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Bankitalia: Lorenzo Bini Smaghi nuovo governatore?

  • LaPresse

Forse in dirittura d'arrivo la nomina del nuovo governatore di Bankitalia. Ma la cautela è d'obbligo, perché nonostante Silvio Berlusconi ostenti sicurezza, il suo candidato in pectore, Lorenzo Bini Smaghi, non risponde ai tre imperativi - autorevolezza, autonomia e continuità - richiesti (o per meglio dire imposti) dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Premier in occasione dell'incontro di ieri al Quirinale.

E se il Capo dello Stato è per lo meno freddo nei confronti dell'outsider individuato dal Cavaliere come successore di Mario Draghi, in una nota congiunta Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini dichiarano di auspicare "che il presidente del Consiglio, dopo mesi di incomprensibili esitazioni, proceda alla nomina del nuovo Governatore della Banca d'Italia rispettando l'autonomia dell'istituto e valorizzandone le competenze interne". Dichiarazione che di fatto boccia Bini Smaghi in quanto membro italiano del board Bce e lancia invece Fabrizio Saccomanni, numero due di Bankitalia.

Ma i leader del Pd e dell'Udc non sono gli unici a non condividere la scelta (non ancora ufficializzata) di Berlusconi. Voci di corridoio affermano che Giulio Tremonti e Umberto Bossi stanno letteralmente facendo il diavolo a quattro per far passare la candidatura del loro pupillo, Vittorio Grilli, attuale direttore generale al Ministero dell'economia.

Tutte 'grane' che il Premier non può ignorare. Se infatti la sua idea di candidare Bini Smaghi al governatorato è legata alla conseguenza che la sua nomina libererebbe in Bce un posto che - per turnazione - ora spetterebbe a un francese, consentendo al Presidente del Consiglio di affrontare Sarkozy al Consiglio europeo di domenica prossima da tutt'altra posizione, è anche vero che il Consiglio Superiore della Banca potrebbe esprimere un voto negativo sul successore.

Un veto che, almeno istituzionalmente, non cambierebbe nulla, perché Palazzo Chigi potrebbe comunque procedere con la nomina e insediare Bini Smaghi, ma che potrebbe portare alle dimissioni di massa dello stesso Consiglio come forma estrema di protesta nei confronti di un candidato non interno all'Istituto. Situazione alla quale Berlusconi non vorrebbe arrivare e per la quale ha approntato un gioco di incastri che vedrebbe Saccomanni all'Antitrust e il vice Ignazio Visco al suo posto come Direttore Generale.

Ma la soluzione non pare comunque gradita e nel marasma generale spuntano come i funghi nuove candidature, tra cui Anna Maria Tarantola, attualmente vice direttore generale di Bankitalia. Un'interna nonché protetta del segretario di Stato Vaticano cardinal Tarcisio Bertone, e dunque anche una pedina che potrebbe ricucire lo strappo con il mondo cattolico consumato con il convegno di Todi.

Lo stallo è in atto e mentre il Premier si trincera dietro le procedure - "sono tenuto al segreto, devo solo iniziare la pratica" - il governo scricchiola in modo sempre più preoccupante, cedendo anche sotto i colpi di un Tremonti sempre più spina nel fianco: il numero uno dell'economia ieri ha infatti respinto (in malo modo) tutte le proposte di Paolo Romani relative al Decreto Sviluppo, bocciando di fatto anche quest'ultimo e congelandolo a data da destinarsi.

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