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Berlusconi contro Alfano e i ministri Pdl: "Ricordatevi di Fini"

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Niente da fare per Enrico Letta. Nonostante il premier ce la metta tutta per guadagnarsi attenzione mediatica, alla fine a vincere è sempre lui: Silvio Berlusconi. Il Presidente del Consiglio infatti oggi è stato ospite di Massimo Giletti a L'Arena, su Rai 1, ma la sua intervista è stata presto scalzata nei fatti del giorno da quella rilasciata dal Cavaliere a Huffington Post. Una serie di dichiarazioni che arrivano in risposta a quelle fatte poche ore prima da Angelino Alfano che, a sua volte ospite a SkyTg 24, ha detto a Maria Latella che è intenzione sua e del gruppo di senatori che lo segue di chiedere a Berlusconi di continuare a sostenere il governo anche se voterà a favore della sua decadenza.

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Parole che non sono piaciute al Cavaliere, che ha replicato a stretto giro di posta, di fatto ponendo un aut aut al suo (ex?) delfino. "Credo sempre alla buona fede di tutti. E anche a loro dico: se si contraddicono i nostri elettori, non si va da nessuna parte", ha dichiarato Berlusconi, senza nominare Alfano e parlando genericamente degli esponenti del Pdl che vogliono che il governo vada avanti anche in caso di ok alla decadenza. "Anche Fini e altri ebbero due settimane di spazio sui giornali, ma poi è finita come è finita", ha continuato l'ex premier, concludendo con una frase sibillina di quelle che lasciano pochi dubbi: "Ripeto: è nel loro interesse ascoltare cosa dicono i nostri elettori, per non commettere errori che li segnerebbero per tutta la vita". Per la serie: a buon intenditor, poche parole.

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Berlusconi infatti ha una domanda per i senatori 'ribelli' del Pdl: "Come possono votare la mia estromissione dal Parlamento sulla base di una sentenza politica fondata sul nulla, una sentenza che ha contraddetto incredibilmente due altre sentenze della stessa Cassazione esattamente sugli stessi fatti?". Perseverare in questa direzione per il Cavaliere significa una sola cosa: volerlo "uccidere" politicamente. "Come può pretendere il Partito democratico che i nostri senatori e i nostri ministri continuino a collaborare con chi, violando le leggi, compie un omicidio politico, assassina politicamente il leader dei moderati?", ha domandato infatti (retoricamente), mandando allo stesso tempo un chiaro messaggio ai suoi. Ad ogni modo, ha concluso, "gli italiani hanno capito che è a dir poco sospetta questa fretta di espellermi dalle istituzioni" e dunque "sarà un boomerang per la sinistra".

La questione dello strappo nel partito è stata poi affrontata anche da un'altra prospettiva, ovvero la nascita della nuova Forza Italia. Se Berlusconi infatti da un lato ha negato di essere uno "sfasciacarrozze" e di volere invece salvaguardare e - anzi - dare nuove opportunità al "patrimonio di persone, di parlamentari, di consiglieri regionali, provinciali e comunali, di dirigenti sul territorio, di militanti" che costituisce il Pdl, dall'altro ha ribadito che il partito così com'è è superato: "Sentiamo forte l'esigenza, dopo quello del ’94, di un nuovo appello agli uomini e alle donne che amano la libertà e che vogliono restare liberi. Forza Italia è tutto questo, ed è sempre rimasta nel nostro cuore", confermando di fatto che l'esperienza del Popolo della Libertà è ormai archiviata.

Dunque ora è dentro o fuori e se tra Berlusconi e Alfano continuerà questo gioco delle parti, con entrambi fermi sulle proprie posizioni, nonostante i proclami di unità la probabilità che lo strappo si consumi aumenta di giorno in giorno e a quel punto il centrodestra dovrà fare i conti con una scissione che potrebbe essergli fatale. Almeno in termini di consenso alle elezioni.

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