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Berlusconi candidato Premier 2013: "Lo vuole la gente"

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E' "una scelta che non avrei voluto fare ma a cui mi stanno spingendo i sondaggi, centinaia di lettere e di messaggi del popolo dei moderati". Spiega così Silvio Berlusconi la decisione di ricandidarsi alla guida del partito, dopo aver trascorso giorni a studiare proiezioni e dati statistici relativi al voto del 2013. Perché senza il Cavaliere, il Pdl rischia di uscire dalle elezioni del prossimo anno con le ossa rotte.

E dunque, benché avrebbe voluto passare il testimone, l'ex Presidente del Consiglio sceglie di rinunciare al buen retiro in nome dei suoi elettori, che lo vogliono ancora leader del movimento da lui fondato agli inizi degli anni '90. Del resto, i sondaggi non lasciano dubbi: alle elezioni del 2013, senza Berlusconi il Pdl non arriverebbe al 10%, con Angelino Alfano candidato premier e il Cavaliere presidente del partito la percentuale salirebbe al 18%, mentre con Berlusconi di nuovo in corsa per la presidenza del Consiglio e il delfino al suo fianco le preferenze toccherebbero il 30%.

Ecco allora spiegata la decisione di ri-scendere in campo da parte del Cavaliere, che per preparare al meglio questa nuova avventura politica ha annullato le vacanze a Villa Certosa, in Sardegna, e ha scelto di restare ad Arcore, per predisporre i contenuti del prossimo progetto e la strategia della campagna elettorale. Le idee ci sono già: intanto un nuovo nome per il partito, che richiamerà le origini di Forza Italia, poi una squadra giovane e consultazioni con leader internazionali con i quali Berlusconi è rimasto in buoni rapporti. Quindi una scelta oculata di candidati per ottenere voti a livello locale.

Di certo l'impresa non è facile, in primis perché anche se nella migliore delle ipotesi l'ex premier ottenesse il previsto 30% di preferenze, questa percentuale potrebbe lo stesso non bastargli per governare. In un simile scenario, l'eventualità sarebbe quella di una grande coalizione e in tal caso allora diventerebbe fondamentale poter contare sul consenso di cui sopra. Dunque è importantissimo arrivare all'appuntamento del 2013 con un partito compatto e con obiettivi condivisi.

Berlusconi lo sa bene e per questa ragione punta a non scontentare Alfano - "bravissimo" - e a mantenere per lui un ruolo di primo piano, oltre che a smantellare la macchina delle primarie, che non solo non avrebbe senso con la sua ricandidatura, ma sotrarrebbe pure forze preziose al partito. E se sui processi a suo carico, tra cui su tutti quello per il Rubygate, ostenta sicurezza - "le cose andranno bene" - a livello di programma afferma che è necessario restituire "ottimismo a un Paese in preda a una crisi di sfiducia". Il guanto è stato lanciato.

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