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Berlusconi: "Elezioni subito". Poi frena sulla crisi: "Sì a legge di stabilità se blocca l'Iva". Pdl spaccato

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di Claudia Gagliardi

E' un Silvio Berlusconi in evidente confusione quello che nel giorno del suo 77° compleanno, riunito ad Arcore con la famiglia e i fedelissimi del partito, continua a pilotare la crisi di governo esplosa ieri con l'annuncio di dimissioni di ministri e parlamentari azzurri. Di fronte alle perplessità di alcuni esponenti del Pdl e alle prospettive di un Letta-bis, il Cavaliere non appare certo delle sue intenzioni: prima invoca elezioni immediate dicendosi certo della vittoria, poi fa retromarcia e in un lungo comunicato sul sito del Pdl spiega che darà il suo appoggio al governo Letta se i provvedimenti saranno utili al Paese.

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Un Cavaliere di lotta e di governo, che dalla torre d'avorio di Arcore tiene in scacco la politica tutta. Al telefono con i militanti campani di Forza Italia riuniti per festeggiare il suo compleanno all’hotel Vesuvio di Napoli, Berlusconi sembra già in campagna elettorale: dice di essere pronto "a riprendere la battaglia", invoca "elezioni al più presto possibile", perchè "non accetteremo un aumento della tasse" lasciando che la sinistra metta "le mani nella tasche degli italiani". Insomma, un Berlusconi già proiettato verso il voto e completamente sereno: "Questa notte dopo 59 notti che non dormivo e che lavoravo fino alle 5, a volte guardando il soffitto, questa notte ho dormito 10 ore a fila. Sono pronto a riprendere la battaglia. E’ un frangente difficile per il nostro paese perché quest signori della sinistra hanno il vizio di ribaltare la verità a proprio vantaggio". Scherzando sul suo compleanno ("Non ricordo se compio 37 o 47 anni") Berlusconi fa sapere ai suoi che è pronto a guidare ancora il centrodestra: "Io non sono stanco di combattere (...) Sono in piena forma". A fargli gli auguri, gli esponenti campani del partito e Mara Carfagna, che ha citato anche Albert Einstein: "Le grandi menti hanno sempre avuto la violenta opposizione delle menti mediocri" ha detto l'ex ministro delle Pari Opportunità.

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Poi però, tempo qualche ora, il Cavaliere fa retromarcia sulla crisi. Sul sito del Pdl-Forza Italia compare un lungo comunicato in cui Berlusconi spiega che il partito darà il suo appoggio al governo Letta se i provvedimenti saranno utili al paese. Il terreno su cui rilanciare dopo lo strappo di ieri è ancora quello del blocco dell'aumento Iva, ma il Cavaliere non ci sta a passare per colui che ha sfasciato il governo e scarica le colpe sugli avversari: "La stabilità di governo è un bene se si nutre di due cose: un governo capace di lavorare bene e una maggioranza unita sulle cose da fare e fondata sul rispetto reciproco. Invece nelle ultime settimane abbiamo avuto un governo capace solo di rinviare, di proporre il blocco dell’Iva aumentando altre tasse, di tagliare l’Imu solo a metà per ricattare il Pdl e costringerlo a stare al governo, un governo prono rispetto ai diktat dei burocrati dell’Unione europea".

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Dopo aver attaccato il Pd che "si vergogna" dell'alleanza di governo col centrodestra e lavora solo per "buttare fuori dal Parlamento il leader del partito alleato", il Cavaliere ripercorre le fasi dello strappo rispedendo al mittente le accuse di aver rovesciato il tavolo solo per far saltare l'iter sulla sua decadenza in Senato: "Abbiamo pazientemente offerto soluzioni a ogni livello istituzionale per evitare di fare precipitare la situazione. Non ci hanno voluto ascoltare. Per questo ho deciso di chiedere ai ministri Pdl di dare le proprie dimissioni. So bene che è una scelta dura e impopolare. Ho previsto tutte le accuse che mi stanno rovesciando addosso in queste ore e anche lo sconcerto di parte del nostro elettorato, preoccupato giustamente della situazione economica e sociale. A loro dico di non credere a coloro che da vent’anni hanno bloccato le nostre riforme per cercare di eliminarmi dalla scena politica. Sono gli stessi che oggi mi dicono di non anteporre me stesso al bene dell’Italia. Ciò non è mai stato in discussione per me e per la mia forza politica, in tutti questi anni".

