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Beppe Grillo contro Giorgio Napolitano: "Chiediamo l'impeachment: non è più il Presidente di tutti"

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di Claudia Gagliardi

Dopo l'annuncio di giovedì scorso in piazza a Trento durante il comizio per la campagna elettorale locale, Beppe Grillo conferma che il Movimento 5 Stelle chiederà l'impeachment per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: il leader è arrivato a sorpresa in Senato nel giorno di chiusura di Palazzo Madama, all'insaputa di quasi tutti gli eletti del Movimento, molti dei quali infatti assenti. Un'incursione imprevista per ribadire che Napolitano "perché non rappresenta più il popolo italiano, è di parte" e che bisogna tornare alle urne prima possibile.

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Beppe Grillo è arrivato in Senato accompagnato dal responsabile per la comunicazione del Movimento 5 Stelle Claudio Messora, ma senza il co-fondatore Gianroberto Casaleggio, ricoverato a Milano a causa di una appendicite: "Sono venuto a vedere l'arredamento", ha scherzato con i cronisti all'ingresso. Poi ha incontrato gli eletti, ribadendo la linea del Movimento per elezioni subito, anche col Porcellum: "Andiamo al voto subito in qualsiasi modo - dice Grillo - Non vogliamo governare, ma cambiare lo Stato che di solito è vissuto con ansia, come se fosse una cartella esattoriale nella buca della posta, come Equitalia e i poliziotti antisommossa. Lo Stato tocca rifarlo perché non c’è".

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Il capitolo più delicato riguarda i contrasti con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dopo gli attacchi del Capo dello Stato per le posizioni anti-amnistia e indulto del Movimento e le più recenti polemiche per la scelta di convocare i soli partiti della maggioranza al Quirinale per discutere di legge elettorale, Beppe Grillo non usa mezzi termini per annunciare la messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica. Il Movimento 5 Stelle non è andato al Colle rifiutando il successivo invito di Napolitano a discutere di riforma elettorale non per fare "uno sgarbo" all'istituzione, ma perchè "con i giochi già fatti, si andava lì a far cosa?" ha detto il leader del M5S. Con Napolitano, da sempre indicato come il grande burattinaio delle larghe intese, c'è un "rapporto che si è complicato" ha ammesso Grillo, anche in funzione delle prerogative allargate che il Presidente si è arrogato negli ultimi mesi. I "problemi con l'anziano signore del Quirinale", così li ha definiti Grillo, sfoceranno in una richiesta d'impeachment per tradimento della Costituzione: "Napolitano non rappresenta più la totalità degli italiani ma è un presidente di settore".

Critico sulla questione della legge elettorale, Grillo ha ricordato che il premier Enrico Letta ha mentito in tv a Che tempo che fa sostenendo che il Movimento 5 Stelle, a differenza del Pd, è contrario all'abolizione del Porcellum (in realtà è stato lo stesso Partito Democratico a non votare la mozione Giachetti per il ritorno al cosiddetto Mattarellum): "Abbiamo un presidente del Consiglio che va in televisione a mentire, dicendo che noi non vogliamo cambiare il Porcellum. Siamo all'analisi comportamentale, ci sono grossi problemi". Beppe Grillo sottolinea di non fidarsi di una legge elettorale e, ancor peggio, di una riforma della Costituzione firmata da un Parlamento di nominati: "Sarebbe meglio andare al voto, in qualsiasi modo - ha detto Grillo - Questi qui non la devono toccare la Costituzione. Questi qui, così li chiamo io, non possono neanche avvicinarsi alla Costituzione".

Il leader del Movimento 5 Stelle è tornato anche sul tema dell'immigrazione clandestina, che nelle scorse settimane ha provocato una spaccatura interna tragli eletti dopo la presentazione dell'emendamento per abolire il reato di clandestinità presentato da due senatori in commissione Giustizia, nei giorni immediatamente successivi alla tragedia di Lampedusa del 3 ottobre: "Noi abbiamo opinioni diverse ma lì si è trattato di un discorso di procedure. Io non ne sapevo niente, Messora non ne sapeva niente, Casaleggio non ne sapeva niente e neanche i capigruppo. Non si decide in 4 o 5 deve essere oggetto di un referendum". Il duro post di scomunica da parte di Grillo, in cui si ricordava che l'abolizione del reato di clandestinità non è prevista nel programma 5 Stelle e in quanto tale andava discussa prima di essere proposta in Commissione, aveva scatenato un dibattito politico molto acceso, con annessa polemica tra Grillo e il Fatto quotidiano. Il leader è tornato sull'argomento per ribadire la propria posizione: "La mia opinione personale è di far rimanere il reato di clandestinità ma siamo a favore di un accoglimento giusto e umano, rispettando i diritti. Solo che quando si fanno battaglie sui diritti di certe categorie di persone si finisce per calpestarne altri".

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