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Berlusconi condannato a 7 anni nel processo Ruby per concussione e prostituzione minorile

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di Claudia Gagliardi

Silvio Berlusconi è stato condannato a 7 anni di carcere e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici dai giudici della IV sezione penale del tribunale di Milano nel processo Ruby: la sentenza di primo grado lo riconosce colpevole dei reati di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, contestati dall'accusa in merito rispettivamente alla nota telefonata in Questura a Milano per il rilascio della minorenne Karima El Marhoug (Ruby Rubacuori) e al "sistema prostitutivo" delle cene di Arcore così come ricostruito dai pm Antonio Sangermano e Ilda Boccassini.

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La condanna è più alta rispetto ai 6 anni richiesti dai pubblici ministeri: i giudici hanno rimodulato l’accusa in concussione per costrizione invece che per induzione, come ipotizzato dall'accusa, dichiarando Berlusconi colpevole per le telefonate ai funzionari Ostuni e Iafrate la sera del 27 maggio 2010. Mentre si trovava a Parigi per un vertice Ocse, Berlusconi viene avvertito dell'arresto di Ruby, denunciata per furto: secondo la tesi dell'accusa, confermata ampiamente dalla sentenza, con più telefonate Silvio Berlusconi ha di fatto costretto i funzionari della Questura di Milano a rilasciare l'allora minorenne Karima El Marhoug per evitare un caso diplomatico (attribuendole la parentela con il presidente egiziano Mubarak) e ad affidarla a Nicole Minetti (indicata con la carica inesistente di "consigliera ministeriale") abusando della sua qualità di Presidente del Consiglio. Riconosciuto anche il reato di prostituzione minorile. Oltre alla condanna a sette anni di carcere, la Corte ha disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed anche l’interdizione legale per la durata della condanna.

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Il Tribunale ha stabilito anche la trasmissione degli atti alla Procura di Milano per ulteriori indagini al fine di evidenziare eventuali ipotesi di reato come la falsa testimonianza e la corruzione in atti giudiziari: i pm dovranno valutare le dichiarazioni di una lunga serie di testimoni, tra cui moltissime delle ragazze presenti alle cene di Arcore e che hanno dichiarato di percepire dall'imputato (durante il processo) una rendita mensile di circa 2500-3000 euro, nonchè alcuni personaggi dell'entourage di Berlusconi ascoltati in questi due anni di sentenze, compresi il viceministro Bruno Archi e le parlamentari Maria Rosaria Rossi e Licia Ronzulli. Potrebbe dunque aprirsi un nuovo filone giudiziario per verificare nuove ipotesi di reato ed eventualmente avviare un processo "Ruby-ter".

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L'accusa aveva chiesto per Berlusconi la condanna a 6 anni di carcere, cinque per l'accusa di concussione e uno per quella di sfruttamento della prostituzione minorile, più la pena accessoria prevista dal codice penale dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici (che comporta l'ineleggibilità ad ogni carica pubblica nonchè l'immediata decandenza dal mandato parlamentare). Le accuse sono sempre state negate dall'ex premier, che ha commentato solo in serata la condanna: "Ero veramente convinto che mi assolvessero perché nei fatti non c'era davvero nessuna possibilità di condannarmi - ha attaccato Berlusconi - E invece è stata emessa una sentenza incredibile, di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese. Non è soltanto una pagina di malagiustizia, è un'offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell'Italia un Paese davvero libero e giusto".

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I giudici si sono ritirati in camera di Consiglio per emettere la sentenza nei confronti di Silvio Berlusconi alle 9.45, senza alcuna indicazione sull'orario della lettura della sentenza, arrivata dopo oltre 7 ore. Il collegio presieduto da Giulia Turri e composto da due donne (come accaduto già nel processo Mills e nella causa di divorzio da Veronica Lario), Carmen D'Elia e Orsolina De Cristofaro, si è riunito dopo che gli avvocati del Cavaliere, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno depositato due memorie: una "brevissima" che integra la principale e un'altra di sette pagine ad integrazione dell’arringa difensiva dello scorso 3 giugno, "una breve memoria di commento" alle dichiarazioni rese da Ruby al processo parallelo, il cosiddetto Ruby bis a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile.

Il Cavaliere non si è presentato in aula, così come erano assenti le due parti lese, Karima El Mahroug (Ruby) e i funzionari della questura di Milano che non si sono costituiti parte civile. In aula non c'era neanche il pm Ilda Boccassini (la sua assenza era già prevista per impegni concordati da tempo), che nella seconda parte della requisitoria aveva formulato la richiesta di condanna per il Cavaliere: l'ha sostituita il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati affiancando il pm Antonio Sangermano, una presenza che rivela anche l'unità della Procura di Milano nell'affrontare questo delicato processo. L'imputato ha atteso la sentenza ad Arcore insieme allo stato maggiore del Pdl tra cui Capezzone, Verdini ed altri per valutare la strategia politica dopo il verdetto. In aula a Milano decine di cronisti ed inviati da tutto il mondo hanno seguito la lettura del dispositivo: la notizia ha fatto irruzione come 'breaking news' sui media di tutto il mondo, dal Wall Street Journal allo spagnolo El Mundo, dai britannici Bbc e Financial Times, fino al tabloid tedesco Bild e al francese Le Figaro.

