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Berlusconi in carcere? Pdl al Colle chiede "agibilità politica"

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"Berlusconi non chiederà né gli arresti domiciliari, né la messa in prova, né l'affidamento ai servizi sociali. Berlusconi va in carcere": con queste parole Daniela Santanché ha alzato l'asticella della sfida al Colle, in una provocazione che però alla fine potrebbe essere meno improbabile di quanto sembri. Anche il diretto interessato, ovvero Silvio Berlusconi, sta infatti accarezzando l'idea di un gesto eclatante per ottenere quel provvedimento di clemenza invocato ieri al Colle dalla delegazione del Pdl guidata da Renato Schifani e Renato Brunetta oppure un voto a favore da parte del Pd su un eventuale provvedimento per salvarlo.

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Ma davvero il Cavaliere - che a breve potrebbe non essere più tale - può finire in carcere? Come ben spiegato da Marco Travaglio nel suo Blog su Il Fatto Quotidiano specificando quanto previsto dalla legge ex Cirielli per i condannati ultrasettantenni in fatto di domiciliari, "è sfuggito ai più un piccolo dettaglio che potrebbe rivelarsi micidiale: la norma dice 'può', non 'deve'". Ovvero è il giudice di sorveglianza a decidere a propria discrezione il "luogo più idoneo a espiare la pena, indipendentemente dall'età del pregiudicato", in base a una serie di fattori, quali il grado di ravvedimento del condannato, la "sua consapevolezza della gravità del reato commesso", la "intenzione di riparare al danno arrecato", il "maggiore o minor livello di pericolosità sociale" e il "numero degli altri processi pendenti". Una serie di requisiti che decisamente non giocano a favore di Berlusconi, con in più il non trascurabile precedente di Calisto Tanzi, condotto in carcere a 73 anni e mandato ai domiciliari dopo due anni di battaglia da parte dei suoi legali non per ragioni angrafiche, ma di salute.

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Dunque la strada della prigione è percorribile, ma davvero Berlusconi è pronto a giocarsi questa carta, considerate le ricadute non solo a livello politico e sociale, ma anche affettivo? E se l'azzardo non portasse poi all'amnistia o a un qualche genere di emendamento salva-Cavaliere? Ieri Denis Verdini ha lanciato un avviso preoccupante: "Se andiamo avanti così, finisce con Berlusconi che va ai domiciliari che non ci esce più perché lo sbraneranno le altre procure", ha detto l'onorevole del Pdl, lasciando intendere che una volta in carcere un anno per la sentenza Mediaset, il Cavaliere rischia di restarci altri sette per il processo Ruby.

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Ed è per questo che ieri la delegazione del Popolo della Libertà è salita al Colle da Giorgio Napolitano per chiedere "agibilità politica" per Berlusconi, una sorte di terza via per garantire all'ex premier la possibilità di restare ancora sulla scena parlamentare senza strappi col governo né col Capo dello Stato che, da parte sua, ha promesso di esaminare con attenzione "tutti gli aspetti delle questioni prospettate". Una risposta gradita alle colombe del Pdl, che ci hanno visto un segnale di apertura, ma invisa ai falchi, per i quali invece altro non è che una tattica attendista, che non giova al leader del partito. Ma il duo Schifani-Brunetta non è comunque tornato alla base a mani vuote: nell'equilibristica arte del cerchiobottismo i 'Renati' hanno posto come contropartita un'immediata riforma della giustizia, quella stessa già invocata in tempi non sospetti e ora diventata drammaticamente merce di scambio, ad alto rischio di essere inficiata da evidenti interessi personali.

Difficile fare previsioni su come evolverà la situazione. Sul piano operativo il centrodestra ha promesso fedeltà all'esecutivo, nell'immediato votando le misure da approvare prima della pausa estiva, Enrico Letta ha dichiarato di non avere intenzione di farsi "logorare", Beppe Grillo ha tuonato contro Pd e Pdl ribadendo che per lui "pari sono" e rigettando qualsiasi possibilità di accordo politico, mentre la giunta del Senato sembra orientarsi verso il rinvio della decisione sulla decadenza di Berlusconi dal seggio a Palazzo Madama. E il Cavaliere da parte sua incontrerà gli avvocati Ghedini e Coppi per decidere la strategia. Un quadro fluido e in continua evoluzione, dal quale non è detto che, alla fine, esca un coup de théâtre che cambi la prospettiva dell'Italia come nessuno forse si aspetta. O vuole.

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