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Grillo, dichiarazioni shock su Iran: scoppia la polemica

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"Grillo è un buon attore che sa che cosa vuole il suo pubblico. Ma non sa dire che cosa vuole". Conclude così la sua intervista di oltre un'ora e mezza al leader del M5S il giornalista Menachem Gantz di Yedioth Ahronot, il più diffuso quotidiano israeliano, dopo aver incontrato il comico nella sua casa in Liguria, della quale definisce "fantastico" il panorama. Almeno quello. Perché per il resto il giudizio del corrispondente d'Israele è una totale bocciatura di Grillo e del grillismo.

Del resto, il leader del movimento anti-casta ci mette del suo, dimostrando se non ignoranza, almeno una conoscenza molto superficiale della politica estera mediorientale e dei suoi temi, con una serie di dichiarazioni che sembrano non tenere conto non solo di ogni evidenza storica, ma anche di qualsiasi logica diplomatica. Al giornalista israeliano che lo intervista, infatti, non esita a dire che "parlare d'Israele è un tabù, come parlare dell'euro: appena lo tocchi, subito ti dicono che sei antisionista e razzista" e che "tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina, è filtrato da un’agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c’è un ex agente del Mossad. Ho le prove: Ken Livingstone, l’ex sindaco di Londra, ha usato testi arabi con traduzioni indipendenti. Scoprendo una realtà mistificata, completamente diversa", alludendo esplicitamente a un 'complotto ebraico' per 'controllare' ogni informazione sul Medio Oriente.

Complotto che a lui avrebbe svelato lo suocero iraniano, il quale "m'ha spiegato che le traduzioni (dei discorsi di Bin Laden, ndr) non erano esatte...", riferendosi all'affermazione di Ahmadinejad di voler cancellare Israele dalle mappe, una dichiarazione a suo dire 'viziata' dall'opera degli interpreti. Ma non solo, l'aver sposato un'iraniana fa dire a Grillo che "la donna, in Iran, è al centro della famiglia. Le nostre paure nascono da cose che non conosciamo" e che il regime di Ahmadinejad non è come quello descritto dai media internazionali: "quelli che scappano, sono oppositori. Ma chi è rimasto non ha le stesse preoccupazioni che abbiamo noi all'estero. L'economia lì va bene, le persone lavorano. È come il Sudamerica: prima si stava molto peggio. Ho un cugino che costruisce autostrade in Iran. E mi dice che non sono per nulla preoccupati". Il cugino, appunto. Che se non fosse per la serietà del contesto, farebbe pure ridere per l'involontaria citazione del (quasi) omonimo pezzo di Elio e le Storie Tese.

Ma che la famiglia per Grillo sia un'autorevole fonte di informazioni è evidente, così evidente che, inevitabilmente, Gantz finisce con il farci facile ironia: "se un giorno Grillo farà parte del governo italiano, il suocero avrà un ruolo fondamentale nella politica estera", descrivendo il futuro dell'Italia dopo la Repubblica delle veline. Un po' diverso da come probabilmente se l'era immaginato il comico che, però, presta il fianco a un vero e proprio massacro mediatico. Tra le altre 'perle' dell'intervista vi sono infatti una dichiarazione sui massacri in Siria, definiti "cose che non possiamo capire. Non sappiamo se sia una vera guerra civile o si tratti d'agenti infiltrati nel Paese", e una sulle esecuzioni disposte da Ahmadinejad: "un giorno ho visto impiccare una persona, su una piazza di Isfahan. Ero lì. Mi son chiesto: cos'è questa barbarie? Ma poi ho pensato agli Usa. Anche loro hanno la pena di morte: hanno messo uno a dieta, prima d'ucciderlo, perché la testa non si staccasse. E allora: che cos'è più barbaro?". Come se non fosse una questione di diritti umani calpestati, negati, annichiliti, ma alla fine contasse chi è 'meno barbaro'.

Uno show mediatico nel quale Grillo dimostra, paradossalmente, di non conoscere e non sapere usare quei new media che invece invoca in continuazione come voce di un fantomatico 'popolo della rete', che per il comico dovrebbe avere diritto sovrano su qualsiasi decisione politica, come dice al giornalista quando quest'ultimo, infastidito, gli chiede perché non risponde direttamente alle sue domande: "non ho gli elementi per decidere. È la gente che deve pronunciarsi, coi referendum sulla rete". Sarà, ma un leader è un leader e almeno deve tracciare delle direttive su cui chiedere alla gente di pronunciarsi. E non basta dire che non farà mai il premier o il segretario politico perché "non ne ho la statura" o che il blog, al centro di polemiche infuocate quasi giorno, da sette anni è affidato al fidato Gianroberto Casaleggio, "io parlo, lui scrive", per risolvere la questione. Al di là dell'aggressione verbale e della chiamata alle armi per cambiare uno stato di cose che non va più bene a nessuno, Grillo deve offrire soluzioni e prendere posizione e scordarsi risposte come quella offerta al giornalista israeliano sui matrimoni gay: favorevole? "Forse".

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