Dopo la sentenza Daniela Santanchè, uscita dal Tribunale, ha subìto una dura contestazione al grido di "vergogna" e "a casa". Ai microfoni dell'inviato del TgLa7 Guy Chiappaventi ha rilasciato le prime dichiarazioni dopo il verdetto: "Uno schifo, una vergogna, la giustizia non di casa in questo Tribunale, volevo vedere le tre donne che hanno giudicato il presidente Berlusconi e ci sono rimasta male, come possono delle donne usare le donne per una sentenza politica? Peggio di così era difficile da immaginare. Ma il governo con questo processo non c'entra niente". E sulla decisione della corte di indagare l'entourage di Berlusconi per falsa testimonianza, la Santanchè commenta: "Mi aspettavo anche di più, che li mettessero direttamente in carcere". Anche la showgirl Marysthelle Polanco, una delle ospiti di Berlusconi, ha commentato all'Ansa la sentenza, nella quale peraltro è stata citata per la trasmissione alla Procura degli atti delle sue deposizioni in aula per presunta falsa testimonianza: "Sono scioccata non mi hanno creduto, non ci hanno creduto, io ho detto la verità e se mi chiamano di nuovo ripeterò quello che ho sempre raccontato".

L'avvocato Niccolò Ghedini, dopo la sentenza, ha parlato ai giornalisti fuori dal Tribunale di Milano: "Ero convinto che avrebbero dato a Berlusconi più anni rispetto alle richieste della Procura. E' una sentenza larghissimamente attesa, faremo appello fino in Cassazione. E' una sentenza che va al di là degli atti processuali, sono tre anni che dico che qui non si può fare questo processo. La Corte è intervenuta addirittura sulla qualifica giuridica del fatto (la concussione per costrizione, ndr): la stessa Procura non ha mai pensato che Ostuni e Iafrate (i funzionari della Questura di Milano oggetto di concussione, ndr) fossero stati costretti. E' una sentenza che va oltre la realtà processuale". Durissima anche la reazione della primogenita dell'ex premier, Marina Berlusconi, che ha parlato di un processo fatto "per sfigurare un nemico politico": "La condanna era scritta fin dall’inizio, nel copione messo in scena dalla Procura di Milano. Mio padre non poteva non essere condannato. Ma se possibile il Tribunale è andato ancora più in là, superando le richieste dell’accusa e additando come spergiuri tutti i testi in contrasto con il suo teorema. Non ha alcuna importanza che dopo anni incredibilmente passati a spiare dal buco della serratura non siano riusciti a trovare nulla, perchè nulla c’era da trovare".

Dal Pdl è tutto un coro di accuse ai giudici di Milano: "colpo di stato", "complotto dei magistrati", "sentenza assurda" sono i commenti degli esponenti più in vista del partito, da Cicchitto a Brunetta, da Schifani a Gasparri. Di fronte ad una sentenza in grado di incidere notevolmente sugli equilibri politici nazionali e che getta accuse pesantissime sul leader del partito con cui si è scelto di andare al governo, il Pd ha commentato con una fredda nota ufficiale pubblicata sul sito internet del partito: "Il Partito Democratico prende atto della sentenza pronunciata dai giudici della quarta sezione del Tribunale penale di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi. Come sempre, il Pd esprime rispetto per le decisioni, di qualunque segno siano, che la magistratura prende nella propria autonomia". Massimo D'Alema ha commentato la sentenza in merito ai possibili risvolti per l'esecutivo Letta: "Penso che il governo non possa far dipendere il suo destino dalle sentenze. Anche perchè forse ve ne saranno altre. Penso all'inchiesta di Napoli per la compravendita di parlamentari. E quindi bisogna assolutamente che il governo si occupi dei problemi degli italiani e non di processi di Berlusconi".

Il calendario dei processi dell'ex premier è ancora fitto di impegni. Nuove tegole giudiziarie potrebbero arrivare prossimamente. Dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha rigettato il ricorso per il legittimo impedimento in un'udienza del processo Mediaset, il processo per i diritti tv procede spedito verso il terzo ed ultimo grado di giudizio: la Cassazione dovrebbe esprimersi sulla condanna a 4 anni e all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni emessa in secondo grado. Una conferma della sentenza farebbe scattare in automatico la decadenza del mandato elettorale per Berlusconi e lo proietterebbe fuori dalla politica attiva. Giovedì 27 giugno, invece, si tiene l’udienza preliminare dell'inchiesta napoletana sulla presunta compravendita dei senatori all'epoca del governo Prodi, mentre nello stesso giorno a Roma la Cassazione si esprime sulla sentenza che ha condannato la Fininvest a risarcire la Cir di Carlo De Benedetti con la maxicifra di 564 milioni di euro in merito al cosiddetto "lodo Mondadori".

Processo Ruby, la lettura del dispositivo della sentenza

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