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Berlusconi: "Nicole Minetti deve dimettersi"

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Silvio Berlusconi si prepara a tornare e come primo passo per rilanciare la sua immagine in vista delle elezioni del 2013 mette in atto la propria personale spending review 'tagliando' Thiago Silva e Ibrahimovic dal bilancio del Milan e convincendo la Minetti a dimettersi. Un atto, quest'ultimo, che stando ai soliti bene informati era nell'aria da un po'.

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A quanto pare, infatti, il Cavaliere era in pressing da diversi mesi sulla consigliera regionale - eletta nel listino bloccato di Roberto Formigoni senza passare per il voto popolare - e la ex igienista dentale, alla fine, ha ceduto alle richieste del suo presidente-pigmalione comunicando che lunedì della prossima settimana lascerà l'incarico. Un addio inevitabile in considerazione del coinvolgimento della Minetti nel Rubygate e nel relativo processo, che proprio oggi la vedrà rispondere a Milano dell'accusa di accusa di favoreggiamento e induzione alla prostituzione.

Tuttavia, nonostante questa mossa sembri dimostrare che Berlusconi aveva in testa già da tempo l'idea di ricandidarsi alla presidenza del Consiglio, ieri sera, durante il vertice di Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del Pdl, il Cavaliere ha spiazzato un po' tutti dicendo: "Non ho mai dichiarato di volermi candidare: sono gli altri a chiedermi di tornare".

Una dichiarazione che ha preoccupato - e non poco - i suoi fedelissimi, per i quali un tentennamento del leader potrebbe avere effetti disastrosi sull'elettorato, e che ha convinto anche i dubbiosi non solo a sostenere la candidatura di Berlusconi, ma pure a invocarla. Una strategia del Cavaliere per ricompattare il partito? Non si sa, quello che è certo, però, è che il Pdl dovrà essere unito per affrontare i prossimi durissimi mesi di avvicinamento alle elezioni.

Da una parte, infatti, si troverà ad affrontare il consistente taglio dei finanziamenti pubblici previsti per il partito di maggioranza relativa (50 milioni di euro), da un'altra ad accettare la posizione 'morbida' di Berlusconi sul governo Monti - "non farò mai una campagna elettorale contro Monti" - e a mettere in piedi un progetto capace di convincere gli elettori (e il ritornello è sempre quello: niente nuove tasse per famiglie e imprenditori), e da una terza, infine, a fare i conti con la palese opposizione della UE, a quanto pare 'terrorizzata' all'idea del ritorno del Cavaliere.

Senza contare la grana della riforma della legge elettorale, che per Berlusconi deve andare in direzione di un sistema proporzionale, con premio di maggioranza del 10% al partito che raccoglie più voti, cassando la possibilità delle preferenze espresse sulla scheda, "perché il Porcellum fa solo vincere Bersani & Co".

E mentre il partito studia piani economici e si attrezza alla campagna elettorale, nel mondo politico le reazioni sono diverse. Così, mentre Fini liquida le possibilità del Cavaliere con un "gli italiani non credono più nei miracoli" e Casini ironizza dicendo "non è un problema mio, ma del Pdl", Giancarlo Galan afferma: "La notizia mi fa godere più di un orgasmo".

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