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Berlusconi condannato a 4 anni di carcere in appello per il processo Mediaset

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Silvio Berlusconi è stato condannato a 4 anni di carcere nel processo Mediaset. I giudici della Corte d'Appello di Milano lo hanno ritenuto colpevole del reato di frode fiscale per irregolarità nella compravendita dei diritti tv da parte dell'azienda, acquistati a prezzi gonfiati per creare fondi neri da un lato ed evadere il fisco dall'altro attraverso la creazione di società off-shore. La sentenza d'appello è arrivata in serata, dopo la Camera di Consiglio iniziata alle 14 e durata oltre cinque ore. Fedele Confalonieri è stato assolto, come in primo grado.

Processo Mediaset, Berlusconi condannato a 4 anni in primo grado

I giudici di Milano confermano integralmente il giudizio di primo grado che dichiarava colpevole il leader Pdl condannandolo ad una pena di 4 anni di reclusione (3 dei quali indultati) e l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e quella dalle cariche societarie per 3 come pena accessoria. Nella motivazione della sentenza di primo grado i giudici avevano parlato di "un’evasione fiscale notevolissima" realizzata attraverso il meccanismo di gonfiare, attraverso passaggi tra società intermediarie, i costi d’acquisto dei diritti dei film da trasmettere in tv. Lo scopo è duplice: evadere il fisco e creare fondi neri nella disponibilità di Berlusconi, considerato il "dominus indiscusso" di quello che viene definito "un preciso progetto di evasione esplicato in un arco temporale ampio e con modalità sofisticate".

La sentenza è arrivata dopo che la Corte d'Appello di Milano ha respinto la richiesta di sospensione del procedimento avanzata dai legali del Cavaliere, disponendo "il procedersi oltre" del processo. I giudici hannno ritenuto, in attesa della decisione della Consulta sul conflitto di attribuzione, "che non si tratta di sospensione necessaria" e che comunque "la pronuncia della Corte Costituzionale non è decisiva". Il processo era già stato sospeso a causa delle elezioni politiche di febbraio e successivamente in attesa della decisione della Cassazione sull'istanza di rimessione avanzata dall'ex premier, respinta l’altro ieri. Respingendo la richiesta dell'avvocato Longo, la Corte ha accolto la tesi del procuratore generale Laura Bertolè Viale: se la Consulta "riterrà fondato" il conflitto, aveva spiegato l'avvocato, questo annullerà solo alcune parti del processo che verranno poi sanate in Cassazione.

Il processo dovrà concludersi in Cassazione nei prossimi mesi: la prescrizione scatta il 14 luglio 2014, dunque la sentenza sarà esecutiva se confermata anche dalla Suprema Corte entro quella data. In tal caso a pesare sarà soprattutto la pena dell'interdizione dai pubblici uffici, che mette il leader Pdl nella condizione di essere escluso dall'esecizio delle cariche pubbliche aprendo la questione della decadenza dalla carica di parlamentare. Berlusconi dovrà anche risarcire le spese processuali per 10 milioni di euro all'Agenzia delle Entrate

Intervistato dal Tg5 in merito al processo in corso, Berlusconi si era scagliato ancora una volta contro la magistratura, invocando la costituzione di una Commissione parlamentare: "Con una sentenza che mi vuole condannare a 4 anni di carcere con l’interdizione dai pubblici uffici si verifica un attacco ai miei diritti politici: dovremo dar vita prima o poi ad una inchiesta in Parlamento per verificare questa situazione e per porre fine ad un fenomeno come questo". Il leader, che aveva comunque auspicato un'assoluzione, ha atteso il dispositivo della sentenza nel suo quartier generale a Palazzo Grazioli a Roma.

I primi commenti da parte dei legali di Berlusconi parlano di una decisione preventivata visto il clima ostile del Tribunale di Milano nei confronti dell'imputato: "La forza della prevenzione è andata al di là della forza dei fatti, avevamo la consapevolezza che sarebbe andata così - ha commentato l'avvocato e parlamentare Pdl Niccolò Ghedini - Non sono stati ascoltati alcuni testi che avevamo richiesto, non si è tenuto in nessun conto i nuovi documenti che avevamo presentato, non si è deciso di aspettare la Corte Costituzionale, la cui decisone è stata addirittura giudicata irrilevante". Poi l'affondo sui magistrati di Milano: "In qualsiasi altro tribunale non avremmo mai avuto una sentenza di questo tipo, se l'imputato non si fosse chiamato Silvio Berlusconi". Sulla tenuta della stabilità politica del governo Letta alla luce della condanna, Ghedini ha commentato: "Non credo ci sia una correlazione, quello che viene messa a rischio è la stabilità del diritto che è una cosa che a me, in quanto avvocato, preoccupa di più".

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