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Berlusconi a Vespa: "Se Monti si candida, faccio un passo indietro"

"Se Monti si candidasse a fare il leader farei il passo indietro": così Berlusconi risponde al pressing sul ritiro della sua candidatura e lo fa durante l'incontro a Roma per la presentazione dell'ultima fatica letteraria di Bruno Vespa, Il palazzo e la piazza. Rimandato di qualche giorno a causa del fermento intorno alla sua candidatura del Cavaliere, il lancio del libro di Vespa è ormai una tradizione consolidata, che ogni anno si trasforma in un comizio politico per Berlusconi.

Berlusconi alla presentazione del libro di Vespa: guarda il video

L'incontro inizia con una domanda semplice e diretta. Vespa chiede al Cavaliere se intenda confermare la sua candidatura alla premiership: "Grazie dell'inizio facile - ironizza Berlusconi - Ma vuole la risposta di ieri, di stamattina, di oggi a pranzo o di adesso?". E la risposta, inaspettata, arriva subito. Berlusconi dichiara di essere risceso in campo per il "bene del mio Paese", senza "motivi di ambizione personale". Per questo motivo il Cavaliere sarebbe disposto a farsi da parte se Mario Monti prendesse in mano il progetto di unificare i moderati. In quel caso offrirebbe la propria esperienza per fare da "regista" o "coordinatore" della coalizione di centrodestra.

Berlusconi contro lo spread: è un imbroglio

Quella di Berlusconi è decisamente un'inversione di tendenza rispetto all'atteggiamento battagliero mostrato il giorno prima durante la telefonata a Mattino 5, in cui era partito all'attacco dello spread, dell'Europa e delle politiche di austerità del governo. Difficile immaginare una coalizione in cui Monti e Berlusconi possano coesistere, pur con funzioni e responsabilità diverse, se queste sono le premesse. Ed è lo stesso Berlusconi a precisarlo: "Non credo che Monti accetti di diventare uomo di parte o di partito ma se decidesse di aderire a questa richiesta vi aderirebbe tutto schieramento moderato. Anche io glielo proposi, Monti mi disse che non era suo intendimento". Peraltro, rivela Berlusconi, era stato lui stesso ad offrire a Mario Monti di diventare ministro dell'Economia del suo Governo e sembra convinto che la legislatura sarebbe andata diversamente se il Professore avesse accettato.

Ma il Cavaliere dall'indole più dimessa a colloquio con Vespa non è certo uno che si dà per vinto: è evidente che l'intenzione è ancora quella di riprendersi la scena, provando perlomeno ad ottenere un pareggio al Senato che per il Pdl sarebbe praticamente una vittoria. "Il mio passo indietro o avanti dipende da come si sviluppano le cose - ha detto Berlusconi - Spinto dai miei ho accettato di potere essere candidato premier (...) Da parte mia c'era e c'è una giusta esigenza di consegnarmi ad un periodo di riposo, ma se c'è bisogno di una mia attiva presenza io ho sempre detto che sono a disposizione". Come leader della coalizione di centrodestra, Berlusconi si dice fiducioso di poter recuperare i voti del 2008, quando il Pdl, appena dopo la fondazione, era intorno al 40%.

Il Cavaliere sembra averci ripensato anche per quanto riguarda la leadership del segretario del Pdl Angelino Alfano: "Non è affatto escluso che Alfano, che ha tutta la mia stima e che considero tra i migliori protagonisti della politica italiana, è assolutamente possibile che sia lui il candidato premier e ieri sera ho avuto l'ok della Lega, quindi la sua candidatura è in pole position". Sulla scelta di aprire nuovamente all'ipotesi Alfano potrebbero aver influito i sondaggi, le divisioni interne al Pdl e le posizioni della Lega, che ieri ha fatto sapre di non essere disposta a ricostituire l'alleanza se il candidato sarà Berlusconi.

Il tono si fa più severo quando si parla degli ex alleati: Casini, spiega Berlusconi, aveva promesso che sarebbe tornato sui suoi passi se la guida del Pdl fosse passata ad Alfano, ma questo non è mai successo. Anzi, il leader Udc ha cominciato a dialogare sempre più intensamente con la sinistra. Gianfranco Fini, invece, è stato il responsabile del fallimento della riforma della Giustizia che il governo ha tentato di portare avanti nel 2010, perchè secondo Berlusconi "è vicino all'Anm". Nessuna critica, invece, nei confronti di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle, cui Berlusconi tende un assist proprio nel giorno delle polemiche per l'espulsione di Favia e della Salsi: "Sulla protesta siamo d'accordo. Sul consenso, paragonare quello di Mussolini a Grillo, non sono assolutamente d'accordo".

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