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Berlusconi alla radio francese contro i giudici: "Rivoluzione se mi manderanno in carcere"

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Silvio Berlusconi torna all’attacco sul tema della giustizia, con una dichiarazione destinata a scatenare una nuova ondata di polemiche. Convinto di avere dalla sua parte ampi settori dell’elettorato italiano, il Cavaliere ha lanciato un messaggio piuttosto duro all’indirizzo della magistratura, in primis di Milano, che potrebbe dar corso ai vari processi con altre condanne in sede penale ed eventuali misure di natura detentiva.

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Persa l’immunità parlamentare dopo il voto del Senato sulla decadenza dai pubblici uffici, il capo di Forza Italia teme infatti che si aprano le porte del carcere, nel caso in cui qualche giudice decida di andare fino in fondo nell’uno piuttosto che in un altro dei procedimenti in corso. Mettendo le mani rispetto ad un simile scenario, l’ex presidente del Consiglio di centrodestra ha così ribadito, rispondendo alle domande di un giornalista della radio francese Europe 1, l’intenzione di puntare sul consenso popolare per disinnescare quella che considera un’offensiva giudiziaria a tutto campo.

Non ho paura, anche se adesso so che possono controllarmi il telefono e poi arrestarmi, dopo avermi tolto il passaporto”, ha attaccato Berlusconi nell’intervista all’emittente transalpina, “anche perché in quel caso ci sarebbe una rivoluzione in Italia”.

Parole forti, solo in parte stemperate dalla precisazione successiva: “Sarà difficile che decidano di mandarmi in prigione, perché avrei immediatamente la maggioranza dei cittadini alle prossime elezioni politiche. Si conferma così, a pochi giorni dal formale passaggio all’opposizione del partito rifondato in seguito allo scioglimento del Pdl ed al divorzio coi centristi di Alfano e Giovanardi, la linea dura della nuova Forza Italia nei confronti delle toghe (milanesi e non solo), alla luce di uno scontro frontale in procinto di riesplodere da un momento all’altro in occasione di future sentenze e atti processuali dietro l’angolo.

Sondaggi alla mano, l’inasprimento dei toni e la rottura coi vecchi alleati di governo sembra aver dato già i suoi frutti in termini di consenso per i prossimi appuntamenti con le urne, ma da qui ad immaginare il popolo forzista in rivolta per la condanna del leader, la strada è ancora lunga.

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