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Berlusconi da Belpietro: "Che ci importa dello spread?"

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A metà tra coro da stadio e canzone degli anni '60-'70, l'ultima uscita di Silvio Berlusconi è una vera e propria dichiarazione di guerra all'Unione Europea: "Ma a noi che ci importa dello spread? E' un imbroglio, un'invenzione". Ospite a La Telefonata di Belpietro su Canale 5, infatti, il cavaliere ha voluto rispondere a modo suo alle accuse piovutegli addosso ieri un po' da ogni parte da oltre confine, chiarendo che il crollo della borsa e l'impennata del differenziale tra titoli italiani e tedeschi non dipende certo da lui, anzi.

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"Io quando rappresentavo l’Italia ero tra i più autorevoli, venendo dalla trincea del lavoro. E poi il nostro debito è sostenibile, l'Italia è la seconda economia più solida dopo la Germania", ha dichiarato Berlusconi, spiegando la crisi dei mercati con una specie di cospirazione ordita (guarda caso) da Merkel & Co.: "Da quando c'è l'euro abbiamo pagato pochi interessi, poi la Germania ha ordinato alle sue banche di vendere i titoli del Tesoro italiano e i fondi americani e internazionali l'hanno seguito". Conseguenza? "Gli investitori per investire nel nostro debito pubblico hanno ritenuto di chiedere un premio per il rischio maggiore". E poi l'affondo: "Quello che si è inventato sullo spread è un imbroglio per mandare a casa un governo", ovvero il suo, lo scorso novembre.

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Dunque ormai è chiaro: non solo Berlusconi è tornato - o è (ri)sceso in campo, per usare una definizione a lui cara - ma è pure entrato in campagna elettorale. Del resto, con l'ipotesi di elezioni il 17 o 24 febbraio, come ventilato ieri dal ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, il tempo stringe ed è importante iniziare subito la scalata al consenso con quei "populismi" sui quali, per contro, proprio ieri Mario Monti aveva messo sull'avviso: "I cittadini italiani sono maturi, non sono sciocchi", ha detto infatti il premier, aggiungendo che "il rischio di derive populistiche sulle politiche economiche e per l'Ue c'è in ogni Paese. Va ben tenuto presente anche per evitarlo il più possibile nella imminente campagna elettorale in Italia".

Evidentemente, però, Silvio Berlusconi dei consigli del professore se ne fa ben poco, anzi, è chiaro che la sua strategia va in direzione diametralmente opposta alla strada tracciata da Monti e dal governo tecnico in questi mesi. Governo che, peraltro, per il cavaliere ha fatto solo danni: "Il governo Monti e la politica germanocentrica hanno portato a una situazione di crisi molto peggiore di prima. Con noi il Pil era positivo, con questo governo è andato sotto del 2%". E a proposito di irresponsabilità - di cui il Pdl è stato tacciato da più parti - Berlusconi offre la sua versione dei fatti, spiegando che l'attuale crisi di governo e le elezioni a breve sono 'colpa' solo delle "dimissioni anticipate di Mario Monti".

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Insomma, la fiera dei sassolini tolti dalla scarpa, in mezzo alla quale comunque il cavaliere riesce a infilare pure un paio di informazioni sulle prossime regionali in Lombardia - dove la candidatura di Maroni "non è certa, ma è possibile" - e sul nuovo nome del Pdl, perché come già più volte detto, "non è che sia brutto", ma "non si parla mai del Popolo delle Libertà, si usa l’acronimo che non trasmette alcuna emozione". E dunque via con "un simbolo diverso come quello di Forza Italia, che ci riporta alla discesa in campo del 1994". Perché mai come quest'ultima volta per Berlusconi è un ritorno al passato, all'evento che ha portato a quella pagina di storia che si credeva conclusa lo scorso novembre. Che cosa faranno, ora, gli italiani?

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