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Berlusconi: il discorso alla Camera per la fiducia

  • LaPresse

Dopo la richiesta di Napolitano di offrire una "risposta credibile" alla crisi in atto, Silvio Berlusconi oggi si è presentato in Aula alla Camera per chiedere la fiducia. Concentrato e all'apparenza tranquillo, il Presidente del Consiglio ha letto con voce chiara il discorso preparato per ricompattare la maggioranza e convincere l'opposizione (assente per protesta) dopo la débâcle di mercoledì.

L'esordio ha ovviamente riguardato la bocciatura dell'articolo 1 del rendiconto generale dello Stato, e dopo avere ricordato che "il governo non può sottrarsi alle sue responsabilità" e che il contenuto del rendiconto è "inemendabile", Berlusconi ha sottolineato che associare la mancata approvazione del rendiconto della legge di bilancio alla caduta del governo è un'operazione "forzata e inappropriata".

Il premier ha quindi ribadito che "non c'è alternativa credibile a questo governo" - riscuotendo gli applausi dei parlamentari presenti in Aula - e dopo avere elogiato l'operato di Napolitano, definendolo "impeccabile", ha lanciato la sua sfida all'opposizione, sostenendo che se cade la maggioranza la parola passa agli elettori e bocciando di fatto l'ipotesi di un governo tecnico.

Secondo il Cavaliere, infatti, nessuna persona di buonsenso "può credere che un governo tecnico sia più forte di un governo legittimato come il nostro" che "andrà avanti nel rispetto della Costituzione e degli impegni europei". Un'affermazione alla quale ha fatto seguire l'esposizione delle attività programmatiche, che comprendono l'approvazione del Ddl sviluppo, il pareggio di bilancio (previsto entro il 2012), il rafforzamento e il rilancio del credito e la tutela degli interessi delle famiglie e degli imprenditori. Obiettivi che Berlusconi afferma saranno perseguiti con le riforme già previste in agenda dal governo e riguardanti l'architettura istituzionale dello Stato - con mano appoggiata sulla spalla di Bossi quando parla di 'senato federale', come per sottolineare la loro comunione di intenti alla faccia degli scettici - il fisco e la giustizia.

Un discorso aggressivo - come ventilato già nei giorni scorsi - che oltre a ribadire il buon operato e l'impegno concreto del governo in carica, mira a demolire la credibilità delle opposizioni, delle quali dice che "sono frastagliate e divise, anzi, sono addirittura sparite" e che descrive come il partito degli "sfascisti", che conduce la sua battaglia con la "strategia del pessimismo".

Un quadro desolante al quale il Presidente del Consiglio contrappone invece la solidità del proprio ruolo e del governo: "sono qui, e con me una maggioranza politicamente coesa, al di là degli incidenti d'Aula, per testimoniare che l'Italia ce la fa, ce la farà e può rilanciarsi", ribadendo: "le elezioni anticipate e i governi tecnici non risolvono i problemi del Paese e non avrebbero la forza di un Governo democraticamente eletto".

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