In tv, ospite dell'Arena di Giletti, Maurizio Gasparri sfida Letta chiedendogli di approvare sin da subito la legge di stabilità con il rinvio dell'aumento dell'Iva. Contemporaneamente, il messaggio sul sito del Pdl sembra frenare sulla crisi di governo proprio rilanciando i temi cari al partito, Iva e Imu: "So e sappiamo distinguere il reale interesse dei cittadini. Per questo motivo – scrive il leader del Pdl – se il governo proporrà una legge di stabilità realmente utile all’Italia, noi la voteremo. Se bloccheranno l’aumento dell’Iva senza aumentare altre tasse noi lo voteremo. Se, come si sono impegnati a fare, taglieranno anche la seconda rata Imu, noi voteremo favorevolmente. Noi ci siamo e ci saremo su tutte le altre misure utili, come il rifinanziamento della cassa integrazione, delle missioni internazionali, il taglio del cuneo fiscale".

Dunque, mentre Letta si prepara a chiedere il voto di fiducia al Parlamento e sembra profilarsi l'ipotesi di una nuova maggioranza con transfughi del Pdl e senatori del gruppo Misto, le dimissioni in massa dei parlamentari azzurri potrebbero anche non realizzarsi immediatamente. D'altronde la decisione di ritirare l'appoggio al governo Letta ha spaccato il partito sin da subito: nonostante tutti i ministri abbiano rassegnato dimissioni in blocco, non sono mancati i distinguo. Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin affermano di non condividere la scelta di Berlusconi: la titolare della Saluta conferma le dimissioni come atto di solidarietà al leader, ma fa sapere che non entrerà nella nuova Forza Italia. Lo stesso farà il ministro delle Riforme, che dice di non aver ancora "avuto il tempo" di dimettersi dal governo: "Le elezioni anticipate sono la vittoria di Pirro. Se Forza Italia sarà una sorta di Lotta continua io farò altro" ha detto Quagliariello, fino a parlare del Pdl come un "partito geneticamente modificato".

Tra le colombe del partito, il più critico resta Fabrizio Cicchitto, il primo a criticare le modalità di una scelta opeata da Berlusconi in un vertice ristretto con Verdini e Santanchè, senza che una decisione così delicata fosse discussa con i gruppi parlamentari e il resto del partito, bypassando perfino il segretario Alfano. I parlamentari del Pdl, ha ammonito Cicchitto in una nota, "non possono essere trattati come delle semplici pedine da manovrare, in modo per di più disordinato, ad opera di pochi dirigenti del partito. Confermo la mia solidarietà a Berlusconi, ma reputo anche che un ristretto nucleo di dirigenti non possa fare il bello e il cattivo tempo nel Pdl, ancora di più nella fase preparatoria di Forza Italia che, gestita come è avvenuto in questi giorni, viene presentata in modo assai discutibile". E poi c'è il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, anche lui contro i falchi del partito: "Così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri - ha fatto sapere con una noto dopo le sue dimissioni - Si puo' lavorare per il bene del Paese essendo alternativi alla sinistra e rifiutando gli estremisti. Angelino Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia".

Stesso appello ad Angelino Alfano è arrivato dall'ex ministro Sacconi, che ha parlato di "deriva estremista" del partito, attribuendone la colpa ai "cattivi consiglieri del Presidente Berlusconi" che di fatto "sembrano indifferenti alla condizione di molte persone, imprese e famiglie che si affidavano al contesto del pur precario equilibrio del Governo di larga intesa per ricostruire una condizione di benessere". Il segretario affida la sua risposta ai dissidenti ad un tweet e per la prima volta mostra la disponibilità a smarcarsi dal berlusconismo duro e puro: "Sono berlusconiano e leale, ma se prevarranno gli estremisti, io sarò diversamente berlusconiano". Troppo presto per parlare di scissione nel partito, ma di ora in ora crescono le voci di dissenso intorno alla svolta in direzione di una "destra radicale", come l'ha definita la Lorenzin, in cui molti non si riconoscono. Di questo passo potrebbe prendere sempre più consistenza l'ipotesi di un Letta-bis sostenuto dalle colombe del Pdl per varare la legge di stabilità, modificare il Porcellum e sbrigare gli affari correnti prima del ritorno alle urne: "Serve assolutamente un governo anche per fare elezioni anticipate - ha sottolineato Quagliariello, dimostrando di aspettare con particolare interesse il discorso programatico che Enrico Letta terrà alle Camere per chiedere il voto di fiducia - Sarà un elemento fondamentale (...) è un momento che mette tutti di fronte alla propria resposanbilità e alla propria coscienza".

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