Excite

Beppe Grillo contro Il Fatto quotidiano, Travaglio e Scanzi: fine di un amore (o di un'illusione)?

  • Getty Images

di Claudia Gagliardi

C'è davvero da restare sorpresi per il clamore suscitato dalla polemica di Beppe Grillo contro Il Fatto Quotidiano e i suoi giornalisti, primo su tutti Andrea Scanzi. C'è da restare sorpresi perchè non si capisce bene dove sia l'eclatante novità in questi tre giorni di follia tra botta e risposta online (non osiamo immaginare eventuali telefonate di fuoco tra i protagonisti della vicenda, ammesso che ci siano state), tweet velenosi, accuse talvolta nascoste dietro quelle di altri, perchè Beppe Grillo spesso e volentieri in questi casi non ci mette la faccia, preferisce usare quella degli altri. Una lunga serie di insulti che si susseguono come puntate di una telenovela appena cominciata e di quelle in cui fatichi ad intravedere il finale. Centinaia e centinaia di commenti e tweet per parlare del divorzio dell'anno. Eppure non c'è davvero nulla di cui stupirsi.

Amnistia e indulto, Beppe Grillo contro il Colle: "Lacrime napulitane". Pronto il piano carceri M5S

Breve sintesi delle puntate precedenti: la proposta dell'emendamento per cancellare il reato d'immigrazione clandestina avanzata da due senatori 5 Stelle in Commissione giustizia sull'onda della tragedia di Lampedusa, passata con i voti dell'inedita maggioranza grillini-Pd-Sel, scatena le ire di Grillo e Casaleggio che si affrettano a lanciare una scomunica dal blog ricordando l'abolizione del reato di clandestinità non è nel programma del Movimento. Una reprimenda dai toni livorosi e un po' volgari, con qualche rigurgito leghista e un riferimento a calcoli elettorali francamente fastidiosi all'indomani di una tragedia immane come quella avvenuta nel canale di Sicilia. Un post che ha lacerato il Movimento stesso e procurato al leader e al suo guru le critiche di autorevoli personalità da sempre considerate non ostili o addirittura vicine al Movimento, dal sostenitore Dario Fo al più distante Michele Santoro, fino alle penne più illustri del Fatto Quotidiano. Apriti cielo: rei di aver preso posizione contro la scomunica sulla questione immigrazione, anche i giornalisti del Fatto sono diventati nemici pubblici per il Movimento (Santoro lo era già da prima, Fo probabilmente lo diventerà presto). Anzi, peggio. Padellaro, Travaglio, Gomez, Scanzi e gli altri sono "falsi amici". Gente da cui guardarsi le spalle. Sobillatori delle frange meno allineate del Movimento. Organici al sistema. Sicari al soldo del Pd (questa è la più originale). Perfino amanti delle larghe intese, "amici del Pd(menoelle)". Insomma, giornalai al pari degli altri, o forse peggio. Accuse che Grillo non ha scritto di suo pugno, ma che ha avallato pubblicando sul suo blog il commento accanito e pure un po' sgrammaticato di un certo Tinazzi. Il tutto per aver scritto che l'iniziativa dei due senatori grillini era stato tutt'altro che un errore, anzi, uno di quei risultati da annoverare tra i successi del lavoro di questi mesi in Parlamento e che il diktat di Grillo calato dall'alto era un grosso autogol.

Vito Crimi vs Andrea Scanzi, lite su Facebook: "Sei disinformato e pieno di pregiudizi"

Per qualcuno è la fine di un amore durato poco, per qualcun altro (compresa chi scrive) il disvelamento di un'illusione che aveva creato un gioco delle parti tanto fasullo quanto evidente, quell'idea di un Movimento e di un giornale che una certa parte dell'opinione pubblica, da destra e da sinistra, considerava a torto un tutt'uno. Invece da un lato c'è un giornale da sempre non pregiudizialmente ostile nei confronti di Grillo e del Movimento 5 Stelle, e dall'altro c'è un leader politico troppo incline al complottismo che non accetta critiche nemmeno da quelli che un tempo avrebbe definito amici. Da un lato quello che in troppi e in modo immeritato hanno definito l'house organ di Grillo, dall'altro uno dei capipartito in assoluto più insofferente alle critiche. Ma davvero qualcuno si stupisce per la fine di quest'idillio apparente? Davvero in tanti hanno pensato che Padellaro fosse un supporter grillino? Che giornalisti nati dalla scuola di Indro Montanelli come Gomez e Travaglio fossero al soldo di un movimento politico, magari per aver dichiarato il voto a favore dei 5 Stelle (come Travaglio) o per il solo fatto di considerarli una novità tutto sommato positiva per il sistema politico italiano (Gomez). Che un giornale nato e cresciuto senza fondi pubblici, con la scommessa di non rappresentare altri se non i propri lettori, avesse rinunciato alla sua tanto affermata indipendenza per diventare l'ennesimo foglio di partito a disposizione di un leader e delle sue esigenze politico/elettorali? E davvero nessuno si era accorto che l'insofferenza di Grillo è assolutamente trasversale?

