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Beppe Grillo risponde alla "scorreggina" di Renzi: "Riforme dopo il voto: Renzie caccia la grana"

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di Claudia Gagliardi

Beppe Grillo risponde picche a Matteo Renzi: "Voti le riforme e la legge elettorale e noi rinunciamo ai rimborsi" aveva detto all'assemblea Pd il neosegretario del partito, svelando così l'annunciata "sorpresina" per il leader del Movimento 5 Stelle, che poche ore dopo rispedisce l'offerta al mittente. Nessun patto, niente accordi col Pd di Renzi per votare insieme le riforme, l'unica strada per Grillo è tornare subito alle urne e lasciare che sia il nuovo Parlamento legittimamente eletto a fare le riforme.

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La risposta a Renzi, o meglio Renzie come lo chiama Grillo scimmiottando il nome Fonzie, arriva nuda e cruda dal blog con un post che non lascia alcuno spiraglio ad un'eventuale collaborazione tra 5 Stelle e Pd. Quella del sindaco di Firenze, scrive Grillo, più che una sorpresina è "una scorreggina", cui il leader risponde lanciando l'ennesimo hashtag.

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Se Renzi aveva promosso #Beppefirmaqui (in risposta al #Renziefirmaqui di Grillo), lui risponde con #Renziecaccialagrana. Perchè i finanziamenti pubblici non devono essere oggetto di accordi tra partiti, vanno lasciati nelle casse dello Stato: "I rimborsi elettorali vanno restituiti agli italiani, non a Grillo - scrive il comico - Caccia la grana, Renzie, e cacciala tutta, non solo la seconda rata, anche la prima, quella di luglio, una parte dei 91 milioni che il pdexmenoelle ha portato a casa insieme al partito del noto pregiudicato di cui è ora, grazie al M5S, vedovo inconsolabile. Ma la restituzione dei finanziamenti di questa legislatura è solo un acconto. Il pdexmenoelle ha preso rimborsi illegittimi in questi vent'anni per circa un miliardo di euro".

Alla proposta di votare la trasformazione del Senato elettivo in Camera delle Regioni e la riduzione delle indennità per i consigleri regionali, oltre alla legge elettorale, Beppe Grillo risponde citando i punti del programma 5 Stelle in fatto di tagli ai costi della politica. Innanzitutto l'abolizione delle Province: "Chiunque presenterà una legge che la prevede sarà votato. Per coerenza, parola sconosciuta a Renzie, il M5S non si è mai candidato alle elezioni provinciali, Renzie è invece stato presidente della Provincia di Firenze. Allora le province gli garbavano proprio" è l'affondo al sindaco di Firenze.

Anche la legge elettorale e la riforma del Senato non convince Grillo, perchè a mettervi mano non può essere una classe dirigente votata con una legge illegittima: "Questo Parlamento di nominati dal Porcellum non ha la legittimità costituzionale, ma soprattutto morale, per fare una nuova legge elettorale. Chi ha goduto dei frutti del Porcellum, rimasto in vita grazie al pdexmenoelle e a Berlusconi per otto anni, non può riscrivere le regole". Infine la proposta di Grillo, l'unica strada praticabile: "Si sciolga il Parlamento e si ritorni al voto con il Mattarellum. Sarà il prossimo Parlamento a fare la nuova legge elettorale".

Sempre su Twitter, nella battaglia degli hashtag che ne segue, il responsabile della Comunicazione del Pd Francesco Nicodemo rilancia la sfida a Grillo, che intanto ritwitta compulsivamente decine di commenti con l'hashtag #Renziecaccialagrana. Anche i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle ribadiscono la chiusura alla proposta del neosegretario Pd: "Renzi è tutto chiacchiere e marketing. I 40 milioni di euro dei rimborsi elettorali deve restituirli agli italiani, non a noi. Fa finta di non capire e propone accordicchi da prima repubblica, camuffati da slogan. E' ridicolo su questo tema proporre un do ut des".

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