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Berlusconi, elezioni 2013: "Non ci sarò"

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Alfano ieri l'aveva detto: "Il Cavaliere potrebbe non ricandidarsi" e oggi è lo stesso Silvio Berlusconi a confermarlo nel corso della trasmissione del direttore di Libero Maurizio Belpietro, La Telefonata: "Sono pronto a fare un passo indietro e a non candidarmi alle prossime elezioni se questo può servire a ricompattare i moderati che non si riconoscono nella sinistra".

Berlusconi, Casini ad Alfano: "Abituati alle sue giravolte"

E' la parola fine alle "giravolte", così come Casini ha definito i continui cambi d'idea dell'ex premier in merito a un suo ritorno in politica? Intanto il diretto interessato risponde piccato al leader dell'UDC: "Non ho mai effettuato giravolte nella mia vita privata, imprenditoriale e politica, non vedo come Casini si permetta un'espressione infelice e lontana da verità" e poi sì, questa volta Berlusconi sembrerebbe confermare la decisione di "un passo indietro" per non "lasciare spazio alla sinistra" (di nuovo).

Una "scelta di generosità" sulla quale si è già scatenata l'ironia della rete - @enrico_zanetti su Twitter scrive: "Berlusconi: mi candido. Alfano: scelta di generosità. Berlusconi: non mi candido. Alfano: scelta di generosità. Comincio a rivalutare l'egoismo" - ma della quale il Cavaliere sembra estremamente convinto. "E' una linea assolutamente coerente con tutto ciò che è stato fatto da quando nel '94 ho deciso di lasciare il mestiere di imprenditore e scendere in campo nella politica al servizio del Paese", quando c'era il concreto rischio che "l'Italia potesse essere consegnata alla sinistra" (ancora), che allora era pure "chiaramente comunista", ha spiegato Berlusconi a Belpietro, concludendo: "Se i moderati si uniranno saranno la maggioranza del Paese e potranno avere le responsabilità di governo, se parteciperanno alle elezioni divisi, la maggioranza sarà della sinistra".

Una (pacifica) chiamata alle armi, dunque, a tutti "i moderati che rappresentano la maggioranza degli italiani e non si riconoscono nella sinistra, guidata dalla Cgil, dalla Fiom e da Vendola". Già, ma poi: chi guiderà questa nuova coalizione in caso di vittoria alle elezioni? E qui, ecco il colpo di teatro: "Non escludo che possa essere Mario Monti il quale è sempre stato nel campo dei liberali e dei moderati". Ma come? E Alfano che fino all'altro giorno ripeteva ben venga Monti, ma solo se si candida?

L'impressione è che Berlusconi pur di non vedere al governo uno tra Renzi, Bersani o Vendola sia disposto a un armistizio pressoché totale con tutti i vecchi nemici, addirittura con Gianfranco Fini: "Quando i moderati devono presentarsi in campo e fare massa occorre che tutti i moderati stiano dentro questo centrodestra, anche sottrarre il voto di un piccolo partito è una cosa che non si deve fare". E proprio per questo, dopo aver teso la mano al professore, la tende anche a chiunque altro garantisca "la possibilità di mettere insieme i moderati": saranno tutti loro uniti, infatti, "a decidere chi debba rappresentarli".

Pdl, Alfano: "Berlusconi pronto a non ricandidarsi"

Bene, ma sotto che insegne? Berlusconi nega la volontà di cambiare nome al partito: "Il Popolo della Libertà è un bel nome", ma aggiunge che "l'acronimo Pdl non comunica alcuna emozione", quindi: "Abbiamo studiato un nuovo simbolo". "Qualcosa di importante", manco a dirlo "per unire tutti i moderati".

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