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Berlusconi e le "tangenti necessarie": bufera di reazioni da magistratura e politica

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L'ennesimo attacco di Silvio Berlusconi alla magistratura italiana ha scatenato un dibattito dai toni durissimi a poco più di una settimana dal voto. A provocare le reazioni indignate dei partiti e delle toghe è stato l'intervento di stamattina del Cavaliere ad Agorà, il programma di approfondimento di Rai3: l'accusa di Berlusconi alla magistratura è quella di essere entrata a gamba tesa nella campagna elettorale in corso, in particolare con la condanna di Raffaele Fitto, ex presidente della regione Puglia in quota Pdl, e le accuse contro Roberto Formigoni, ma anche con lo scandalo Mps e l'arresto del numero uno di Finmeccanica per corruzione internazionale.

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In quest'ultimo caso il Cavaliere ha parlato di "autolesionismo assoluto" da parte della magistratura, che con quest'operazione ha danneggiato la competitività nel mondo di alcune delle maggiori imprese italiane, fino ad esplicitare la sua teoria sulla corruzione internazionale: "Non è un reato, si tratta di pagare delle commissioni. La tangente è un fenomeno che esiste ed è inutile voler negare l'esistenza di queste situazioni di necessità. Quando i tre gioielli nostri, l'Eni, l'Enel e la Finmeccanica trattano con altri paesi devono adeguarsi alle condizioni di quei paesi: nelle democrazie si fa soltanto la gara di appalto, dove non c'è una democrazia completa e perfetta ci sono altre condizioni che bisogna accettare se si vuole vendere il proprio prodotto a quel paese". Poche frasi che hanno scatenato l'ennesima bufera mediatica di questa campagna elettorale.

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Reazioni di sdegno si sono rincorse per l'intera giornata, a partire dagli organi rappresentativi della magistratura, che hanno replicato all'ennesimo attacco nei confronti della giustizia, ma soprattutto hanno contestato l'atteggiamento dell'ex premier nei confronti di un reato gravissimo che non può in alcun modo essere giustificato. Il primo a contestare apertamente le parole di Berlusconi sulle tangenti è stato il presidente dell'Associazione nazionale dei magistrati Rodolfo Sabelli: "Anche solo l'idea che l'illegalità sia una cosa con cui si deve convivere e sia diventata addirittura una necessità è grave e inaccettabile (...) Il danno viene dalla corruzione e non certo da chi la contrasta. La corruzione è il male, di qualunque natura essa sia e dovunque sia praticata. E la corruzione internazionale è considerata un danno gravissimo per l'economia dall'intera comunità internazionale". Assurdo dunque parlare di moralismo quando si è di fronte "alla repressione di comportamenti che costituiscono reato". Più generica ma comunque critica la risposta del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Michele Vietti, che ha sottolineato la necessità di "rafforzare nei cittadini il rispetto delle istituzioni e delle regole" da parte di chi ricopre responsabilità pubbliche "soprattutto in un momento in cui siamo chiamati a scegliere la nostra rappresentanza politica che, mi auguro, vorrà ispirarsi proprio al senso istituzionale e al rispetto della legalità".

Critiche fortissime sono arrivate anche dagli avversari politici. Il candidato premier del centrosinistra ha condannato senza appello le parole di Berlusconi: "Bisogna finirla con le tangenti, bisogna finirla con l'immunità parlamentare ma bisogna finirla anche con Berlusconi. Non ho altre risposte di fronte a queste affermazioni abnormi". Decisamente più dura la reazione della capogruppo al Senato Anna Finocchiaro che parla di "apologia della tangente": "Siamo senza parole. Di fronte alla situazione gravissima di un colosso della nostra industria come Finmeccanica, Berlusconi che fa? L'apologia della tangente, che non sarebbe un reato ma una commissione estera. E' assurdo e gravissimo insieme (...)".

Ma l'attacco più insidioso è arrivato da un ex alleato. Il presidente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini, che ha consumato il suo strappo dal Pdl proprio sui temi della legalità, non ha perso occasione per ricordare che anche il Cavaliere è stato oggetto di inchieste e processi per il reato di corruzione: "Berlusconi si è confessato. Dire che pagare una tangente può essere una situazione di necessità, significa essere pronti a corrompere pur di raggiungere un obiettivo. Chissà se parlava di se stesso?". Non poteva non replicare a Berlusconi il magistrato antimafia e candidato premier della lista Rivoluzione civile Antonio Ingroia, che ha fatto della lotta alle mafie, del recupero dei patrimoni illeciti e dell'anticorruzione i punti principali del suo programma: "E' scandaloso che un leader politico commenti il mare di fango e corruzione che sommerge l'Italia santificando le tangenti e promettendo di reintrodurre l'immunità parlamentare - ha dichiarato l'ex pm di Palermo - è grazie a lui che in tutto il Paese, piano piano, si è diffusa una cultura dell'illegalità, della furbizia, del saper ingannare gli altri come dote di cui essere fieri".

In serata è intervenuto anche Mario Monti, che era stato tra i bersagli dell'intervento di Berlusconi ad Agorà. Il premier uscente ha affermato la necessità di una disciplina più severa per i reati come il falso in bilancio, il riciclaggio e la corruzione e ha ricordato le difficoltà incontrate nell'ultimo anno proprio in questo campo: "Il nostro governo ha proposto e il Parlamento ha approvato una legge anticorruzione. E' una buona legge che avremmo voluto più forte sotto alcuni profili, ma il centrodestra non lo ha consentito".

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