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Belgrado: attacco all'ambasciata Usa, un morto

Alta tensione a Belgrado, dopo la manifestazione organizzata contro l'indipendenza del Kosovo (foto) che è degenerata in guerriglia. L'ambasciata americana, infatti, ieri sera è stata assalita e data alle fiamme da alcune centinaia di irriducibili nazionalisti serbi, una frangia dell'imponente manifestazione che ha raccolto per il centro della capitale serba oltre 200mila persone al grido di "il Kosovo è Serbia".

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C'è anche un morto, 60 tra feriti e contusi, inclusi 15 poliziotti, nel bilancio della notte di fuoco di Belgrado. La vittima dovrebbe essere un giovane manifestante rimasto intrappolato tra le fiamme nell'ambasciata americana. Il suo cadavere è stato trovato carbonizzato dentro l'edificio, per l'identificazione bisognerà dunque fare l'esame del dna.

Quello compiuto a Belgrado è stato un attacco "inaccettabile", ha detto il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, che ha parlato di "atti deplorevoli commessi da estremisti". Scavalcato il muro di cinta ed entrati negli uffici, i manifestanti, hanno lanciato oggetti e suppellettili dalle finestre. Staccato lo stemma dell'ambasciata, hanno appiccato il fuoco davanti alla facciata mentre altri gruppi hanno preso di mira le sedi diplomatiche di alcuni dei Paesi favorevoli all'indipendenza del Kosovo.

Belgrado ha richiamato gli ambasciatori dai paesi che hanno già riconosciuto l'esistenza del nuovo stato kosovaro, incluso quello in Italia. Partirà sabato, non prima di aver consegnato alla Farnesina - venerdì mattina - una "nota di protesta". Il ministro Massimo D'Alema sottolinea: "Belgrado sa che le ragioni che ci muovono non sono di ostilità". E il premier Prodi di rincalzo tranquillizza: "Il riconoscimento del Kosovo non toglie nulla alla Serbia con la quale l'Italia continuerà ad avere un rapporto di amicizia ed affetto".

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