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Berlusconi, duro faccia a faccia tra Alfano e Letta: nessun accordo ma resta uno spiraglio

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Nulla di fatto, le posizioni restano distanti dopo un duro vertice di quasi tre ore. A Palazzo Chigi è arrivato ieri verso le 18 il vicepremier per discutere della “agibilità politica” di Berlusconi ma è andato via con nulla in mano. Se l’accordo sull’Imu è quasi fatto il governo balla e non poco per il caso Berlusconi. Letta prova con le sue dichiarazioni pubbliche a calmare le acque ricordando che far cadere il governo sarebbe un errore ma soprattutto che sarebbe il Pdl ad assumersi la responsabilità della crisi. Alfano ha riferito al premier la linea del partito: se il Pd vota la decadenza del capo del Pdl il governo cadrà.

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I quotidiani riportano il contenuto dell’incontro confermato da varie fonti: “Il Pdl non ha intenzione di far cadere il governo che ha fortemente voluto nell'interesse del Paese, ma non va bene, a questo fine, l'atteggiamento pregiudiziale del Pd". In sostanza il Pdl vorrebbe che il Pd allungasse i tempi in giunta concedendo la possibilità di discussione visto che alcuni giuristi hanno espresso dubbi sulla retroattività della legge Severino. La posizione di Letta sarebbe stata ferma: inacettabile sovrapporre il destino del governo alle vicende di Berlusconi.

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L’unico spiraglio di apertura che potrebbe concedere il Partito democratico è quello di entrare nel merito della discussione se l’ex premier fornisse tesi giuridiche importanti a suo favore sulla legge Severino. La verità è che l’asse Pd-M5S-Sel è molto compatto e non indietreggia e pur concedendo qualcosa a Berlusconi non si risolverebbe nulla visto l’arrivo dell’interdizione dai pubblici uffici e con altri processi in corso.

Alfano vuole una risposta prima del 9 settembre ma in serata arrivano anche le parole di Epifani che non sembrano lasciare spazi di trattativa: “In uno stato democratico il principio di legalità è un principio a cui tutti devono soggiacere, perché davvero la giustizia deve essere uguale per tutti. Nessuno ci farà cambiare idea e nessuno può tirarci per la giacchetta. Per noi la bussola sono gli interessi del Paese e questi, lo ripeto, vengono prima degli interessi dei democratici e ancor prima di quelli di un'unica persona. Le sentenze della magistratura possono non piacere ma vanno rispettate e vanno fatte eseguire. Non per andare contro qualcuno ma per fare gli interessi di tutti. Non è una battaglia contro Berlusconi ma in favore di uno stato di diritto. Fa bene Letta a proseguire la sua azione di governo".

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