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Assemblea Pd: primarie fissate (forse), scontro su modifica Statuto. Partito nel caos

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Due giorni di assemblea e il Pd è punto e a capo. I democratici infatti hanno trovato un (labile) accordo sulla data del Congresso e delle primarie, l'8 dicembre, ma si sono spaccati senza possibilità di trattativa sulla modifica dell'Articolo 3 dello Statuto, quello che vuole che il segretario sia il naturale candidato premier. Insomma, l'ormai solito papocchio da Pd, che ancora una volta evidenzia impietosamente il tragico stato in cui versa il principale partito della sinistra italiana.

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Allo stato attuale dell'arte, l'assemblea ha dunque deciso la road map per l'elezione del segretario: il 27 settembre è fissata la Direzione Nazionale per approvare il regolamento, l'11 ottobre è la deadline entro la quale gli aspiranti alla carica di leader del partito devono confermare la loro candidatura e l'8 dicembre è il giorno delle primarie, che saranno aperte a tutti: iscritti e non iscritti. Nel mezzo i congressi di Circolo e provinciali e dopo, presumibilmente entro la fine di marzo 2014, i congressi regionali.

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Ma. C'è un grosso 'ma' sull'effettivo svolgimento delle votazioni il giorno dell'Immacolata. La mancata votazione per la modifica dello Statuto, infatti, pende come una spada di Damocle sulle primarie, come (tristemente) conferma la mezza-rassicurazione di Guglielmo Epifani: "Il congresso sarà l'8 dicembre", ma sarà "la Direzione a decidere come procedere", ha detto infatti il segretario, lasciando di fatto aperta più di una porta. E nella fessura sperano di infilarci un piede bersaniani e lettiani.

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Se il 27 settembre, infatti, la Direzione non dirimerà la questione della modifica dello Statuto relativa all'abolizione dell'automatismo segretario-candidato premier (alla quale si oppongono veltroniani e bindiani), il rischio molto concreto è che il Congresso slitti in avanti, al 2014, a tutto svantaggio di Matteo Renzi e a vantaggio invece di Enrico Letta, il quale, con lo Statuto vigente oggi e senza deroghe, si trova nella condizione di non poter correre per le primarie. Tuttavia, Rosy Bindi su questo punto è stata molto chiara: "Se qualcuno pensa di usare questa contrarietà per far saltare il Congresso si sbaglia".

Insomma, strategie e giochi di potere che stanno logorando un partito sempre più diviso e attraversato da correnti neppure ben identificabili, con il sindaco di Firenze che non ha risparmiato attacchi al premier sulle responsabilità dello sforamento del deficit-Pil - "in politica nessuno si prende mai la colpa", ha detto Renzi - e l'avversario Gianni Cuperlo che ha contribuito a creare ulteriore scompiglio, affermando: "Se vincessi il congresso mi dedicherei totalmente al partito per 4 anni" e ribadendo di fatto la necessità di tenere separati i ruoli di segretario e Presidente del Consiglio.

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