Excite

Berlusconi ascoltato dai magistrati di Palermo: "Nessun ricatto da Dell'Utri"

  • Infophoto

Dopo un tira e molla durato tutta l’estate, tra rinvii e impedimenti più o meno legittimi, Silvio Berlusconi è stato ascoltato come testimone dai magistrati di Palermo che indagano sulla presunta estorsione ai suoi danni ad opera del senatore Pdl Marcello Dell’Utri. Nata da una costola del inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, l’indagine dei pm siciliani è volta ad accertare la natura dei flussi di denaro che negli ultimi anni sono passati da Berlusconi al suo ex braccio destro (Dell'Utri è stato co-fondatore di Forza Italia, nonché uomo di punta Fininvest), cifre talmente imponenti da aver suscitato il sospetto di un ricatto.

Berlusconi diserta l'audizione dai magistrati di Palermo

Berlusconi è stato ascoltato a Roma, in una caserma della Guardia di Finanza, dove è stato raggiunto dal Procuratore Capo Messineo e dal Procuratore aggiunto Ingroia: un'audizione che i magistrati palermitani erano stati costretti a rinviare per due volte a causa degli impegni avanzati dall’ex premier. Stavolta invece Berlusconi ha parlato, per circa tre ore.

Sentito come testimone, il Cavaliere non ha potuto beneficiare della presenza dei suoi avvocati (in quanto non figura come indagato ma come persona informata sui fatti), che hanno atteso fuori dalla caserma e spiegato ai cronisti cosa avrebbe riferito Berlusconi nel colloquio riservato. Alla richiesta dei pm sui 40 milioni di euro che in dieci anni sono stati versati al senatore Dell'Utri, Berlusconi ha risposto che si tratta di semplici prestiti ad una persona in difficoltà.

Dell'Utri indagato a Palermo per estorsione a Berlusconi

Nulla di losco, insomma, solo beneficenza per aiutare un amico. Più o meno la stessa motivazione accampata per spiegare, nel processo di Milano che lo vede imputato per sfruttamento della prostituzione, i 20 milioni di euro elargiti negli ultimi anni alle decine di ragazze che sono transitate ad Arcore per le famose "cene eleganti" (e dopocena annessi).

La somma versata a Dell’Utri, invece, secondo la Procura, potrebbe essere il prezzo dell'estorsione subita: una cifra richiesta per conto della mafia in cambio di protezione o una contropartita per il silenzio sui rapporti dell’ex premier con esponenti dei clan palermitani. Ad insospettire gli inquirenti è soprattutto la compravendita di una villa sul lago di Como, un affare al contrario per Berlusconi: il suo valore è di 10 milioni di euro, ma il Cavaliere l’ha comprata da Dell’Utri (che peraltro continua a viverci) per 23 milioni. Piuttosto strano per un imprenditore scaltro come lui.

Nel colloquio i pm hanno chiesto a Berlusconi dei suoi rapporti con Vittorio Mangano, il famoso stalliere di Arcore condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, ed Antonino Cinà, imprenditore siciliano ex socio del senatore Pdl, anche lui condannato per mafia: due figure che al Cavaliere erano sembrate "persone perbene" in quanto presentategli da Dell’Utri.

Per quest’ultimo, solo parole d’affetto: le donazioni, ha sottolineato Berlusconi, servivano per aiutare disinteressatamente "un amico e prezioso collaboratore" per le sue esigenze personali e familiari, come le ristrutturazioni immobiliari o l'acquisito di libri. Soddisfatti i legali Longo e Ghedini: "Il presidente Berlusconi ha chiarito compiutamente tutti gli aspetti della vicenda".

politica.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017