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Berlusconi furioso per il voto palese: governo Letta a rischio. Alfano: "Sarà battaglia in Aula"

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di Claudia Gagliardi

Sarà a scrutinio palese il voto che dovrà decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi dal Parlamento in applicazione della Legge Severino e a seguito della condanna definitiva per frode fiscale nel processo Mediaset: la Giunta per il Regolamento del Senato, presieduta da Pietro Grasso, ha deciso con 7 voti a favore e 6 contrari. Decisiva la posizione di Linda Lanzillotta, senatrice di Scelta Civica, che nella tarda serata di ieri aveva annunciato il voto a favore dello scrutinio palese facendo pendere l'ago della bilancia verso l'ipotesi più sfavorevole al Cavaliere.

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L'esito della riunione segna una vittoria politica per il Movimento 5 Stelle, che aveva sollevato la questione del voto palese chiedendo che la Giunta per il Regolamento si esprimesse sul caso anche a costo di allungare i tempi per il voto sulla decadenza di Belusconi. Il leader di Forza Italia è descritto come furioso per la scelta dello scrutinio palese, che metterà ciasun senatore nella posizione di assumersi le proprie responsabilità di fronte al proprio partito e agli elettori. Un Berlusconi irritato a tal punto da far saltare un pranzo già fissato con il vicepremier Angelino Alfano e il resto della delegazione dei ministri azzurri. A Palazzo Grazioli il leader ha incontrato invece Raffaele Fitto, capocorrente dei lealisti del Pdl, che a loro volta si erano riuniti nel pomeriggio a Montecitorio.

I cosiddetti falchi del partito hanno già annunciato guerriglia contro la decisione della Giunta: "Una pagina buia per le regole parlamentari - ha commentato il leader del gruppo Pdl al Senato, Renato Schifani - La Giunta del Regolamento, a maggioranza e con un voto deliberatamente politico, ha violato le regole in maniera surrettizia, con grave responsabilità dello stesso presidente del Senato, per consentire al Pd e ad altre forze di imporre ai loro senatori un voto contro il leader del centrodestra. La giornata di oggi non potrà non avere conseguenze". Anche il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta ha parlato di "decisione assurda e senza precedenti contra personam e senza alcun senso, inaccettabile". E mentre gli esponenti più radicali del Pdl, dalla Santanchè in giù, parlano di "assassinio politico", "suicidio della democrazia", "ghigliottina" e "golpe bianco", anche il vicepremier Angelino Alfano si è schierato dalla parte del leader annunciando una battaglia parlamentare per provare ribaltare il voto palese deciso in Giunta: "La decisione di Sc e Pd di sostenere il voto palese col M5S è la violazione del principio di civiltà che regola, da decenni, il voto sulle singole persone e i loro diritti soggettivi. E ora, innanzitutto in sede parlamentare, lì dove si è consumato il sopruso, sarà battaglia per ripristinare il diritto alla democrazia".

In realtà quella della Giunta per il Regolamento del Senato è un'interpretazione vincolante per l'Aula, che dovrà quindi esprimere il voto sulla decadenza di Berlusconi con scrutinio palese: a questo punto il passaggio parlamentare potrebbe essere calendarizzato per le prossime settimane in una conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Non è da escludere che il voto sia deciso entro fine novembre.

Ma l'attenzione si sposta ora sul governo, perchè le reazioni del Pdl lasciano immaginare possibili ripercussioni sull'esecutivo. Se Renata Polverini dice di non poter governare insieme a chi cambia le regole per eliminare Berlusconi, il Pd cerca di minimizzare escludendo che si sia trattato di una manovra contra persona: "La legge Severino è una legge perfettamente costituzionale che va applicata - ha dichiarato il segretario del Pd Guglielmo Epifani - così come è avvenuto nei trentasette casi precedenti. Si abbassino quindi i toni e si ricordi che la giustizia deve essere uguale per tutti". Dalle parti del Movimento 5 Stelle si respira aria di vittoria: "Due giorni di fiato sul collo in Parlamento sono serviti" ha commentato Beppe Grillo.

A questo punto non è da escludere che Berlusconi dia l'aut aut ai suoi ministri: "Non ho nulla da dire ai governativi. Devono decidere con chi stare: o con me o con il Pd", avrebbe detto ai suoi fedelissimi il Cavaliere facendo saltare l'incontro con la delegazione dei ministri fissato per discutere della Legge di Stabilità. All'interno del Pdl è di nuovo scontro tra chi vuole proseguire l'esperienza delle larghe intese e chi invece toglierebbe subito la fiducia al governo. Lo stesso Berlusconi sarebbe tentato di chiedere ai suoi ministri di ritirarsi, come ha già fatto settimane fa prima di riconfermare la fiducia a Letta per evitare una scissione interna. In quel caso sarebbe più che probabile la formazione di nuovi gruppi parlamentari a sostegno dell'esecutivo Letta, con la creazione di una nuova maggioranza, ma per il Cavaliere si tratterrebbe di "un governicchio di breve durata". Ad invocare a gran voce urne anticipate ci sono i falchi del partito: ormai, col voto palese, la decadenza di Berlusconi è nei numeri e continuare a governare col Pd sarebbe impossibile.

Al di là delle agenzie di stampa con le indiscrezioni da fonti vicine al Cavaliere asserragliato a Palazzo Grazioli, per ora Berlusconi preferisce non rilasciare dichiarazioni ufficiali: durante il programma La Gabbia, il giornalista Gianluigi Paragone ha provato a contattarlo in diretta tv, ma la sua segretaria ha fatto sapere che almeno per ora Berlusconi non intende parlare con la stampa.

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