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Beppe Grillo sulla finale di Coppa Italia: "L'Italia è morta, funerali all'Olimpico: Amoroso recitava un Requiem"

  • beppegrillo.it

Beppe Grillo cavalca l'onda delle polemiche sulla Finale di Coppa Italia tra tra Napoli e Fiorentina, commentando l'indegno spettacolo in scena all’Olimpico di Roma con un durissimo post sul suo blog. In vista delle Europee del 25 maggio, con cui punta a superare il risultato del Partito Democrtico, il leader del Movimento 5 Stelle non perde occasione per fare capmagna elettorale. Quella del match funestato da scontri pre-partita ed episodi esecrabili in campo è troppo ghiotta per non essere presa al volo.

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"La Repubblica è morta, ma i suoi funerali sono indegni, troppo imbarazzanti - scrive Beppe Grillo sul suo blog - Ieri all'Olimpico veniva da piangere, come a un funerale". Altro che spettacolo sportivo, per Grillo l'Inno Nazionale cantato dalla salentina Amoroso ha accompagnato la fine della Repubblica: "Alessandra Amoroso sembrava recitare un Requiem. I politici sono stati tra i primi a scappare, amorevolmente scortati nelle loro auto blu, quelle non ancora vendute su Ebay (per ora ben sei!) dall'Ebetino incazzato nero per la Partita del cuore. Antognoni non gli passerà la palla e lui non calcerà un calcio di rigore...".

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Beppe Grillo scrive che gli si è "stretto il cuore" nel vedere Alessandra Amoroso cantare l'inno di Mameli "sommersa dai fischi in uno stadio sequestrato dagli ultrà con la Polizia impotente e i politici in tribuna d'onore, gente del calibro di Renzie". Uno spettacolo indegno, perchè "non abbiamo neppure la dignità di un buon funerale".

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Il post è l'occasione per tornare all'attacco degli avversari politici, in primis Matteo Renzi: "Devono andare fuori dal Parlamento e dalle Istituzioni i corrotti, gli indagati, i condannati in primo grado (Renzie)". Ma Grillo ne ha anche per Berlusconi, che ospite da Lucia Annunziata si definisce un Padre della Patria e continua a mantenere in piedi l'alleanza col Pd per le riforme istituzionali, mentre viene ricevuto dal Capo dello Stato pur essendo condannato per frode fiscale. Un fatto inaccettabile per Grillo: "Un pregiudicato che colloquia amorevolmente al Quirinale con Napolitano e che sconta una pena ridicola vale come cento stadi fischianti. Ma nessuno ci fa caso. Hanno tutti e due la cravatta, non sono tatuati non urlano. Sono diversamente ultrà".

Quello di Grillo è il ritratto impietoso di uno Stato ostaggio di poteri delegittimati: la Repubblica italiana ormai "è morta e i suoi cittadini non hanno più rappresentanza", con "la Polizia" e anche "parte della Magistratura" che resta "attonita" di fronte alla sua decaedenza, mentre "gli italiani sono sempre più incazzati di fronte allo scempio del Paese".

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