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Ballarò vs diMartedi, esordio sufficiente per Giannini, niente di nuovo sul fronte La7. I due programmi sono uguali

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Chiariamo subito una cosa: quella tra la nuova era di Ballarò e diMartedì è una sfida impari. Perché se il programma di Rai 3 può contare su un pubblico di aficionados lo stesso non si può dire del nuovo programma di La7 che parte da zero. Allo stesso tempo però risulta difficile anche paragonare le due conduzioni: Floris ha alle spalle 12 anni di esperienza in cui ne ha affrontate, si può dire, di tutti i colori. Giannini, invece, a parte qualche intervista su Repubblica Tv, da ospite (quasi) fisso che era, si è ritrovato dall’altra parte della barricata. Risulterebbe quindi fin troppo facile stroncare in toto la conduzione del Ballarò 2.0 alla sola prima puntata. In questo confronto, quindi cercheremo di andarci cauti.

diMartedì, la prima copertina di Maurizio Crozza:il video

L’ex vice direttore di Repubblica ha iniziato la sua prima puntata con un monologo “alla Santoro”, anche il tavolo e le luci blu sembravano ricalcare l’anteprima di Servizio Pubblico. Con una voce comprensibilmente spezzata dall’emozione, Giannini ha iniziato ringraziando Giovanni Floris “senza il quale questa trasmissione non sarebbe stata quello che è” e poi è partito con la sviolinata alla Rai: “la più grande azienda culturale del nostro paese” e le promesse del buon giornalismo di parte “la parte del pubblico a casa, il nostro azionista di maggioranza e di riferimento”. Nuova sigla (regalo di Ivano Fossati), nuova grafica ma vecchio studio, più sgombro e spazioso ma con le sedute uguali agli anni precedenti. La struttura di questa versione 2.0 del programma è sostanzialmente rimasta la stessa se non per l’intervista iniziale faccia a faccia (già comunque sperimentata in coda al programma da Floris durante il periodo elettorale). Giannini sia nell’intervista a Prodi che nel talk non è riuscito ad imporsi totalmente ed è stato poco calzante e quasi mai provocante nelle domande rischiando di “peccare” di troppa bontà. Il talk -a tratti noioso- si è acceso grazie a Brunetta e Landini che hanno animato il dibattito con le loro posizioni. Nonostante ciò, al debutto di Giannini diamo sufficienza piena.

Dall’altra parte su La7 abbiamo invece assistito ad un Floris molto più sciolto e a suo agio e per nulla emozionato, così come naturale. A diMartedì di novità però ce ne sono state ben poche. Il programma, infatti, è sostanzialmente una fotocopia di Ballarò con, addirittura, le stesse poltrone dove siedono gli ospiti, posizionate a destra e a sinistra. Lo studio però è molto più bello: con una fotografia ed una regia accattivante, merito del bravissimo Duccio Forzano. Lo stesso non si può dire dei fonici (saranno stati della Rai?) che hanno creato non pochi problemi dei quali Floris a fine puntata si è scusato. C’è la copertina di Crozza, ci sono i famosi 'cartelli', c'è il sondaggista che è Pagnoncelli, l’unico elemento di novità è forse rappresentato anche qui dalle interviste face to face, ma per il resto è tutto "già visto" e il rischio che facendo zapping tra Rai 3 e La7 ci si possa confondere è più che tangibile visti anche gli ospiti che sono sempre i "soliti noti".

Ballarò, Benigni ospite della prima puntata: il video

Sensazione questa, che ha pervaso anche buona parte dei commentatori della rete (su Twitter entrambe le trasmissioni erano in trend al primo e secondo posto), unica grande assente della serata in entrambi i talk è stata la rissa, ma non disperiamo: la stagione televisiva è solo agli inizi.

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