziani, con la loro richiesta di fissare il Congresso il 24 novembre, e lo stato maggiore del partito che punta al 15 dicembre.

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La proposta di Epifani non ha comunque sciolto le tensioni in Assemblea tra le diverse correnti del partito. Il più critico è il dissidente Pippo Civati: "Avremmo già dovuto fare il Congresso, non ci sono regole, i delegati non possono discutere di niente. Arriverà una relazione senza dibattito. Discutiamo solo domattina su quello che ci diranno. Mi sembra una cosa a tratti scandalosa e stupida - ha detto il deputato in un’intervista a Globalist.it - In un momento di disorientamento totale in cui la linea la dà il video di Berlusconi, vorrei sapere se si può discutere così, se il partito ha ancora un legame con elettori e dirigenti, perché l’assemblea è appunto composta da dirigenti, o se facciamo altro". Secondo Civati è "incredibile" che si discuta da tre mesi sulle regole del Congresso, che "prima si tiene e meglio è", e sullo strumento delle primarie, che dovrebbe essere aperto a tutti.

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Critiche all'operato dell'Assemblea anche da parte dei renziani, che premono per una decisione rapida su data e regole, come ha spiegato Angelo Rughetti: "Basta tatticismi! iscritti, amministratori locali, i cittadini non ne possono più di questa tiritera sulla data, che oltre tutto in direzione era stata fissata al 24 novembre. Spero che questa due giorni romana ci consegni un sistema di regole aperte e certe che inviti tutti a partecipare". Non è intervenuto Matteo Renzi, che farà il suo discorso domani, ma è ormai chiaro che la partita si gioca tra la fretta dei renziani e la prudenza dell'establishment del partito.

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Ma al centro dell'Assemblea non c'è stato solo il tema del Congresso. Nel suo intervento, il segretario Epifani ha esordito sui temi della giustizia dopo le polemiche sollevate dal videomessaggio di Silvio Berlusconi e l'intervento del Capo dello Stato: "Il tema della pacificazione non ha fondamento - ha detto Epifani - Per noi il governo di servizio è un'altra cosa: traghettare il paese verso un piano economico e sociale meno inclinato. Tutto il mondo civile non fa altro che applicare le sentenze della magistratura". Ricordano che gli ultimi sondaggi danno il Pd come "primo partito italiano", il segretario ha rivendicato l'azione dei Democratici al governo affrontando il tema caldo dell'aumento dell'Iva: "Troverei fortemente, fortemente sbagliato che dopo aver tolto l'imu, si vada ad aumentare l'iva che va ad incidere sui ceti popolari (...) non si può fare passare il Pd per il partito delle tasse".

Dunque, dopo la vittoria berlusconiana sull'Imu, il Pd prova ad intestarsi la vittoria sull'Iva, che resta un cavallo di battaglia del Pdl: "La destra prima ci ha portato sul baratro poi ha introdotto aumenti dell'Iva e dell'Imu, e dice che è sempre colpa nostra o della magistratura". La prossima sfida per il governo sarà ancora quella delle tasse, visto che Renato Brunetta (capogruppo del Pdl alla Camera) ha lanciato proprio oggi una nuova ipoteca sulle larghe intese: "L’Imu sulla prima casa e i terreni agricoli non sarà pagata per tutto il 2013 e l’Iva, l’aumento dell’Iva di un punto, non scatterà ad ottobre. Questi erano e sono gli impegni di governo e così sarà". Sulla tenuta del governo, Epifani chiama in causa lo stesso Enrico Letta, assente all'assemblea come previsto: "Il presidente del Consiglio l'ha detto che non ci sta a farsi logorare (...) La caduta del governo mi pare fuori dall'orizzonte delle cose che possono convenire nell'ottica del centrodestra. Ma il rischio è quello di un logoramento, una fibrillazione continua, una minaccia e un ricatto continuo che si alterna alla blandizia. Non è accettabile".

All'Assemblea del pd un fuoriprogramma ha visto protagoniste le associazioni per i diritti lgbt, che hanno protestato contro per l'emendamento Gitti (la cosiddetta norma salva-ForzaNuova) approvato nel testo della legge antiomofobia, passata ieri dalla Camera con i voti di Pd e Scelta Civica.

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