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Berlusconi: nessuna alternativa a questo governo

  • LaPresse

Sulle orme del re di Francia Luigi XV e della sua celebre frase "dopo di noi, il diluvio", ieri Berlusconi nel suo discorso all'Aula di Montecitorio ha ribadito chiaramente un concetto: "non c'è alternativa credibile a questo governo nelle assemblee elette di Camera e Senato". E se oggi la fiducia non dovesse arrivare, l'aternativa è una sola: "tornare al voto".

Impraticabile dunque per il Cavaliere l'ipotesi di un governo tecnico, perché non risolverebbe "i problemi del Paese" e non avrebbe "la forza di un governo democraticamente eletto". Del resto, parlando di una "opposizione frastagliata e divisa" che oggi "è addirittura sparita e partecipa a una campagna demolitoria", il Presidente del Consiglio ancora una volta rimarca con forza il concetto cardine intorno al quale ruota tutto il suo discorso: "il nostro governo andrà avanti".

In che modo ancora non si sa. Le trattative in Transatlantico sono frenetiche e se ieri mattina dagli scranni della Camera Berlusconi tendeva una mano ai centristi - "chi vuole erigere patiboli di carta e sfregiare il Paese e continuare a lapidare ogni giorno un nuovo capro espiatorio, sappia che ci troverà come ostacolo insormontabile sulla sua strada. Mentre chi vuole fare proposte concrete e prepararsi alle elezioni del 2013 sarà un interlocutore utile al Paese" - nel pomeriggio le rassicurazioni per alleati e fedelissimi sono diventate la sua principale preoccupazione.

Sostenuto dal fedele Verdini, infatti, il Cavaliere ha ricevuto fino a tarda sera un vero e proprio esercito di 'questuanti' che cercavano nelle parole del loro leader la certezza che il governo non cadrà e che lo stato di fatto sarà mantenuto senza ribaltoni di sorta. E pare che il pellegrinaggio abbia dato i suoi frutti se - come si sussurra nei corridoi di Montecitorio - la maggioranza dovrebbe ottenere la fiducia con un numero di voti oscillante tra 318 e 319.

Certo, se la soglia dovesse scendere sotto 315 (metà dei seggi alla Camera) la probabilità di un altro "incidente parlamentare" - come il Presidente del Consiglio ha definito la bocciatura del rendiconto dello scorso mercoledì - sarebbe elevato e l'ipotesi di chiedere nuovamente la fiducia segnerebbe inevitabilmente la fine del governo. Un rischio che Berlusconi teme in considerazione soprattutto del fatto che la votazione di oggi sarà effettuata immediatamente dopo il consiglio dei ministri sui tagli ai ministeri.

Senza contare l'insofferenza di molti membri di partito per il numero uno dell'economia Tremonti e le fronde separatiste guidate da Claudio Scajola, anche se l'ex ministro pare orientato a dare il suo voto di fiducia al Cavaliere, pur precisando: "se ho scoltato quegli elementi di rilancio che chiedevo? Questo è un altro discorso...". La verità è a un passo: le operazioni di voto infatti inizieranno alle 12.30 e in tarda mattinata si saprà quale 'dopo' attende l'Italia.

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