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Berlusconi a Italia domanda: "Non candido Dell'Utri. Governo Monti come quello fascista"

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Silvio Berlusconi è tornato in onda in prima serata una settimana dopo lo show di Servizio pubblico. Stavolta il Cavaliere ha giocato in casa, intervistato da Alberto Bilà a Italia domanda, il programma di Canale5 che già mercoledì scorso ha ospitato Pierluigi Bersani. Il leader Pdl ha affrontato tutti i temi della campagna elettorale, attaccando duramente gli avversari e anticipando qualche decisione in merito alla composizione delle liste.

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Uno dei temi forti di Berlusconi in questa campagna elettorale è la riforma della Costituzione, necessaria a suo parere per fornire maggiori poteri all'esecutivo e rendere il Paese maggiormente governabile. Poi c'è l'abolizione dell'Imu, la grande promessa di Berlusconi, che assicura di aver già programmato i primi provvedimenti del suo ipotetico governo in caso di vittoria: "Noi nel primo consiglio dei ministri abbiamo già un dl che prevede abrogazione dell’Imu sulla prima casa e sappiamo già dove andare a prendere i soldi, così come è avvenuto con l’Ici nel 2008". Poi ribadisce che la reintroduzione della tassa sulla casa è stato un errore politico del governo Monti, contro cui il Pdl non ha potuto opporre resistenza: "La casa non deve essere toccata da nessuna imposta. Con questa imposizione e la rivalutazione dei valori catastali l’Italia è il secondo paese in Ue per imposizioni sulla casa. Era un’imposta che non doveva essere messa. Noi siamo stati costretti a votare questo provvedimento per non far cadere il governo dopo qualche giorno dal suo insediamento".

Ma l'intervento del Cavaliere è infarcito soprattutto di attacchi agli avversari. A partire da Mario Monti e il suo governo, che "ha agito con maggiori poteri di quello fascista" in quanto "ha usato il decreto legge anche per cose ordinarie". Berlusconi ripercorre le tappe della sua ultima esperienza a Palazzo Chigi, che ha incontrato le prime difficoltà con l'abbandono di Gianfranco Fini (o la cacciata, come direbbe il leader di Fli) al Pdl: "Se ne andò per fondare un piccolissimo partito, che raggiunge a malapena l’uno per cento. Un suicidio politico, dietro la promessa di diventare premier di una maggioranza di centrosinistra". Sempre il centrosinistra sarebbe stato artefice della caduta del governo Belrusconi, corrompendo alcuni parlamentari pur di mettere fine in anticipo alla legislatura: "Avendo avuto una maggioranza sempre più risicata per il passaggio a sinistra, acquistato dalla sinistra stessa, di alcuni nostri parlamentari, ed essendo rimasti con due parlamentari di maggioranza abbiamo ritenuto di lasciare per un governo tecnico. Per senso di responsabilità e amor di patria ci siamo dimessi. Abbiamo sbagliato ma con il senno di poi sono piene le fosse".

Nessuna colpa, invece, può essere addebitata al suo governo per la crisi economica che ha colpito l'Italia, piuttosto è stata acuita dalle misure di austerità varate dal governo Monti: "Il governo dei cosiddetti tecnici ha applicato acriticamente quella politica del rigore a una economia che non era in crescita: l’ha portata dentro una spirale recessiva pericolosa". Berlusconi ribadisce la sua tesi per cui lo spread non dipende dai governi, ma da altri fattori come la debolezza dell'euro. Poi ci tiene a smarcarsi dall'accusa di non aver mai stigmatizzato con forza l'evasione fiscale: "Quando lo Stato chiede al cittadino troppi soldi rispetto a quanto guadagna, con un’aliquota oltre il 40%, il cittadino sente dentro di sé che è un furto o addirittura una rapina. Ciò non lo giustifica se evade, ma si sente autogiustificato a non pagare. E’ una cosa che non si può accettare, ma lo Stato deve pesare di meno sui cittadini".

Marcello Dell'Utri, chiesti sette anni per mafia: "Mediava tra Berlusconi e Cosa nostra"

Infine, il tema spinoso della candidatura di Marcello Dell'Utri. Dopo la requisitoria del procuratore generale di Palermo Luigi Patronaggio, che ha chiesto la condanna del cofondatore di Forza Italia a sette anni di carcere nel processo d'Appello che lo vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, Berlusconi ha deciso che il senatore Pdl non sarà candidato al Parlamento nelle liste del partito: "Il mio spirito garantista e la conoscenza della persona, straordinaria, un credente convinto, una persona dotata di qualità umane e morali straordinarie avrebbe tutti i diritti di essere messo in lista. Temo che dovremo chiedergli il sacrificio di non stare in lista perché la sinistra ne approfitterebbe". Si attende la risposta di Dell'Utri, che invece si era detto convinto di candidarsi "fino alla morte".

Una scelta di opportunità politica, dunque, che però non impedisce a Berlusconi di commentare duramente la richiesta di condanna avanzata dal magistrato per Dell'Utri. Una requisitoria che lo riguarda da vicino, visto che il senatore del Pdl è accusato di aver fatto da mediatore tra Berlusconi e Cosa Nostra: "Affermazioni di questi pm tipo Ingroia sono affermazioni criminali perché lontanissime dalla verità: da imprenditore a tutto potevo pensare piuttosto che andare a fare accordi con la mafia e con i miei governi ho combattuto la mafia come nessun altro ha fatto".

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