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Berlusconi decaduto in Giunta: "Decisione indegna, democrazia uccisa". Pdl: "Letta non rischia"

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di Claudia Gagliardi

"Quando si viola lo stato di diritto si colpisce al cuore la democrazia": così Silvio Berlusconi ha commentato la decisione della Giunta per le Elezioni del Senato che oggi ha votato a favore della sua decadenza dal Parlamento dopo la condanna a 4 anni di carcere per frode fiscale nel processo Mediaset. Al termine di una giornata convulsa, segnata dalla bagarre scatenata dal caso Crimi, dopo sei ore di camera di consiglio è stato compiuto il primo passo verso la decadenza di Silvio Berlusconi dal Senato in virtù della legge Severino: ora toccherà all'Aula, con voto segreto, ratificare la decisione a maggioranza.

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"Votando la fiducia Berlusconi accetta la decadenza. Su questo fronte, rispetto al governo, non potrà dire più nulla" aveva commentato il giornalista del Corriere della Sera Tommaso Labate dopo il sì del Pdl al governo Letta durante il voto di fiducia di mercoledì. In effetti Berlusconi sapeva che la sua decadenza in Giunta sarebbe stata scontata, tanto che non si è presentato in aula per il voto, nè tantomeno lo hanno fatto i suoi avvocati. Anche nei numeri il risultato finale ha rispettato le aspettative della vigilia: 15 a favore e 8 contrari alla proposta di decadenza del presidente Dario Stefano. E tra le reazioni e le polemiche seguite alla decisione della Giunta, nel pomeriggio si sono registrate anche quelle di chi, come Altero Matteoli, ha assicurato che la decadenza del leader non avrà conseguenze sulla tenuta del governo che ha appena superato una crisi apparentemente irreversibile.

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Ma la dura reazione dell'interessato non si è fatta attendere: "La democrazia di un Paese si misura dal rispetto dalle norme fondamentali poste a tutela di ogni cittadino. Violando i principi della Convenzione Europea e della Corte Costituzionale sulla imparzialità dell’organo decidente e sulla irretroattività delle norme penali oggi sono venuti meno i principi basilari di uno stato di diritto". Berlusconi ha ribadito di considerare quello della Giunta un voto meramente politico contro la sua figura: "Questa indegna decisione è stata frutto non della corretta applicazione di una legge ma della precisa volontà di eliminare per via giudiziaria un avversario politico che non si è riusciti ad eliminare nelle urne attraverso i mezzi della democrazia". Per i legali del Cavaliere si tratta di una decisione che "mina profondamente la storia democratica del Paese e lo stato di diritto", mentre l'ex presidente del Senato Renato Schifani si tratta di "un verdetto squisitamente politico che la dice lunga sulla serietà e terzietà dei componenti che hanno detto prima del voto come la pensavano". Tutto il Pdl, compresi i cosiddetti dissidenti che avevano minacciato lo strappo e la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare dopo l'apertura della crisi di governo, ora fanno quadrato intorno al Cavaliere e confermano il suo ruolo di leader del centrodestra.

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Nei prossimi giorni il presidente della Giunta Dario Stefano presenterà la relazione sul voto. L'aula di Palazzo Madama sarà chiamata al voto definitivo sulla decadenza proclamata dalla Giunta entro venti giorni, probabilmante il 16 ottobre. Tre giorni dopo ci sarà la prima udienza della Corte d'Appello di Milano che dovrà riformulare la pena accessoria all'interdizione dai pubblici uffici, come chiesto dalla Cassazione. Proprio sul passaggio in Senato rischia ora di riaprirsi il dibattito circa le modalità di voto. Il Movimento 5 stelle aveva proposto la modifica del regolamento del Senato per abolire la possibilità del voto segreto ed evitare così che franchi tiratori nelle fila del centrosinistra, mossi dai motivi politici più disparati, possano respingere nel chiuso dell'urna la decisione presa dalla Giunta. A favore del voto palese anche il Pd, che in un gioco incrociato con i 5 Stelle già aveva paventato la possibilità che fossero proprio i grillini a giocare sporco per colpire il centrosinistra e guadagnarne in consensi elettorali. Dal fronte Pdl Renato Schifani annuncia che il suo partito intende avvalersi della possibilità del voto segreto, per cui è sufficiente che facciano richiesta almeno 20 senatori.

Intanto, non resterà senza conseguenze la bufera scatenata da Vito Crimi col suo post su Facebook contro Berlusconi a udienza pubblica già in corso, che aveva spinto il Pdl a chiedere la sospensione dei lavori, poi negata dal presidente Dario Stefano. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha annunciato l'apertura di un'istruttoria contro il "comportamento inqualificabile" dell'ex capogruppo grillino.

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