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Benigni su caso kazako: "Alfano? Se lo guardi capisci che non sa niente"

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E' il solito, irriverente e graffiante Roberto Benigni quello che sabato sera, in piazza Santa Croce a Firenze, ha aperto la manifestazione Tutto Dante, che lo vedrà impegnato fino al 6 agosto. Il comico toscano ha infatti detto la sua sui protagonisti della politica nazionale, prendendo spunto dai più recenti fatti di cronaca, in primis il caso kazako che ha visto finire sulla graticola Angelino Alfano.

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"Alfano ha detto che sul Kazakistan non sapeva niente: guardandolo, si capisce che non sa niente", ha esordito Benigni, strappando forti applausi alla platea, dove c'era anche Matteo Renzi. "Gli hanno detto: guarda che c'è la moglie di un dissidente e perseguitato. Credeva fosse Veronica Lario", ha proseguito il comico, che dopo avere parlato dell'amicizia tra Nursultan Nazarbajev e Silvio Berlusconi - "si conoscono. Certo che se si conoscono i dittatori ci si espone alle critiche, ma Nazarbajev ha detto che non gliene frega niente di questa cosa" - per par condicio ha preso in giro pure il sindaco di Firenze.

"Renzi è un uomo di tanti primati: il presidente della provincia più giovane, il sindaco più amato d'Italia, l'unico a perdere contro Bersani", ha affermato il comico, guardando dritto in faccia il primo cittadino, spiegando: "A Firenze, alle primarie, il 100% ha votato Renzi. Quando hanno saputo che se vinceva andava via, andava a Roma, l'hanno votato tutti" e facendo un riferimento anche al giro di escort scoperto nel capoluogo toscano: "Quando l'ho saputo (che alcune telefonate sono partite da Palazzo Vecchio, sede del Comune, ndr) ho detto: bada Renzi si esercita per fare il presidente del Consiglio".

Calderoli: "Kyenge? Penso a un orango". Da Napolitano a Letta, le reazioni

Poi è stata la volta di Roberto Calderoli, al quale Benigni ha detto di volere bene "come se fosse normale". "Il vicepresidente del Senato Calderoli ha detto che il ministro Kyenge gli fa venire in mente un orango. La cosa più terribile di questa frase è 'Calderoli vice presidente del Senato'", ha commentato il comico, che poi ha proseguito: "Lui ha chiarito: l'ho detto in senso estetico: magari temeva che i leghisti che lo stavano a sentire pensassero l'avesse detto in senso filosofico kantiano".

Tra una bordata e l'altra, non poteva mancare il bersaglio preferito di Benigni, ovvero il Silvio Berlusconi, per il quale ha anche aggiornato la canzone satirica che presenta ormai puntualmente al suo spettacolo. "Io sono il boss, il padreterno, lo so che ora è un altro al governo, ma chi comanda sono sempre io", recita il testo, che dopo avere elencato gli altri protagonisti della politica odierna, si conclude ovviamente citando il Cavaliere che può comprare tutto, "il mar Mediterraneo, compro tutto dall'A alla Z, ma quanto costa questo cazzo di pianeta. Poi compro Dio, sarebbe a dire compro me stesso".

Pure Enrico Letta è finito nel mirino di Benigni: "Non si scompone mai, pur di non far cadere il governo. Torna a casa e trova Renzi a letto con la moglie: non si scompone e dice ero al corrente della cosa".

Insomma, una serata scoppiettante, nella quale non è mancato però un momento di grande commozione, quando Benigni ha detto di dedicarla "a due amici scomparsi: Vincenzo Cerami e Carlo Monni". E dopo la prima parte dedicata all'attualità e alla politica, nella seconda il comico ha preso in esame il Canto XXIII dell'Inferno, quello dedicato agli ipocriti, con un accostamento che se casuale, mai è stato comunque più azzeccato...


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