Strano come in molti si stupiscano che oggi, al Fatto, sia toccata la stessa sorte di Milena Gabanelli, un giorno candidata dagli iscritti al Movimento 5 Stelle alla presidenza della Repubblica e il giorno dopo oggetto di virulenti attacchi per una puntata di Report dedicata ai conti del Movimento e a quelli di Casaleggio. A Stefano Rodotà, altro candidato al Colle scelto dal Movimento e poi bollato come un "ottuagenario miracolato dalla rete" per una sua intervista critica rilasciata al Corriere. Stesso trattamento è toccato tempo prima a Michele Santoro, una volta l'unico ad ospitare in Rai gli interventi di Grillo quando le tv non si filavano nè lui nè il suo Movimento, o peggio lo censuravano volutamente, poi diventato uno di quei 'morti viventi' che popolano i talk show e fanno disinformazione. Oggi è arrivata anche per Travaglio&Co. l'accusa di aver messo in piedi una "possente campagna sul Fatto Quotidiano, che ha sostituito l'Unità come organo del Pd (menoelle), ricca di battute e insulti contro Beppe Grillo (nuovo leghista...) e parte della rete M5s che non si prostra alle gonnelle piddine e all'ipocrisia del MoVimento sul tema immigrazione".

Stefano Rodotà a Otto e mezzo sulla corsa al Quirinale: "Prodi mi chiamò, io ero disposto a ritirarmi"

Il bersaglio usato da Grillo per attaccare il Fatto è Andrea Scanzi: è toccato a lui fare da parafulmine alle invettive del leader che in realtà pubblicando quel post intitolato "Falsi amici" se l'è presa con tutto il giornale. Anche lui (reo di aver definito "disastroso" il post di Grillo e Casaleggio sul reato di clandestinità) un tempo osannato dalla platea grillina, che però non gli ha mai perdonato quella facilità con cui ha sempre messo sulla bilancia pregi e difetti di Grillo e del Movimento, mentre i detrattori gli davano a turno del "Fede grillino", "megafono del Movimento" o lo bollavano come il sostituto dei parlamentari grillini nei salotti tv in cui loro non vanno, perchè le volte in cui ci provano combinano spesso dei disastri. A Scanzi sono arrivati gli insulti del cosiddetto ideologo del Movimento 5 Stelle (a periodi alterni) Paolo Becchi, gli strali dei grillini ortodossi, le accuse di dichiarare il falso per aver ricordato una precedente esperienza politica di Casaleggio in una lista civica vicina a Forza Italia, ma anche la solidarietà di quelli che, pure tra i 5 Stelle, non accettano il linciaggio universale nei confronti di chi osa criticare con cognizione di causa.

Ai dispetti da asilo Mariuccia di Grillo hanno risposto il direttore del Fatto Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Peter Gomez, nonchè Andrea Scanzi in un lunghissimo articolo sul suo blog che riannoda i fili di questi giorni di polemiche e a cui si rimanda chi volesse immergersi nella cronostoria (arricchita da inediti particolari e deliziose note satiriche) di questa vicenda. Grillo ha voluto marcare le distanze da quel giornale che già nel 2011 definì guidato da "schierati, residuati dell’Unità che ha sempre vissuto di contributi pubblici che attaccano il sistema con la forza di un cane da pagliaio". Un giornale che già si era beccato gli strali di una parte degli attivisti dopo le critiche sulle espulsioni facili, sugli errori nei momenti cruciali della formazione del governo, sulle criticità nella scelta dei propri rappresentanti. Lo scopo? Secondo Andrea Scanzi ricompattare il Movimento intorno alla linea "dura e pura", allontanando ogni corpo estraneo visto come una minaccia alla leadership della premiata ditta Grillo-Casaleggio: "Quel post aveva un unico obiettivo: dire a suocera perché nuora intenda. Non attaccava il Fatto, ma i parlamentari troppo vicini al Fatto. E’ un problema di leadership: Grillo e Casaleggio si rendono conto che, più il tempo passa, più i parlamentari diventano autonomi e si fanno le loro reti di frequentazioni. Me li immagino, dai loro avamposti, terrorizzati all’idea che quel 'portavoce' parli con Travaglio e quell’altro con Scanzi. Da qui la scomunica, che è poi una medaglia al valore al Fatto (...) Grillo sperava che parlamentari e base si schierassero con lui contro Il Fatto. Mica tanto. Lo hanno insultato anche le pareti di casa. La cosa più gentile che gli hanno detto è che 'si è bevuto il cervello'. Grillo è stato pure tristemente pavido, perché si è guardato bene dal fare il nome di Travaglio (altrimenti lo lapidavano)".

A dire il vero nemmeno Marco Travaglio ha fatto il nome di Grillo, almeno non direttamente: intervistato dal TgLa7 durante la manifestazione in difesa della Costituzione organizzata dalla Fiom, ha spiegato che il Fatto non è un quotidiano amico nè nemico di nessuno, un quotidiano che dà notizie, sostiene battaglie considerate meritevoli e critica chiunque quando ritiene ci sia da criticare. In merito al post di Tinazzi che ha scatenato il putiferio, il vicedirettore del Fatto ha spiegato che "il tizio che ha firmato quella roba non sa cosa sia la libertà di stampa". E visto che "quella roba" Grillo l'ha ripresa e pubblicata, è lecito pensare che non lo sappia nemmeno lui.

politica.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017