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Berlusconi, Forza Italia per Pdl e imprenditori come Barilla in squadra: il piano per il rilancio del partito

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Il Pdl? Ha le ore contate. Almeno a livello di nome e simbolo. Col passare delle ore sembra infatti sempre più ferma l'intenzione di Silvio Berlusconi di tornare all'antico e di far rinascere Forza Italia, con buona pace degli ex Alleanza Nazionale per accontentare i quali era stato deciso il restyling del partito. Ma non solo: il Cavaliere vorrebbe anche dare una radicale svolta all'organigramma e alla natura dello stesso, con un sostanziale (ed epocale) rimpiazzo a livello locale dei politici di professione con personalità di spicco del mondo dell'imprenditoria.

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Fantasia? Realtà? Di sicuro una suggestione di quelle che Berlusconi ama tanto, ma con non pochi problemi di attuazione. Anche i 'falchi' sarebbero stati presi in contropiede dall'idea lanciata l'altra sera dal Cavaliere durante la cena a Palazzo Grazioli, con Capezzone, Santanchè e Verdini favorevoli alla proposta, Bondi, Carfagna, Cicchitto, Gasparri e Gelmini scettici e Alfano in una posizione di mezzo, d'accordo con alcune valutazioni dell'uno e dell'altro schieramento.

Il principale punto critico per i detrattori dell'idea (e non solo) sono i nomi fatti da Berlusconi per sostituire i coordinatori regionali: il Cavaliere sogna non piccoli imprenditori, ma veri e propri top player - per utilizzare un termine calcistico a lui caro, oltre che di gran moda in questo momento - come Barilla, Benetton, Montezemolo, Colaninno (padre) e Averna, ma si tratta di personalità che non sembrano granché (per nulla) 'prese' dal progetto. Il primo ha già declinato, facendo sapere di non avere "interesse a entrare in politica", così come Alfio Marchini (pare tirato in ballo pure lui), mentre Averna è schierato proprio in tutt'altro modo. E dunque, ecco l'obiezione: si invita un Montezemolo e ci si ritrova con un Samorì, per dire, l'imprenditore modenese che ha tentato di proporsi alle primarie del Pdl durando il tempo di un sospiro. Non esattamente il cavallo di razza capace di aggregare intorno a sè le realtà locali.

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Ma se questo aspetto non convince, i notabili del Pdl sembrano invece tutti più o meno favorevoli alle altre due idee lanciate da Berlusconi, ovvero tornare al nome e al simbolo di Forza Italia e sovvenzionare il partito con il fundraising sui social, alla maniera americana e in primis di Barack Obama. Il responsabile dei new media Palmieri ha passato ai raggi X la strategia del presidente USA e dei democratici e il progetto pare sia già a buon punto. Anche perché con l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti i soldi da qualche devono pur saltare fuori e il Cavaliere ha già detto chiaramente di non potersi più permettere di sostenere da solo tutta la baracca.

E per confermare il nuovo corso, ai primi di luglio gli uffici dell'a breve non più Pdl traslocheranno dalla sede storica di via dell'Umiltà (quella dove Don Luigi Sturzo ha fondato il Partito Popolare) a una nuova in piazza San Lorenzo in Lucina, per un risparmio netto di 2 milioni di euro l'anno (i costi infatti si ridurranno dagli attuali 2 milioni e 800 mila euro a 720 mila). Una scelta necessaria, ma che a molti sembra anche dichiaratamente simbolica, per affermare il rinnovamento più volte invocato da Berlusconi che - ultima chicca - a gestire il nuovo partito vorrebbe nientemeno che Guido Bertolaso, che come scrive sagacemente La Stampa, è "a ragione il più adatto per scavare tra le macerie del Pdl".

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