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Berlusconi a Bari: "Governo forte o voto a giugno. Sarò candidato premier"

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La manifestazione del Pdl a Bari, con Silvio Berlusconi sul palco in piazza della Libertà, è un ultimatum al Pd e allo stesso tempo una tappa della campagna elettorale, la seconda dopo quella del 23 marzo in piazza del Popolo a Roma. Perchè se Bersani non accetterà di dialogare con il centrodestra e governare insieme, per il Cavaliere l'unica strada è tornare al voto al più presto.

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Musica, cori e striscioni: secondo il Pdl per assistere alla manifestazione sono "giunte da ogni parte della Puglia almeno 150mila persone". Ad accogliere il Cavaliere c'è anche lo striscione (ironico?) del sindaco di Bari Michele Emiliano: "Caro Berlusconi, bentornato". Dopo pochi minuti di comizio, il leader lancia il suo ultimatum: "O c'è subito un governo forte e stabile per l'Italia o è meglio ridare subito la parola agli italiani votando a giugno". Poi l'annuncio dell'ennesimo ritorno in campo da protagonista: "Se ci saranno elezioni a giugno io mi candiderò a leader della coalizione della libertà e presidente del consiglio: non posso sottrarmi".

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Berlusconi ha fretta di tornare al voto ed ammette che "questo di Bari potrebbe essere il primo comizio della nostra campagna elettorale". Stavolta Berlusconi è convinto di vincere e dichiara trionfalmente dal palco che i sondaggi attestano il sorpasso del centrodestra (al 34%) sugli avversari. Il Cavaliere ne ha anche per Grillo e per gli eletti del Movimento 5 Stelle, che definisce "dilettanti allo sbaraglio". Chiede a Bersani di smettere di rincorrerli e lo prende in giro per le sue metafore: "Non capisco se è lui che scrive i testi di Crozza o viceversa".

Più volte dal palco Berlusconi torna a ribadire la necessità di un governo forte da formare subito ed accusa Bersani di voler escludere il Pdl per appropriarsi anche del Quirinale: "Siamo disponibili ad entrare in un governo di coalizione con il Pd e a indicare insieme il presidente della Repubblica, ma questi signori ci hanno detto di no e hanno solo uno 0,3% di voti in più (...) Bersani vuole i nostri voti ma non vuole un governo con noi, allora io gli dico: Bersani noi siamo moderati ma non abbiamo l'anello al naso, non stiamo a pettinare le bambole". Berlusconi cavalca l'onda di Renzi e ribadisce la necessità di fare in fretta per fronteggiare la crisi: "Oggi è il 13 aprile e sono passati quasi 50 giorni dalle elezioni. Non abbiamo ancora uno straccio di governo. Nel pieno di una crisi come questa, non possiamo permetterci una paralisi del genere".

Nel suo comizio Berlusconi rilancia gli 8 punti per l'Italia, di cui il primo resta l'abolizione e restituzione dell'Imu. Non mancano i temi della giustizia e l'affondo sulla persecuzione della magistratura, con un duro attacco al governatore pugliese Nichi Vendola: "Ci può insegnare come fare bene l'imputato: con i magistrati che lo giudicheranno lui ci va amichevolmente a pranzo" ha detto in merito alle foto pubblicate da Panorama due giorni prima del voto. Dalla platea si sollevano fischi e cori contro il leader di Sel, ma soprattutto quando Berlusconi parla dell'ipotesi che Prodi venga eletto al Quirinale: "Con lui presidente della Repubblica ci converrebbe andare tutti all'estero".

L'ultima chiamata a Bersani trova una porta chiusa nello stesso segretario Pd, che in mattinata a Roma, durante la manifestazione contro la povertà, ha dichiarato: "Il governissimo non é una risposta credibile e poi come si può pensare che io faccia un governo con Brunetta e Gasparri?". Di questo passo, le larghe intese evocate da Napolitano, appaiono sempre più lontane.

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